Dopo dieci anni di polemiche, scontri politici e tensioni con residenti e parrocchiani, per don Massimo Biancalani arriva lo stop più pesante. E questa volta non arriva dalla destra, dalla polizia o da qualche amministratore locale contrario al suo modello di accoglienza. Arriva direttamente dalla Chiesa.
Come riportato da TgCom24, il sacerdote non è più parroco di Santa Maria Maggiore a Vicofaro e di San Niccolò a Ramini, nel Pistoiese. Maturata al termine di un lungo procedimento canonico e passata anche dalla Santa Sede, la decisione chiude almeno per ora l’esperienza che aveva trasformato Biancalani nel celebre “prete dei migranti”.
Una vicenda che nell’ultimo anno aveva subito una brusca accelerazione. Nel luglio del 2025 la polizia, anche con reparti in tenuta antisommossa, aveva sgomberato i migranti ospitati nei locali della parrocchia di Vicofaro. Un mese dopo l’allora vescovo di Pistoia Fausto Tardelli aveva tolto a don Biancalani la rappresentanza legale della chiesa. Il sacerdote aveva però continuato la propria attività a Ramini, dove aveva accolto circa cinquanta immigrati senza casa.
A quel punto la diocesi aveva provato a cambiare strada, proponendogli un incarico presso l’Ufficio missionario. Una soluzione che avrebbe consentito a don Biancalani di continuare a occuparsi di migranti, ma lontano dalla gestione diretta delle parrocchie. Il sacerdote aveva rifiutato, scegliendo invece la via dei ricorsi alla Santa Sede.
Ricorsi che non hanno avuto l’esito sperato. Le autorità ecclesiastiche avrebbero contestato a Biancalani di aver trascurato la pastorale ordinaria e di aver trasformato di fatto le parrocchie in strutture di accoglienza senza rispettare quanto previsto dal diritto canonico. Sullo sfondo, inoltre, le proteste di una parte dei fedeli e dei residenti, che negli anni avevano più volte denunciato le conseguenze della gestione dell’accoglienza sul quartiere.
Ed è probabilmente questo il passaggio politicamente più significativo della vicenda. Per anni qualsiasi critica all’esperienza di Vicofaro è stata facilmente liquidata come ostilità verso l’accoglienza o verso gli immigrati. Adesso, però, a mettere un punto è la stessa gerarchia ecclesiastica: non viene contestato il principio dell’aiuto ai migranti, ma il modo in cui quell’impegno avrebbe finito per prevalere sui compiti propri di una parrocchia.
La partita, comunque, potrebbe non essere definitivamente chiusa. Biancalani avrebbe ancora sessanta giorni per presentare un nuovo ricorso. Se la decisione verrà confermata, per lui resterà l’incarico nell’Ufficio missionario diocesano. Continuerà dunque a occuparsi degli ultimi. Ma Vicofaro, dopo dieci anni, volta pagina.
