A quindici anni dall’introduzione della prima legge sulla prevenzione e il contrasto del riciclaggio di denaro e del finanziamento del terrorismo, la Santa Sede fa il punto sul percorso compiuto e sulle nuove sfide che attendono il sistema finanziario vaticano. Il tema è stato al centro del convegno internazionale organizzato il 29 settembre alla Luiss di Roma, dedicato proprio ai quindici anni della normativa antiriciclaggio dello Stato della Città del Vaticano. Dalle nuove tecnologie all’intelligenza artificiale, dagli asset virtuali alla cooperazione internazionale, l’incontro ha messo in evidenza la necessità di continuare ad aggiornare norme, istituzioni e strumenti di controllo.
Dalla prima legge antiriciclaggio a un sistema strutturato
Il percorso della Santa Sede nella prevenzione e nel contrasto del riciclaggio di denaro e del finanziamento del terrorismo è iniziato quindici anni fa. Il 30 dicembre 2010 venne promulgata la legge n. CXXVII, che introdusse nello Stato della Città del Vaticano il primo quadro organico in materia. Nello stesso giorno Benedetto XVI ne estese l’applicazione alle istituzioni interessate della Santa Sede, inserendole in un sistema internazionale fondato sulla responsabilità condivisa. A ricordare questa evoluzione è stato monsignor Anthony Ekpo, Assessore per gli Affari Generali della Segreteria di Stato e presidente del Comitato per la Sicurezza Finanziaria della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano, intervenuto il 29 settembre alla Luiss di Roma. “Il modo migliore per onorare questi progressi non è semplicemente celebrarli, ma sottoporli ancora una volta a un attento esame”, ha sottolineato. Negli anni successivi, ha spiegato Ekpo, le riforme hanno rafforzato prevenzione, vigilanza, intelligence finanziaria, coordinamento e cooperazione internazionale.
Le nuove minacce: IA e asset virtuali
Proprio l’evoluzione tecnologica sta aprendo scenari che nel 2010 erano difficili da prevedere. “I prossimi 15 anni porteranno rischi che nel 2010 erano difficilmente immaginabili: tecnologie finanziarie sempre più complesse, transazioni transfrontaliere istantanee, attività legate agli asset virtuali, intelligenza artificiale e nuove forme di criminalità finanziaria”, ha affermato Ekpo durante il convegno. Per affrontare questi fenomeni, però, non bastano nuove norme. “Avremo certamente bisogno di leggi solide, ma anche e soprattutto di istituzioni solide, di una cooperazione efficace, di capacità di giudizio professionale, di competenze tecnologiche e di una cultura della responsabilità”. Dal materiale presentato all’incontro emerge inoltre che il sistema vaticano è oggi sostanzialmente allineato al quadro normativo applicato negli Stati dell’Unione europea. È già in corso il lavoro preparatorio per il recepimento del cosiddetto sesto pacchetto europeo antiriciclaggio. L’allineamento non significa tuttavia una semplice riproduzione delle norme europee. Lo Stato della Città del Vaticano presenta caratteristiche molto diverse da quelle delle grandi giurisdizioni finanziarie e, nel proprio ordinamento, moneta elettronica e valute virtuali sono vietate. Per questo alcune disposizioni europee sulle cripto-attività hanno un’applicazione limitata.
“Il denaro deve servire, non governare”
La trasparenza finanziaria assume per la Santa Sede un significato particolare anche per la gestione di donazioni e risorse destinate a finalità caritative. “Le risorse affidate alle sue istituzioni hanno un valore che va oltre quello economico: comportano un’aspettativa di integrità e di fiducia nello scopo per il quale vengono messe a disposizione e nel modo in cui saranno amministrate”, ha spiegato Ekpo. “In questo senso, l’integrità finanziaria è quindi inseparabile dalla fiducia nelle istituzioni”. Nel corso del suo intervento, il presidente del Comitato per la Sicurezza Finanziaria ha ricordato anche Papa Francesco, che nel 2020, ricevendo i valutatori del sistema antiriciclaggio Moneyval, richiamò un principio contenuto nell’Evangelii gaudium: “Il denaro deve servire, non governare”.
