Quarantaquattro anni dopo l’ultima visita di un pontefice al Meeting di Rimini, il popolo di Comunione e Liberazione ha accolto Leone XIV con un entusiasmo paragonabile solo a quello riservato nel 1982 a Giovanni Paolo II.
La partecipazione del Papa al Meeting era un evento che la comunità di CL attendeva da anni e la scelta di Leone XIV assume una precisa valenza non solo spirituale e religiosa ma inevitabilmente anche politica. Dopo anni di rapporti altalenanti tra la comunità fondata da Don Giussani e Papa Francesco, la partecipazione di Prevost si inserisce in un disegno più ampio del pontefice di legame con tutti i mondi che compongono la galassia cattolica. Si tratta di una visita preparata con attenzione come testimoniano i riferimenti del suo discorso alla fiera di Rimini sul tema «L’amor che move il sole e l’altre stelle». Leone ha ricordato i suoi predecessori Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, Francesco che hanno indicato la misericordia divina come punto di incontro tra il Vangelo e le «cose nuove» della propria epoca.
Leone ha poi citato Dante Alighieri riprendendo il verso della Divina Commedia a cui è intitolato il Meeting per poi utilizzare le parole di San Paolo riferendole ai giovani cristiani: «La parola del Signore è risuonata da voi». Da qui la citazione di Sant’Agostino sul cambiamento personale («se noi vogliamo cambiare il mondo cominciamo da noi stessi») e sul cuore capace di amare che non deve chiudersi. Non a caso una delle principali mostre di questa edizione del meeting è dedicata a Sant’Agostino, un chiaro omaggio a Papa Leone.
In verità, sin dalla sua nascita, il rapporto tra Comunione e Liberazione e i Papi è stato stretto. Don Giussani considerava la fedeltà e l’obbedienza alla Chiesa e al pontefice come «direttiva suprema al cammino umano» e condizione essenziale per «l’edificazione del popolo di Dio».
Il fondatore di CL conosceva Giovanni Battista Montini da arcivescovo di Milano prima che diventasse Paolo VI. Nel 1975, dopo un incontro con i giovani in Piazza San Pietro, Paolo VI incoraggiò Don Giussani: «Avanti così, questa è la strada giusta!».
Ma il rapporto più intenso fu quello tra Giovanni Paolo II e Comunione e Liberazione. Fu proprio Papa Wojtyla a riconoscere CL l’11 febbraio 1982 come associazione di diritto pontificio, lo stesso anno in cui partecipò al Meeting di Rimini.
Don Giussani e Joseph Ratzinger erano invece legati da un rapporto di amicizia e fu l’allora cardinale a presiedere ai suoi funerali nel Duomo di Milano a nome di Giovanni Paolo II. Benedetto XVI ebbe perciò sempre un legame di vicinanza a Comunione e Liberazione.
Con Papa Francesco il rapporto è stato caratterizzato da alti e bassi. Bergoglio ha partecipato all’udienza generale al movimento nel 2015 e nel 2022, in occasione del centenario della nascita di Don Giussani, espresse gratitudine per il bene fatto per la Chiesa. Le divergenze con il movimento sorsero per questioni di governance che portarono alle dimissioni di Julián Carrón e all’elezione di Davide Prosperi.
Fino ad arrivare a oggi, momento storico in cui con Leone XIV si sta scrivendo una nuova pagina del lungo rapporto tra i pontefici e la comunità di Comunione e Liberazione.
