«Lo yacht che vuole gestire Burlando è come la nave del dittatore slavo Tito»

(...) e di amicizia con gli altri popoli. Ma, in realtà, lo usava soprattutto per recarsi nel suo rifugio sull’isola di Brioni. Anzi, a proposito di Brioni, non vorrei...».
Non vorrebbe?
«Non vorrei che, giustificando il fatto con motivi naturalistici e di studio, ora Burlando proponesse l’acquisto dell’isola Gallinara o della Palmaria per farne la sua Brioni».
Lei è scatenato! Cosa le ha fatto di male il governatore ligure?
«Lo vedo in confusione totale, a mio parere sintomo di oggettiva difficoltà. Sa che i suoi alleati a sinistra non gli consentono un dialogo serio con l’Udc e la sua tela rischia di spezzarsi miseramente. Ci sono elementi su cui riflettere, sia da destra, sia da sinistra: il senatore Claudio Gustavino non aderisce al Pd e il presidente del consiglio regionale Mino Ronzitti non aderisce al Pd. Curioso, no?».
Eppure, io penso che sottovalutiate Burlando. La sua caratteristica di dire di sì a tutto e al contrario di tutto non rischia di portargli consensi da ogni lato?
«Non credo. Il fatto che un politico faccia il nuclearista con i nuclearisti e il “no nuke“ con gli ambientalisti - come avete giustamente sottolineato voi sul Giornale - è un chiaro segno di schizofrenia che non ha ragion d’essere, ma dimostra due cose. Primo: Burlando non è certo di quel che dice; secondo: Burlando non è certo di vincere, anzi».
Ve le siete dati dialetticamente di santa ragione anche sui fondi Fas. Anzi, per la precisione sui fondi Par-Fas. Ora, uscendo dagli acronimi, capaci di richiedere massicce dosi di Alka Seltzer per chi deve spiegare tutto questo, qual è il motivo del contendere?
«È molto semplice. Il governo, con il suo intervento vuole portare un sollievo immediato alle famiglie e alle imprese e quindi chiede che i fondi siano usati subito, proprio per questo scopo. La mia impressione, invece, è che Burlando pensi di giocarseli in chiave di campagna elettorale. Occorre pensare a coloro che sono colpiti dalla crisi e venire subito incontro a loro. Non mi sembra difficile, no? Credo che Burlando possa capirlo».
A proposito, la crisi sta finendo?
«La Liguria ha la straordinaria fortuna di avere un ministro del calibro di Claudio Scajola, che insieme a Silvio Berlusconi e a tutto il governo ha firmato una serie di provvedimenti che hanno aiutato l’Italia ad affrontarla. E rispondo alla domanda proprio citando Scajola: “Cauto realismo e sano ottimismo“».
A proposito di Scajola - che è il suo leader di riferimento e il numero uno indiscusso della politica ligure, oltre ad essere uno dei ministri più importanti e uno degli uomini di punta del Pdl - che fine ha fatto il «patto dei due Claudi» fra lui e Burlando di cui si è tanto favoleggiato, soprattutto in ambienti di sinistra? Le sue dichiarazioni non mi sembrano tanto adatte a un patto Scajola-Burlando. Lo sa?
«Ha detto benissimo: “si è favoleggiato“. Perchè mi pare assolutamente evidente che lo scontro è al calor bianco e lo sarà sempre più durante la campagna elettorale per le regionali. Quella sarà la cartina di tornasole per tutti, anche per quelli che non l’hanno ancora capito, e finalmente la smetteranno con questa scemenza».
Veniamo al partito. Le uscite del coordinatore provinciale di Genova del Pdl Giovanni Boitano e della deputata Gabriella Mondello, approdati all’Udc, fanno male. Non trova?
«Guardi, io sono convinto che gli elementi di chiarezza siano sempre positivi. E quello che è accaduto è un elemento di chiarezza. Noi non siamo per un partito-tappo, dove quelli che ci sono impediscono l’afflusso di forze nuove, ma per un partito aperto a ogni nuovo contributo, un partito più ricco. E, se si levano i tappi, a me non può che fare piacere».
Effettivamente, spesso nel Pdl avete dato l’impressione di gestire candidature e scelte in modo un po’ carbonaro o semiclandestino.
«Ha ragione, è ora di smetterla con le riunioni segrete o gli incontri testa a testa nelle anticamere. Il primo segnale che daremo è quello di fare le riunioni nei bar dei paesi, in modo che si possa vedere chi parla con chi. E a Chiavari stiamo aprendo addirittura una sede con una vetrina, in modo che tutti i cittadini potranno sapere cosa succede all’interno del Pdl».
Resta però aperto il «nodo Udc», che potrebbe essere decisivo in una regione di confine come la Liguria, dove nessuna delle due coalizioni può contare su una maggioranza schiacciante. Eppure Umberto Bossi ha chiuso molto seccamente all’ipotesi di un’alleanza con gli uomini di Casini. Come la mettiamo?
«Le frasi di Bossi mi sembrano molto agostane».
Significa che siete pronti a sottoscrivere già domani un accordo con l’Udc che darebbe praticamente la certezza della vittoria a Sandro Biasotti, stando ai sondaggi attuali?
«Credo che occorra una riflessione nazionale sulla specificità ligure che ponga la debita attenzione al caso di una regione molto di frontiera, come la nostra. Certo, il caso Liguria è molto differente sia dal quadro del resto del Nord dove l’Udc è ininfluente rispetto a maggioranze schiaccianti per la nostra coalizione, sia dal quadro del Sud, dove in alcune realtà l’Udc pesa moltissimo».
Se ne esce?
«Se ne esce, se ne esce. La Liguria ha la grande fortuna di avere un capo dei moderati riconosciuto da tutti».
Anche da Sandro Biasotti, che in passato si scontrò con lui?
«Soprattutto da Sandro Biasotti, che da uomo intelligente qual è ha riconosciuto il suo errore e ora si rende perfettamente conto di questo ed è il suo primo supporter».
Scajola leader indiscusso dei moderati è innegabile. Ma basta?
«Mi creda, questa è una forza straordinaria. A sinistra, dove questo non avviene, è una guerriglia di tutti contro tutti. Scajola per la Liguria ha la stessa straordinaria importanza di Berlusconi per l’Italia».

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