Natale, residenze per anziani e solitudine. La ricetta delle lettere d'amore del signor Lopez

Il signor Lopez, direttore di una pubblica residenza per anziani sita in Galizia, in Spagna è salito alla ribalta della cronaca per aver inviato ai propri contatti di whatsapp una lettera appello di Natale divenuta virale: ecco cosa c'era scritto

Natale, residenze per anziani e solitudine. La ricetta delle lettere d'amore del signor Lopez

Paragonare il signor Juan José Lopez ad un Babbo Natale che distribuisce con gioia regali immateriali sotto forma di lettere d’amore non è azzardato. Ma lui sorride divertito e rifugge ogni forma di protagonismo. In realtà la sua missione è molto più articolata di quanto appaia ma l’amore verso il prossimo c’entra, eccome. Accompagnato da tanto entusiasmo, avvolto in una sciarpa colorata e un maglione di lana rossa dal mood natalizio, è semplicemente lieto di darci la bella notizia (che senza la sua azione motrice non sarebbe mai arrivata a noi).

21mila e 231 le missive traboccanti d’affetto ricevute dal primo di dicembre al 27.

Tutte indirizzate agli ospiti della “Residencia di Campolongo”, l’unica casa di riposo pubblica di Pontevedra, nella regione della Galizia, in Spagna.

Che Lopez dirige da poco più di un anno. Ma non chiamatelo direttore.

Tutti lo conoscono come “el capitan”, che governa (ci tiene a precisare insieme alla sua “incredibile”squadra senza la quale “nulla sarebbe possibile”) la grande famiglia composta da 100 over settanta che lui chiama “chicos y chicas”, tra cui sei centenari.

E alla sua numerosa famiglia ci tiene talmente tanto che la sera del 1 Dicembre, in vista del Natale, per non ripeterne uno solitario come quello del 2021 (dove “solo 8 ospiti su 100 hanno ricevuto visite dai parenti la notte della vigilia e tutti gli altri hanno pranzato con me e alcuni lavoratori di turno”) scrive una lettera.

Che con un clic indirizza a tutti i suoi contatti di whatsapp per chiedere aiuto e più concretamente manifestazioni scritte di affetto per gli inquilini della casa di Pontevedra.

Scriveva Lopez nella sua missiva :“Molti pensano che questo (la casa di riposo ndr) sia un luogo di arrivo, l’ultima stazione con fermata obbligatoria, dove preparare controvoglia il viaggio verso l’ultimo destino che ci aspetta e in parte forse hanno ragione perché ci sono due cose certe nella vita: che tutti moriamo e che non sappiamo quando. Però sbagliano se pensano che qui non esista la vita, l’allegria e l’illusione di poter vedere l’alba di un nuovo giorno…Che cosa ci manca? Non ci manca la vita ve lo assicuriamo, non ci manca il desiderio, l’allegria, le risate, nemmeno la speranza. In questo nostro universo non ci manca nulla …semmai ci fa male ciò che abbiamo in abbondanza: la Solitudine… e ce n’è troppa perché voi non siete qui e ci passate davanti senza osservarci….perché avete smesso di volerci bene”.

E, come in una lettera di preghiera rivolta a Babbo Natale esprime il suo desiderio, almeno per queste Feste :“una pioggia di affetto, sotto forma di missive, foto, messaggi di auguri… che gli facciano sapere che possono contare su di voi, che non li dimenticate. Ricordi, amore a profusione perché comprendano che la vita continua ad avere senso. Mille gocce di amore che generino una pioggia che li inzuppi di nuova energia. Ditegli che non sono soli… Vorrei che arrivassero 1000 lettere…. 1000 mi bastano”.

E invece eccone arrivate più di 21 mila a riempire di gioia la Residenza di Campolongo.

Galeotta fu la sua missiva in pdf partita da whatsapp e subito virale, rea di aver germinato amore.

