«Per me è un onore che mi attacchino gli americani». Quella che Francesco si fece scappare nel 2019 è una sorta di frase-simbolo sui rapporti Usa-Santa Sede nel suo pontificato. L’elezione del Chicago’s Pope ha cambiato le cose e gli attacchi di Donald Trump non hanno scoraggiato i ricconi d’oltreoceano a rimpinguare le casse vaticane con generose donazioni. Rispetto al suo predecessore, Leone XIV sta mostrando maggiore sensibilità verso questi mondi come confermato dalla recente nomina al dicastero per i laici di Patrick E. Kelly, capo dei ricchissimi Cavalieri di Colombo.
Ma la strategia vaticana per ricucire i rapporti con l’altra sponda dell’Atlantico sta puntando molto anche sul fronte accademico e a questo scopo è tornata utile la figura di Benedetto XVI. Il pensiero dell’ultimo Papa europeo è popolarissimo negli ambienti universitari e culturali di tendenza conservatrice. In Vaticano lo sanno e, dopo 12 anni di damnatio memoriae, qualcuno ha deciso di cavalcare questa popolarità. Non è un caso, quindi, che ieri la Fondazione Vaticana Ratzinger abbia annunciato l’assegnazione del premio omonimo a un teologo americano, John C. Cavadini che è docente nell’università di Notre Dame. Quest’ateneo vanta una forte componente conservatrice che venne fuori nel 2009 quando la decisione dei vertici di assegnare la laurea honoris causa a Barack Obama fu duramente contestata da professori e studenti. La Fondazione che porta il nome di Ratzinger può diventare uno strumento di dialogo con il cattolicesimo americano non liberal. Da pochi mesi alla sua guida è arrivato don Roberto Regoli, un professore che conosce bene il mondo a stelle e strisce e fino a fine 2027 si occuperà delle celebrazioni per il centenario di Benedetto XVI.
Per questa ricorrenza la Fondazione punta molto sull’America e ha stabilito collaborazioni anche con la Saint Mary’s University del Minnesota e con la diocesi di Winona-Rochester guidata dal vescovo più trumpiano degli States, monsignor Robert Barron. È un’America forse diversa da quella in cui si sente a casa Prevost, ma che non si può tagliare fuori. Il Vaticano, d’altra parte, continua a esercitare un fascino irrefrenabile pure sugli ambienti Maga: poche settimane fa, in occasione del primo evento Cpac a Roma, gli organizzatori Matt Schlapp e Marcel Kaminstein hanno inserito nel programma per i delegati un tour privato ai Musei vaticani. Trovare interlocutori dentro le sacre mura è uno degli obiettivi del movimento in vista del Cpac 2027 di Roma.
