Vigili e multe: "pizzo" legalizzato

Gli incentivi in busta paga per chi fa più contravvenzioni servono alle casse dei Comuni, altro che alla nostra sicurezza. Da Genova a Roma: contravvenzione selvaggia

Vigili e multe: "pizzo" legalizzato

Alla larga da Genova. Presto anche da altre città italiane, già pronte a seguirla. Tra i consigli comunali si aggira un’idea molto sinistra: premiare i vigili che firmano più multe. Un incentivo in busta-paga a chi alza il fatturato. Spiegano nel capoluogo ligure che la mossa serve ad aumentare i controlli sulla nostra sicurezza (oddio, quanto sono carini: si preoccupano per la nostra sicurezza). In realtà, sappiamo benissimo che cosa significa. Anche i famosi semafori taroccati, con il giallo che dura un secondo e mezzo, erano messi lì per la nostra sicurezza.

Alla fine il principio filosofico resta lo stesso: il Comune è il mandante, il vigile è il sicario, noi siamo il bersaglio.
Per onestà civica, devo personalmente premettere a qualsiasi discorso che nutro pesanti pregiudizi. Nei confronti dei vigili urbani e anche degli arbitri sportivi: trovo che soffrano, salvo eccezioni inspiegabili, di un mito della personalità e di una rigidità mentale piuttosto preoccupanti. Da dove nascano questi orrendi pregiudizi non lo so: nel tempo, me li sono ritrovati senza nemmeno accorgermene. Come i capelli bianchi. Sono ugualmente imbarazzanti, ma non c’è niente che possa fare per nasconderli.

Invoco solo qualche timida attenuante: quando ho provato a ragionare con un vigile, non ci sono mai riuscito (e neppure con un arbitro, ma questo è un altro discorso). Con un carabiniere si ragiona benissimo, con un poliziotto si ragiona benissimo: con un vigile è impossibile. Nemmeno ascolta. E più si chiede d’essere ascoltati, anche solo per spiegare sommessamente le ragioni dell’infrazione, più lui diventa rigido. Come figura, nascerebbe dalla parte del cittadino: in realtà, il cittadino gli sta pesantemente sull’anima. La città ideale del vigile italiano è una città senza cittadini.
Fine del doveroso outing personale. Si torna alla grandiosa innovazione di Genova, che già sta solleticando la fantasia di altre municipalità. Spiega il comandante dei vigili, Roberto Mangiardi: «Il piano prevede l’aumento dei controlli per diverse infrazioni. Se raggiungeranno l’obiettivo prefissato, i nostri uomini riceveranno un premio in denaro». Lo stesso capo non ha difficoltà a riconoscere anche un secondo scopo del provvedimento: «Stanare chi si imbosca negli uffici, invogliandolo a scendere in strada».

Se ho capito bene, l’annoso problema di questi vigili italiani che non ci sono mai dove servono, che affollano i locali del municipio, che non danno l’impressione d’essere una «forza dell’ordine», ma un sonnolento Cral aziendale, sta per essere risolto in modo molto umano, metodo Montessori: anziché buttarli fuori a calci nel sedere, come sognano tanti beceri individui, saranno amabilmente incoraggiati con premi in denaro.
Secondo le spiegazioni del comandante, c’è bisogno di contrastare la sosta in doppia fila, l’occupazione vergognosa degli spazi per handicappati, l’ineffabile guida di molti italiani - soprattutto italiane, e diciamolo - con il cellulare in una mano, la sigaretta nell’altra. C’è bisogno cioè di fare quello che noi mediamente pensiamo debba fare un vigile tutti i giorni, anche senza incentivi in busta: multare pesantemente le infrazioni più pericolose e più spudorate, magari alleggerendo un attimo l’ossessionante e impietosa caccia al divieto di sosta che non dà fastidio a nessuno.

Geniale. Per convincere i vigili a fare i vigili, li pagheranno di più. Inutile chiedersi dove i Comuni troveranno i soldi per questi riconoscimenti al valor civile: in perenne dissesto, ricorreranno al solito Bancomat. Noi. Si premia l’aumento delle multe, si paga il premio con l’aumento delle multe. Finanza creativa. A seguire, subito un importante convegno civico, in collaborazione con la locale facoltà di sociologia, dall’intrigante tema: «Ma perché la gente nutre così tanti pregiudizi sul vigile urbano?».