Scritta con pathos, trasporto e profonda sensibilità eppur intrisa di speranza, di auspici ed intenzioni positive, dopo aver conquistato i conoscenti e gli amici memorizzati sul telefono ( perfino quello che gli aveva montato i mobili del salotto), ha preso il volo, condivisa sui social networks, verso gli angoli più remoti della Spagna per poi travalicare i confini nazionali.

Un granello di terra che inaspettatamente ha generato una valanga di missive che ancora non sembra aver esaurito la sua energia trascinate.

Io ho messo una piccola goccia, ma questo “pazzo” verrà appoggiato da molta gente e il merito è loro” dice il signor Lopez definendo in maniera scherzosa se stesso e continua:

Ci hanno scritto dalle carceri. Un gruppo di flamenco ci ha recapitato un video per allietare gli inquilini della casa e un gruppo di motociclisti hanno citofonato alla casa di riposo per dedicare un concerto con i clacson, ci hanno scritto dalla Finlandia, dal Belgio, dalla Germania e alcune dall’Italia. Un militare prima di partire ed imbarcarsi per una missione al Polo Sud si è affrettato a scriverci poiché da lì sarebbe stato impossibile inviare una lettera via posta. Il battaglione della Guardia Reale ci ha mandato una lettera personale per ogni residente”.

Alla domanda se in seguito a questa missiva i famigliari delle persone che vivono nella casa si siano recati con maggiore frequenza a trovare i propri cari, il signor Lopez precisa che il suo intento non era sgridare.

Nessun giudizio a riguardo:“ognuno sa quello che fa della sua vita. Chi veniva poco ha aumentato molto le visite, chi veniva continua a venire ma chi non è mai passato a trovare i propri cari non ha cambiato registro… ma questo non mi importa, gli appelli devono arrivare a tutti. Quello che mi interessa è l’esempio. Penso sempre: “occhio a come ci prendiamo cura dei nostri nonni perché i nostri figli apprendono questo modo”.

E prosegue:”In realtà il mio intento era ed è un altro: voglio rimetter al centro queste persone che hanno tanto da dare e raccontare, che hanno vissuto guerre, sono emigrati per trovare un futuro migliore e spesso sono tornate casa con poco in tasca. Vorrei umanizzare questi luoghi, rimettere al centro i valori e le esigenze delle persone. Si può fare. Imparare a considerare questi spazi come deputati alla bellezza, alla gioia, alla vita dove andare per godersela e dove viene voglia di trasferirsi. Luoghi dove rincontrare i nostri colleghi e vivere come vivevamo nel collegio universitario per stare insieme come in una comunità che condivide una medesima cultura. E anche alle amministrazioni che già qui in Galizia fanno moltissimo, bisogna ricordare che noi non vogliamo un appartamento ma un luogo che si prenda cura di noi, dove ci amino”.

Lopez usa sempre la prima persona plurale quando con trasporto genuino parla della sua Residenza. Un “noi” ripetuto all’infinito che rende l’idea dell’empatia che alberga in quest’uomo.

Niente vacanze allora per lei in questo periodo con tutte queste lettere?

Sorride: “questo non è un luogo per prendersi le vacanze, io forse quest’anno dovrei farne ancora circa 25 giorni, ma questo luogo non può dirigerlo un amministrativo che viene alle 8.00 di mattina e se ne va alle 15.00. Questa è una missione, davvero ci devi stare 24 ore per quelli che necessitano, altrimenti questo sarebbe mentire e a me non piace mentire”.

La missiva di Lopez si conclude con appello più generale che dimostra come la sua non sia una ricetta adatta solo alla sua casa :“non importa dove vivi, sicuramente vicino a te ci sarà una casa per anziani”.

E poi c’è il filosofo e poeta argentino Santiago Kovadloff a cui il signor Lopez si ispira che racchiude il suo credo che inneggia alla vitalità, da seminare anche nella Residenza: “Imploriamo: che la morte ci sorprenda ancora assetati, esercitando l’allegria di creare.

Che ci spenga quando siamo ancora accesi”.

José è un ottimista, convinto che “anche una goccia cambi il mare” e la sua goccia si è tradotta in “una pioggia di affetto”, quella che si auspicava di veder cadere.

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