Tra i cori che lo hanno accolto alla Fiera di Rimini c’è stato anche quell’«uno di noi» che si sente negli stadi. E in effetti, a vederlo ieri pomeriggio tra i padiglioni, Leone XIV sembrava davvero uno del popolo del Meeting. Un’accoglienza da star che il Papa ha ricambiato con entusiasmo e generosità, non risparmiandosi in saluti e benedizioni alla folla (60mila presenti) dietro le transenne. In Fiera, Prevost ha confermato le sue doti di grande «ascoltatore» mentre gli venivano presentate le due esposizioni dedicate a sant’Agostino e all’industriale cattolico Léon Harmel.
Ma è al Villaggio Ragazzi, nel primo saluto alla gente, che si è vista tutta la gioia del Papa per essere al Meeting. L’esordio è stato un doppio, quadruplo «grazie» pronunciato con voce vibrante, quasi urlato. Parlando a braccio ai giovani, Leone ha rivelato un carisma oratorio che a molti presenti ha ricordato quello di Giovanni Paolo II. Ed è proprio al predecessore polacco - ancora il Papa più amato da queste parti - che Prevost si è richiamato, citando il suo «se il mondo di oggi ha bisogno di qualcosa è la comunione». I saluti spontanei del Papa hanno confermato la sua abituale impostazione cristocentrica, con la richiesta di essere «sempre fedeli a Gesù» con cui ha concluso l’incursione al Villaggio Ragazzi e il bonario rimprovero a fare «gli applausi più forti a Cristo» di fronte alle ovazioni con cui è stato accolto il suo ingresso nel Grand Auditorium. «Non sapete quanto è bello vedere tutti voi qui insieme», ha detto il Papa genuinamente contento. La raccomandazione papale per «costruire un mondo di pace e di amore» è stata quella di non tenere mai il cuore chiuso.
E l’amore è stato al centro anche del suo atteso discorso, commentando il titolo di questa 47esima edizione della kermesse che riprende il dantesco «L’amor che move il sole e l’altre stelle». «L’amore è la legge della vita», ha detto Prevost ricordando che in virtù di ciò «la cultura cattolica ha oggi da opporre il realismo della misericordia» al «falso realismo che riarma le menti, le parole e le nazioni». Un intervento in cui ha citato sia Giovanni Paolo II che Francesco, ma anche Benedetto XVI e don Luigi Giussani. Elogi al Meeting «diventato un crocevia per la Chiesa e per la società» anziché «un enclave». Ma il meglio ieri lo ha dato allontanandosi dal testo scritto, con le parole a braccio e l’enfasi a ripetere «amate sempre la Chiesa». Lasciata la Fiera, anche in cattedrale il Pontefice ha dato prova di grande generosità, fermandosi coi malati, i disabili e gli altri fragili al centro dell’incontro.
L’ultima tappa riminese è stata ancora nel segno di Wojtyla, riproponendo la messa sulla spiaggia da lui celebrata 44 anni fa. Nonostante il caldo, trentamila fedeli hanno atteso l’arrivo del Papa al porto al termine del giro in macchina sul lungomare. Nell’omelia, Prevost ha omaggiato i «valori di onestà, di gratuità, di benevolenza, notoriamente cari alla gente di Romagna». Come Giovanni Paolo II, anche Leone ha fatto cenno alla vocazione vacanziera della città approfittandone per biasimare quelle «forme di svago» che portano «alla dispersione e alla rovina». Ma «riposarsi non vuol dire separarsi da sé stessi», ha detto citando Wojtyla. E di riposo, al termine di una giornata così impegnativa ma anche così proficua, avrà bisogno anche lo sportivo Prevost. Dopo l’Angelus di oggi, Castel Gandolfo lo aspetta.
