"Odio il buio, il sonno e la notte, e sto sdraiata impaziente che venga il giorno. Mi piacerebbe che la settimana fosse un solo giorno senza divisioni...". Jinny, una delle protagoniste de Le Onde di Virginia Woolf, non aveva dubbi: la notte è una perdita di tempo. E in fondo, come darle torto? È il pensiero che si ha da bambini, quando, oltre ad essere spaventati dal buio, la notte appare come un'invalicabile, inutile interruzione.
Da adulti, con la perdita l'innocenza - e la scoperta della luna e le stelle - il buio può anche diventare fascinoso. E la notte, infatti, è protagonista di Tutto in una notte. Una storia insonne del Medioevo, di Beatrice del Bo (Il Mulino, pagg. 272, euro 19), che possiamo considerare un'apologia delle tenebre, ma anche del Medioevo. Dove la paura del buio è, soprattutto, paura del Diavolo: perché le tenebre e il nero "sono il binomio che rappresenta il male, il peccato, il tradimento, e l'Inferno non è che una paurosa, infinita notte, popolata di demòni, peccatori e peccatrici torturati nei modi più atroci e bizzarri, protagonisti di scene trash e horror", dove i dannati vengono puniti in un enorme antro scuro, appesi a lugubri alberi per i piedi, i genitali, o la testa; o torturati con lunghissimi spiedi infilzati in un orifizio a scelta; o mescolati in pentoloni giganteschi che bollono sul fuoco, o seduti a tavole da cui non possono attingere i cibi succulenti serviti da diavoli-camerieri.
La notte medievale, spiega l'autrice, non è, però, solo il regno del vuoto e della paura, ma uno spazio o forse un tempo dove si vive. Di notte, ad esempio, si lavorava: come facevano le cosiddette "unghie blu", i bistrattati tintori, che tingevano tra le due e le tre del mattino; o i vetrai, con le loro fornaci aperte 24 ore su 24. Le notti, poi, erano molto meno buie di quello che temiamo (e forse di quello che sono oggi): a Firenze, ad esempio, le famiglie che abitavano le vie scure erano obbligate ad appendere una candela all'uscio, mentre le associazioni di mestiere (le Arti) erano responsabili dell'illuminazione notturna dei singoli quartieri. La notte, però, è fatta anche per cospirare, e i luoghi di cospirazioni, nel Medioevo e non solo sono soprattutto le taverne: una specie di porto franco dove, oltre a giocare e bere, si possono anche progettare ribellioni e rivoluzioni, come quella famosissima dei Ciompi, che nel 1378, al grido di "Viva il popolo, viva la libertà", tentarono una rivolta per ottenere migliori condizioni lavorative per il "popolo minuto".
Tra orsi, lupi, corvi, civette, gufi, pipistrelli, e improbabili rapporti sessuali con il Demonio, però, la notte, almeno nelle sue rappresentazioni, era sempre e comunque terrificante: non a caso, nel finale dell'Apocalisse, il
trionfo di Dio corrispondeva alla scomparsa della notte e del buio: "Non ci sarà più notte; non avranno bisogno di luce di lampada, né di luce del sole, perché il Signore Dio li illuminerà e regneranno nei secoli dei secoli".