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Tradizione e messa in latino. Ma lo scisma lefebvriano agita il concistoro di Leone

Il possibile strappo irrompe nei lavori grazie a Müller. Terza sessione dedicata alla "Magnifica humanitas"

Tradizione e messa in latino. Ma lo scisma lefebvriano agita il concistoro di Leone
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Nonostante l’assenza dal programma, lo scisma lefebvriano alle porte non poteva restare fuori dall’aula Paolo VI. E così, sin dal primo giorno, ci ha pensato il cardinale Gerhard Ludwig Müller a farlo irrompere nei lavori del Concistoro.
La notizia dell’intervento del prefetto emerito per la dottrina della fede, rivelata ieri da IlGiornale.it, ha fatto il giro del mondo e ha animato il dibattito sui media cattolici. Dall’alto della sua competenza teologica e della sua esperienza a capo dell’ex Sant’Uffizio, Müller ha chiesto che la Santa Sede risponda al documento in cui la Fraternità San Pio X l’ha accusata di aver abbandonato la Tradizione. Il cardinale apprezzato da Benedetto XVI ha anche affrontato il tema dell’accoglienza dei lefebvriani che preferiranno riconciliarsi con Roma dopo le scomuniche per le consacrazioni illecite previste mercoledì ad Econe. La soluzione è stata quella di istituire una sorta di commissione Ecclesia Dei, ovvero la struttura voluta da Giovanni Paolo II nel 1988 per gestire i rientri e facilitare le celebrazioni in rito antico. Nonostante il forte interesse mediatico sulla vicenda, la trattazione dell’argomento non aveva trovato spazio. Dopo la scossa di Müller, un accenno alla questione è stato fatto anche nel secondo giorno di Concistoro da un altro cardinale. E nel pomeriggio c’è stato chi ha chiesto di tornare presto a parlare della questione liturgica che include il nodo sulla messa in latino. Per il resto, la terza sessione è stata dominata dalla riflessione sull’enciclica Magnifica humanitas. L’introduzione su tecnologia e dignità umana è stata affidata al cardinale sudafricano Stephen Brislin. Sempre in mattinata il Papa ha ringraziato i cardinali per il loro sostegno ai suoi appelli per la pace, chiedendo loro di «renderli ancora più efficaci».
La sessione pomeridiana è stata dedicata al cammino d’attuazione del Sinodo con la relazione del cardinale Mario Grech che ne è segretario generale. Il tema, dopo essere stato totem programmatico di Francesco, non scalda i cuori di tutto il sacro collegio dove c’è chi chiede più profondità e spiritualità.
Uno dei suoi più attivi difensori è stato invece il cardinale antitrumpiano Blase Cupich. Ma Leone XIV ha chiesto di andare avanti su questa strada, sebbene a modo suo come ribadito nell’intervento finale in cui ha negato che la sinodalità sia un «insieme di riunioni». Oltre a ciò, nel bilancio finale Leone ha dato attenzione a quanto si è detto sulle guerre, incoraggiando la riflessione teologica sulla legittima difesa e auspicando di veder «ridare forza al multilateralismo».
«Non arrendiamoci alla violenza». Degna di nota, infine, la sottolineatura sulla riscoperta «un poco alla volta del significato più autentico del Concistoro» con l’annuncio di una nuova convocazione per l’anno prossimo. Francesco, infatti, aveva congelato questo format.

E l’impronta prevostiana in queste occasioni si vede anche nel ripristino di un certo ordine simbolico: ad esempio, per i lavori del Concistoro niente casual day per i cardinali a cui è stato chiesto di indossare la talare filettata.

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