Severino: “La prima legislazione contro l’autoriciclaggio”
Tra gli interventi del convegno anche quello di Paola Severino, ministro della Giustizia dal 2011 al 2013 e presidente della Luiss School of Law. La giurista ha ricordato il proprio coinvolgimento nella fase iniziale della normativa vaticana. “Sono orgogliosa di ricordare che 15 anni fa ero tra i consulenti che hanno offerto consulenza a Papa Benedetto per produrre la legislazione AML e istituire un’autorità incaricata di monitorare i trasferimenti di denaro”, ha detto Severino. Secondo la giurista, quella normativa presentava un elemento particolarmente innovativo: “Il suo contenuto era davvero innovativo poiché includeva il reato di autoriciclaggio molto prima che venisse introdotto nella legislazione italiana e internazionale. Questa è stata la prima legislazione contro l’autoriciclaggio”. Severino ha inoltre richiamato due delle principali sfide attuali: il rischio di una compliance ridotta a un adempimento puramente formale e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e delle criptovalute da parte della criminalità organizzata per aggirare i controlli.
Il nuovo Statuto dell’ASIF
Un ulteriore passaggio del percorso è rappresentato dal nuovo Statuto dell’Autorità di Supervisione e Informazione Finanziaria (ASIF), approvato da Papa Leone XIV il 25 giugno 2026. Nel Chirografo, il Pontefice ha ribadito che “la trasparenza, l’integrità e la responsabilità nell’ambito delle attività economiche e finanziarie costituiscono degli elementi imprescindibili della buona amministrazione e del servizio al bene comune”. Il direttore dell’ASIF, Antellini Russo, ha indicato nella capacità di coniugare integrità e missione la sfida della nuova fase: “La scelta, dunque, non è tra rigore e missione: è fare dell’integrità la condizione che rende la missione possibile e credibile”.
Dalla Convenzione Ue alla cooperazione internazionale
Il promotore di Giustizia aggiunto Roberto Zannotti ha indicato nella Convenzione monetaria tra Unione europea e Stato della Città del Vaticano del 17 dicembre 2009 uno dei passaggi decisivi per l’evoluzione del sistema. L’accordo comportò per il Vaticano l’impegno a recepire le norme europee in materia monetaria e finanziaria, comprese quelle sull’antiriciclaggio. Zannotti ha ricordato che fino al 2010 l’ordinamento vaticano non prevedeva norme specifiche contro il riciclaggio. La legge introdusse misure di prevenzione, obblighi di adeguata verifica e segnalazione delle operazioni sospette. “È iniziata la lunga marcia verso la trasparenza del sistema economico-finanziario vaticano”, ha affermato. Oggi il Vaticano partecipa inoltre a Moneyval, il comitato del Consiglio d’Europa che valuta le misure contro il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo, e al Gruppo Egmont delle Financial Intelligence Unit. Il sistema viene quindi sottoposto a un confronto internazionale che, secondo quanto emerso dal convegno, non riguarda soltanto l’esistenza delle norme, ma anche la loro concreta efficacia.
“Il quadro normativo è maturato”
A quindici anni dall’avvio della normativa, Ekpo ha tracciato un bilancio del percorso compiuto: “Il quadro normativo è maturato. Le istituzioni si sono evolute. I meccanismi di vigilanza e cooperazione sono diventati più sofisticati”. E ha aggiunto: “Una cultura dell’integrità finanziaria si è progressivamente sviluppata grazie al paziente lavoro di legislatori, autorità di regolamentazione e vigilanza, esperti di intelligence finanziaria, forze dell’ordine, magistrati e istituzioni”. La sfida per i prossimi anni sarà quindi consolidare questo sistema e renderlo capace di affrontare rischi finanziari in continua trasformazione, mantenendo insieme trasparenza, sicurezza, cooperazione internazionale e la specifica missione della Santa Sede.
