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Società

Floridia si schiera con Ranucci contro la “Rai meloniana”. Ma a maggio erano sul palco insieme a Conte

L’ex presidente della Vigilanza Rai accusa il centrodestra di voler estromettere Ranucci da Report e lo definisce “vittima tre volte”. Eppure il 26 maggio presentava a Roma il suo libro insieme al giornalista e al leader M5S Giuseppe Conte, condividendo con loro accuse e battaglie sul servizio pubblico

Conte - Floridia - Ranucci

C’è un dettaglio che nelle vibranti difese di Sigfrido Ranucci da parte di Barbara Floridia viene sistematicamente dimenticato. Un dettaglio non secondario, soprattutto quando ci si erge a paladini dell’indipendenza del servizio pubblico e del giornalismo libero.

Da ieri, tra interviste al Fatto Quotidiano e video pubblicati sui social, l’ex presidente della Commissione di Vigilanza Rai è tornata a indossare l’elmetto per difendere il conduttore di Report. Per Floridia, Ranucci sarebbe addirittura una “vittima tre volte”: dell’attentato, della manipolazione di chi lo avrebbe tradito e, infine, della Rai “sotto il controllo meloniano”, che starebbe cercando di estrometterlo dalla trasmissione. Il centrodestra? Colpevole, a suo dire, di voler completare un disegno politico per mettere le mani sul servizio pubblico.

Una ricostruzione che ricalca perfettamente la narrazione ormai consolidata del cosiddetto “martirio” di Ranucci: un giornalista perseguitato, circondato da nemici e ostacolato da un potere che vorrebbe silenziarlo. Una versione dei fatti che Floridia ripete senza esitazioni, arrivando persino a sostenere che “giù le mani da Ranucci” perché i magistrati avrebbero certificato la sua estraneità alle accuse che riguardano la vicenda Lavitola.

Tutto legittimo. Così come è legittimo ricordare un episodio che forse aiuta a contestualizzare tanto fervore.

Il 26 maggio scorso Barbara Floridia ha presentato a Roma il suo libro, dal titolo C’era una volta la Rai. Sul palco con lei non c’era un moderatore neutrale né un giornalista scelto a caso. C’erano Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, e proprio Sigfrido Ranucci. Un evento dal forte valore simbolico, durante il quale i tre hanno condiviso la stessa visione sulla Rai, sull’informazione e sul presunto assedio al servizio pubblico. Conte parlava della necessità di difendere il giornalismo indipendente, Ranucci sognava “la Rai di una volta”, Floridia denunciava l’inerzia della maggioranza sulla riforma del servizio pubblico.

Viene allora spontanea una domanda. Quando oggi l’ex presidente della Vigilanza Rai interviene quotidianamente per difendere Ranucci, lo fa come osservatrice imparziale oppure come alleata politica e culturale di una battaglia condivisa da tempo?

La questione non riguarda certo la legittimità di presentare un libro insieme. Ognuno invita chi vuole. Ma è curioso assistere alle lezioni di imparzialità impartite da chi, fino a pochi mesi fa, divideva il palco con il leader del proprio partito e con il protagonista della vicenda su cui oggi interviene con toni da avvocato difensore.

Insomma, più che un conflitto di interessi, sembra il solito circoletto autoreferenziale dove politica, informazione e attivismo finiscono per confondersi. Gli stessi protagonisti, le stesse parole d’ordine, la stessa narrazione. E guai a chi osa mettere in discussione il copione: viene immediatamente arruolato tra i censori o tra i nemici della libertà di stampa.

Forse è anche questo il vero problema. Non tanto che Barbara Floridia difenda Sigfrido Ranucci. Ma che continui a presentarsi come arbitro super partes mentre gioca, da tempo, nella stessa squadra.

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