La sinistra che ha sempre attribuito la sconfitta nelle elezioni del 1948 alle prediche anticomuniste dei religiosi come Riccardo Lombardi («il microfono di Dio»), oggi ha ben poco di cui lamentarsi su quanto viene detto dai pulpiti delle chiese. Ne sono una prova le omelie ferragostane di alcuni vescovi italiani che hanno scelto contenuti e linguaggi cari al bagagliaio ideologico della sinistra nostrana. Il caso più eclatante è avvenuto nella messa al duomo di Firenze, dove l’arcivescovo Gherardo Gambelli ha tirato in ballo il patriarcato nella sua riflessione sulla solennità dell’assunzione. Il presule ha menzionato «la logica patriarcale dell’onore e del possesso» a cui Giuseppe si sarebbe sottratto non ripudiando in pubblico Maria nonostante la gravidanza. E molti fedeli fiorentini, al termine della liturgia, si sono sfogati sui social non condividendo il ricorso ad un concetto attualmente così divisivo per definire il comportamento del santo. Ancora più disorientati, però, sono rimasti i foggiani per l’omelia-invettiva pronunciata dal loro arcivescovo alla vigilia di ferragosto in occasione della processione della Madonna dei sette veli. Monsignor Giorgio Ferretti si è lanciato in una lunga tirata d’orecchie sull’«accoglienza del migrante», evidentemente non ritenuta all’altezza. «Non può essere qualcosa di secondario, delegata solo ai volontari», ha tuonato il vescovo sferzando i foggiani affinché «si accolga di più, con umanità» e citando l’esempio del buon samaritano che «soccorre senza chiedere un documento di identità». Un atteggiamento consigliato anche verso gli stranieri a Foggia, definiti «uomini e donne che fuggono dalla fame, dalla guerra, da luoghi in cui il clima impazzito ha cancellato un futuro». «Tutti dobbiamo accogliere», ha detto Ferretti evocando «il tribunale di Cristo» dal quale «un giorno saremo giudicati anche sull’accoglienza». Delusi i fedeli che si aspettavano qualche parola in difesa di una tradizione quest’anno al centro di polemiche per l’assenza delle luminarie: no, oltre che sui migranti l’arcivescovo ha preferito soffermarsi sulla richiesta di fare «la raccolta differenziata con giudizio». E nell’omelia in cattedrale, Ferretti ha rincarato la dose sulle «donne migranti» e sulle «madri di Gaza». La sensibilità pro-Pal non poteva mancare nel ferragosto «politico» dei vescovi. E così, oltre a Foggia, anche a Cremona monsignor Antonio Napolioni ha sentito il bisogno di citare durante la messa in cattedrale ciò che «avviene nella Striscia di Gaza». Oltre a parlare del Po in secca, il vescovo si è espresso anche contro l’aborto auspicando però che non diventi «una battaglia ideologica o partitica» perché per questa trasformazione «ci vuole il silenzio e non la polemica». Parole che, all’apparenza, potrebbero suonare come una critica al mondo pro-life più attivo. Nella diocesi di Pinerolo, invece, il vescovo Derio Olivero ha scelto di lasciar perdere i santi e di affidarsi a Francesco Guccini per commentare con i fedeli di Pragelato la festa dell’assunzione.
Olivero ha così citato il Cirano di Francesco Guccini per descrivere il paradiso come «un posto dove non soffriremo e tutto sarà giusto». Non si tratta di una citazione episodica: da quando è morto il cantautore più amato dalla sinistra, il vescovo di Pinerolo ha preso l’abitudine di partire dalle sue canzoni per fare le omelie. Lo ha fatto anche in una messa celebrata in bandana sulla vetta del Rocciamelone. Oggi il presule ha deciso di aprire le porte del vescovado per una serata dedicata ad ascoltare e cantare le ballate di Guccini. Un fedele, forse esasperato, si è chiesto ingenuamente sui social quando si tornerà ad ascoltare il Vangelo. Come che sia, di fronte al protagonismo ferragostano di certi vescovi italiani verrebbe voglia di riadattare una famosa battuta di Dino Risi: «Eccellenza si sposti, mi lasci seguire la messa».
