Macron a lezione di laicità da Leone XIV. Per il suo esordio nella patria che ha ascritto tra i suoi valori costituzionali il principio della laicità dello Stato, il Papa agostiniano ha voluto mettere paletti «ratzingeriani» a questo concetto. Nel suo primo discorso all’Eliseo davanti alle autorità, Prevost ha ricordato che «una giusta laicità non consiste quindi nell’escludere la religione dalla sfera pubblica o dall’istruzione». Parole che il presidente ha dovuto condividere, precisando nel suo intervento che «quando la Repubblica decise, un po’ più di 120 anni fa, la separazione fra la Chiesa e lo Stato diede forma ad una laicità francese che non è assolutamente la negazione della religione». Non solo: l’inquilino dell’Eliseo ha dovuto ammettere il fenomeno della «recrudescenza» di atti antireligiosi «insopportabili». Dal canto suo, il Papa ha fermamente difeso la libertà religiosa ammonendo che «il cristiano coinvolto nella vita pubblica, che agisce alla luce della propria coscienza illuminata dalla fede, non può essere considerato un proselitista o una minaccia all’unità della patria». I due si sono incontrati già in aeroporto ad Orly ma non si rivedranno nei restanti tre giorni della visita apostolica perché Macron ha scelto di non partecipare
alle messe in agenda tra Parigi, Lourdes e Metz. E non è da escludere che Leone volesse rimproverarlo per quest’assenza quando, citando un discorso macroniano del 2018, ha affermato che «un presidente della Repubblica che pretenda di disinteressarsi della Chiesa e dei cattolici verrebbe meno al proprio dovere». Il discorso papale dell’Eliseo è destinato a rimanere, anche per aver denunciato il pericolo di un’onnipotenza della scienza e della tecnica proprio nella culla dell’illuminismo. «Quando la scienza e la tecnologia non sono guidate dalla coscienza - ha detto il Pontefice - possono proporre soluzioni immediate che sembrano rispondere ai desideri e alle sofferenze degli uomini e delle donne, ma che in realtà possono allontanarli gravemente dal bene a cui aspirano profondamente». E tra gli esempi di ciò ha menzionato «la maternità surrogata» e «l’offerta di una morte programmata». Un altro schiaffo in faccia al presidente che un mese fa ha promulgato la legge sul suicidio assistito.
Poco prima della randellata a Macron, il Papa aveva diplomaticamente evitato di entrare in polemica aperta con Donald Trump: sul volo, alla richiesta del corrispondente Cnn di commentare l’esclusione dell’emittente dalla Casa Bianca, Prevost si era limitato a dichiararsi «molto felice che qui
siate tutti benvenuti». Una lezione anche per l’arcidiocesi di Parigi accusata nei giorni scorsi di non aver concesso l’accredito stampa alla testata conservatrice Tribune Chrétienne.
La difesa della vita è stata protagonista anche nel secondo intervento parigino di Leone, quello nella sede dell’Unesco. Anche lì, inoltre, ha ribadito che «il progresso scientifico, quando è separato dalla saggezza, può trasformarsi in arma devastante». Momento clou della prima giornata in Francia è stata la celebrazione dei vescovi nella cattedrale Notre-Dame di Parigi, riaperta due anni fa dopo il terribile incendio del 2019. Nell’omelia il Papa ha rievocato quell’ora drammatica e il dolore condiviso da credenti e non credenti, ma ha anche evidenziato che la sua ricostruzione è la prova che «lì batte il cuore di un popolo». Suggestivo il richiamo alla statua trecentesca della Madonna preservata dalle fiamme e che «oggi brilla nuovamente davanti a noi». In serata grande entusiasmo allo Stade de France per la veglia di preghiera davanti a 80mila giovani. Il successo dell’inizio del viaggio in Francia sembra una conferma della rinascita della fede nell’ex figlia prediletta della Chiesa.
