Chi oggi in Italia vuole comprare un paio di occhiali capaci di mostrare qualcosa davanti agli occhi senza isolarsi dalla realtà e guarda agli USA non ha molte speranze e deve affidarsi ai cinesi.
I Meta Ray-Ban Display costano 799 dollari, si acquistano solo negli Stati Uniti e solo prenotando una prova in negozio. I Rokid Glasses, invece, costano 699 euro e sono già sullo store europeo del produttore con spedizione in Italia. Lo stesso vale per INMO con i suoi GO 3, anch’essi dotati di display.
Il rinvio dei Meta Ray-Ban Display
Il rinvio delle vendite in Europa è stato annunciato al CES di Las Vegas: la commercializzazione in Regno Unito, Francia, Italia e Canada sarebbe dovuta iniziare arrivare a gennaio 2026, ma l’azienda ha invece parlato di “domanda senza precedenti e scorte limitate” e ha spiegato che si sarebbe concentrata sugli ordini americani mentre rivalutava la disponibilità per i mercati internazionali.
C’è un tema industriale che riguarda la produzione delle lamine trasparenti che portano le immagini dal proiettore all’occhio, difficili da produrre: la loro resa finale va controllata e questo costringe a stare nell’ordine delle decine di migliaia invece che delle centinaia o dei milioni come richiederebbe una commercializzazione internazionale.
Il tema normativo invece siguarda proprio l’Europa. Il regolamento comunitario sulle batterie impone dal 18 febbraio 2027 che gli accumulatori dei dispositivi portatili siano sostituibili dall’utente. Una batteria estraibile necessità di spazio, guarnizioni e reingegnerizzazione del prodotto. Meta ha chiesto un’esenzione valida per tutto il settore degli occhiali e, a metà luglio di quest’anno, la Commissione ha accettato, escludendo da quest’obbligo i prodotti indossabili connessi, occhiali compresi. Parlamento e governi nazionali avevano quindi due mesi per opporsi e quella finestra si sta chiudendo proprio in questi giorni.
Il risultato è che il produttore più forte del mercato è rimasto in attesa e ha dato tempo ai cinesi di muoversi. INMO, addirittura, ha lanciato un modello che ha creato un sistema con la batteria removibile e sostituibile ben prima che l’Europa discutesse dell’eccezione alla regola per i dispositivi indossabili…
Rokid Glasses, gli occhiali con display in realtà aumentata
Quarantanove grammi, telaio in lega di magnesio e alluminio, due micro LED monocromatici verdi che si trasformano in due display a risoluzione 640x480 per occhio che proiettano un’immagine fino 6 metri di distanza con una luminosità 1500 nit.
Questi sono i numeri degli occhiali smart con display di Rokid che mostrano la navigazione, i sottotitoli di chi ci sta parlando in un’altra lingua, il testo di un discorso da leggere grazie al telemprompter e via dicendo.
Dentro c’è uno Snapdragon AR1 Gen 1 con co-processore NXP, 2 GB di memoria e 32 GB di archiviazione, ma il pezzo forte è la fotocamera Sony IMX681 da 12 megapixel che scatta foto e registra video e i quattro microfoni per captare le voci, utili anche per i non udenti visto che creano sottotitoli in tempo reale di chi ci parla.
Il modello senza schermo: Rokid AI Glasses Style
L’altro modello portato a IFA, sempre da Rokid, punta su un prezzo più abbordabile. I Rokid AI Glasses Style rinunciano al display e si presentano come occhiali normali che utilizzano la stessa fotocamera Sony e lo stesso processore del fratello maggiore. Anche in questo modello ci sono gli altoparlanti direzionali, i quattro microfoni e ChatGPT e Gemini richiamabili a voce.
L’autonomia dichiarata è di circa dodici ore, e l’astuccio di ricarica (Power Capsule, 1800 mAh) ne aggiunge aggiunge sei ricariche complete.
Costano 359 euro, 449 nella confezione con la la batteria “estesa”, mentre i Ray-Ban Meta di seconda generazione partono da 419 euro. Inoltre parlando con l’azienda a IFA, è stato confermato il lancio di almeno un paio di prodotti nuovi previsti per il debutto al CES 2027 che si terrà sempre a Las Vegas il prossimo gennaio…
INMO GO 3: gli occhiali smart si controllano con l’anello
A Berlino troviamo anche INMO GO3, occhiali smart con display che propongono la traduzione in quasi cento lingue (nove disponibili anche offline), teleprompter, navigazione con la mappa e via dicendo, e che si abbinano a un anello smart che traccia attività fisica e salute, ma allo stesso tempo permette di controllare gli occhiali sfiorando l’anello e non l’astina.
Costano 599 dollari e hanno una batteria intercambiabile che si sostituisce in un istante con una già carica, così da non restare mai “a secco”.
Insomma, in Cina parte qualcuno ha già risolto esattamente il problema su cui l’Europa ha tenuto Meta ferma per mesi prima della concessione dell’esenzione, a testimonianza della velocità di ingegnerizzazione e esecuzioni delle aziende orientali.
Gli occhiali smart… vanno sott’acqua: la maschera da sub di AREX
Sempre a IFA debutta AREX che porta la stessa idea, uno schermo che proietta dati direttamente nel campo visivo, e la applica a una maschera da sub con un computer da immersione integrato.
Oggi per leggere profondità, tempo trascorso e limiti di non decompressione bisogna staccare lo sguardo da quello che si sta facendo, mentre si è sottacqua, e guardare il computer da polso. Proiettare quei numeri nel campo visivo è un vantaggio per la sicurezza, oltre che una praticità che permette di avere i dati sempre sott’occhio.
La maschera è poi affiancata da dei moduli opzionali: un trasmettitore per la pressione della bombola in tempo reale, una torcia che segue la direzione dello sguardo e uno scanner con fotocamera che riconosce la fauna marina inquadrata. Il prodotto è ancora un prototipo in fase di test sul campo, ma è la dimostrazione che il display davanti agli occhi si sta diffondendo in più campi di utilizzo.
