Suonala ancora Sam. Ve lo confesso: la sola delusione che ho avuto visitando Casablanca, capitale economica dell’arrembante Marocco, è stato scoprire che il leggendario film di Michael Curtiz con Humphrey Bogart e Ingrid Bergman non è stato girato lì. Sì, c’è un Rick’s Café, nella pellicola incrocio di torbidi intrecci tra espatriati, militari, trafficanti e truffatori nel mondo devastato dalla Seconda Guerra Mondiale. Ma è stato ricostruito in uno stranocasodidistopia cinematografica: non un film tratto dal bar, ma un bar tratto dal film.
Succede anche questo a Casablanca, una città fiera emagnifica, poco fiabesca ma piùconcreta della celebrata Marrakech, a cui sta come Milano a Roma. Qui non troverai a ogni angolo qualcuno pronto a venderti qualcosa, ma quartieri art-déco e coloniali, un’atmosfera francese assai novecentesca, un Atlanticosevero emalinconico. E un albergo il Royal Mansour, che racconta la città molto più di un museo.
Il Royal Mansour è stato riaperto nel 2024 dopo otto anni di ristrutturazione di quello che fu il primo albergo a cinque stelle del Marocco, inaugurato nel 1953 con il nome di El Mansour («Il vittorioso») su progetto dell’architetto Emile- Jean Duhon e storico punto d’incontro per le celebrità. Se Casablanca il film fosse stato girato davvero a Casablanca città una dozzina di anni dopo, è qui che Ilsa Lund, il personaggio interpretato dalla Bergman («un franco per i vostri pensieri») avrebbe occupato una delle 149 tra camere e suite snocciolate sui 23 piani. Emagari le sarebbe capitata la fortuna occorsa ame, quella di avere la vista spalancata sulla solenne moschea di Hassan II, la terza più grande del mondo, stagliata davanti all’oceano Royal Mansour (che ha altri due alberghi a Marrakech e a Tamuda Bay) è una delle migliori catene alberghiere del mondo, orientata alla sartorialità dell’esperienza, mai totalmente riproducibile. La struttura di Casablanca, il cui design incantato è stato curato dallo studio Barcellona Patrick Genard & Asociados preservando le linee art-déco originali, èunluogo magnifico dovetutto sembra scorrere in un tempo immune da ogni bega. I servizi sono di livello paradisiaco, a partire dalla ristorazione, che segue tre rotte geografiche: la Francia della Brasserie ediLeBar entrambi firmati da Éric Frechon, il Marocco della Grande Table Marocaine di chef Karim Ben Baba e il Giappone del Sushi Bar by Keiji Matoba, oltre al Rooftop dal profondo registro mediterraneo e la città sempre ben in vista. Il benessere è affidato a oltre 2.500 metri quadrati su due livelli: Spa, piscina interna, palestra, spazi beauty e un salone guidato dall’unica donna barbiere del Marocco, Sarah Hamizi. Ma il fulcro è l’hammam, un rituale lento di rinascita corporea e spirituale. E siccome c’è anche un mondo fuori, il concierge organizza visite alla città, itinerari gastronomici e culturali, shopping accompagnato e trasferimenti ai più vicini campi di golf.
