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Vaticano

Leone caccia un altro “nemico»“. Gambetti da San Pietro a Chieti

Scelto da Bergoglio come arciprete della Basilica romana nel 2021 per sostituire l’odiato Comastri, è stato spostato nella periferica arcidiocesi abruzzese. Tra lui e il nuovo Papa non è mai corso buon sangue

Cardinal Mauro Gambetti leads the Fourth Novendali Mass in memory of Pope Francis in Saint Peter's Basilica, Vatican City, 29 April 2025. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Il francescano a suo agio tra i potenti dovrà fare le valigie per la poco prestigiosa arcidiocesi di Chieti-Vasto. Dopo mesi di voci, ieri è arrivata l’ufficialità sulla partenza da San Pietro del cardinale Mauro Gambetti che dal 29 novembre dovrà iniziare il suo incarico in Abruzzo.

L’ex custode del Sacro Convento aveva messo in conto di essere allontanato dalla Basilica vaticana già all’indomani del conclave per via della poca simpatia che correva con il cardinal Prevost. Un’impressione confermata nei mesi successivi, con Gambetti che avrebbe amaramente confidato agli amici: «Questo Papa non mi ama». Forse però nemmeno lui si aspettava un declassamento così. A Chieti-Vasto prenderà il posto di un altro «sconfitto»: quel monsignor Bruno Forte che va in pensione dopo essersi giocato il cardinalato per aver rivelato un retroscena sgradito a Francesco. Gambetti, invece, era riuscito a entrare nel sacro collegio grazie a una folgorazione del Papa argentino ad Assisi il 3 ottobre del 2020. Tornato in Vaticano, Bergoglio ordinò: «Lo voglio a Roma». Nemmeno un mese dopo il suo nome venne annunciato per il concistoro successivo.

La carriera del francescano ha avuto un’ulteriore impennata nel febbraio del 2021 quando fu scelto per sostituire il cardinale Angelo Comastri come arciprete della Basilica di San Pietro. Il Papa gli diede carta bianca per realizzare una piena discontinuità rispetto alla gestione del predecessore. All’epoca, infatti, Bergoglio soffriva la popolarità di Comastri per i rosari televisivi durante la pandemia. Una fonte ricorda che da Santa Marta si provò anche a interromperli, ma poi le richieste del pubblico fecero prevalere il buon senso. Gambetti, in ogni caso, ha dato sin da subito la sua impronta alla gestione della Basilica puntando molto sulla mediaticità e sui rapporti con le aziende. Un programma d’azione che gli è valso nuove amicizie all’esterno, ma anche tante critiche all’interno.

Al pensionamento dell’agostiniano Mario Bettero, Gambetti nominò il francescano Agnello Stoia come parroco di San Pietro. Uno sgarbo all’ordine di Prevost perché quell’incarico era stato dato agli agostiniani come compensazione per aver tolto loro nel 1991 il titolo di vicario per Città del Vaticano. Più di queste vecchie ruggini, però, a pesare è stata la richiesta di far tornare la Basilica a essere un autentico luogo di preghiera. Ed ora c’è chi spera di riavere gli scanni canonicali all’altare della cattedra e vedere rimosse le restrizioni sulle celebrazioni private e in latino.

Ma in queste ore il passatempo preferito tra le sacre mura è il totonomi sul successore di Gambetti. È circolato il nome di monsignor Guido Marini, già maestro delle cerimonie liturgiche. Ma il suo avvistamento in Basilica qualche giorno fa ha fatto calare le sue quotazioni: troppo imprudente per un arciprete in pectore. Ora un nome nuovo che si sente fare con più frequenza è quello di Corrado Sanguineti, vescovo di Pavia che Prevost ha ricevuto a inizio settembre. Ma sulle nomine nulla è scontato in questo pontificato: la discrezione del Papa e dei suoi collaboratori più stretti sono l’unica certezza.