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Cronaca nera

Punizioni, insulti e botte due arresti all’asilo nido

A Muggiti i domiciliari per l’insegnante titolare e per una educatrice senza titoli. Altre due colleghe sono indagate a piede libero

Bimbo di 18 mesi soffoca al nido durante la merenda: gravissimi danni cerebrali

C’è una parola che negli asili nido non dovrebbe mai comparire in un’informativa di polizia, ed è «punizione». Che invece è comparsa a Muggiò, provincia di Monza e Brianza, e non da sola: accompagnata da «degradante», da «denigratoria», da «coercitiva». Aggettivi che di solito si associano a caserme dell’Ottocento, non a un posto dove i bambini imparano a chiamarsi per nome.

La Squadra Mobile di Monza ha eseguito domenica all’alba due misure di arresti domiciliari, disposte dalla gip Elena Sechi su richiesta della Procura. Ai domiciliari sono finite la titolare dell’asilo, 42 anni, e un’educatrice 24enne. Indagate, ma a piede libero, altre due colleghe di 32 e 49 anni. L’accusa, per tutte, ruota attorno ai maltrattamenti; per le prime due si aggiunge l’esercizio abusivo della professione, che è un modo elegante per dire che una di loro badava a neonati e bambini piccolissimi senza avere i titoli per farlo.

Partiamo da qui, perché è il dettaglio che fa più rumore di tutti, anche se sulla carta sembra il meno grave. Dal gennaio scorso la 24enne esercitava la professione di educatrice per l’infanzia senza i titoli abilitativi previsti dalla legge. Non è un cavillo burocratico: per sette mesi qualcuno privo di formazione specifica ha gestito l’accudimento di bambini fra pochi mesi e tre anni, un’età in cui non si può raccontare, la sera, com’è andata la giornata. La titolare lo sapeva: se n’è avvalsa per sette mesi, contestazione aggravata proprio dal ruolo ricoperto. Il che sposta il baricentro della storia da «una maestra sbagliata» a «un sistema che ha scelto di risparmiare».

E qui viene la parte in cui, da cronisti lombardi, ci tocca aprire un cassetto già fin troppo pieno. Perché Muggiò non è un fulmine a ciel sereno: è l’ultima di una serie che in Lombardia si ripete con una regolarità che dovrebbe far vergognare chiunque continui a chiamarla «emergenza», parola che presuppone l’eccezionalità e non, invece, lo schema. Ad aprile 2024 era toccato infatti a un asilo nido comunale della periferia nord-ovest di Milano, dove una maestra di 45 anni in servizio dal 2008 è finita ai domiciliari dopo che la polizia locale aveva piazzato microcamere per settimane: urla, strattonamenti, bimbi imboccati a forza «nonostante non avessero ancora deglutito», fino a «procurare loro il vomito»; coperti con una coperta per farli tacere mentre lei era più interessata al cellulare. L’indagine era partita da una segnalazione interna, delle stesse colleghe: un dettaglio che va ricordato, perché a volte il sistema funziona, quando qualcuno all’interno decide di non girarsi dall’altra parte. Pochi giorni dopo, nella stessa cornice di asili comunali milanesi, un maestro è stato arrestato in flagranza per violenza sessuale su quattro bambine, incastrato dalle stesse microcamere. Prima ancora, nel 2022, a Brescia era stata una bambina disabile a finire sotto silenziosa sorveglianza video per volontà dei genitori, dopo aver trovato sul corpo della figlia segni inconfutabili di violenza fisica. Anche lì, telecamere nascoste; anche lì, un’assistente scolastica arrestata in flagranza.

Torniamo a Muggiò. Le indagini, coordinate dalla Procura di Monza, sono partite ad aprile. Quattro mesi di accertamenti hanno permesso di documentare «abituali carenze nell’accudimento» e «inadeguata somministrazione di cibo e bevande». Tradotto: bambini di pochi mesi lasciati senza le attenzioni minime che un neonato richiede, e senza nemmeno la garanzia di mangiare e bere a sufficienza. C’è poi un capitolo a parte, riservato solo alla 24enne: le sono stati contestati «inopportuni approcci e contatti» con alcuni bambini che, scrivono gli inquirenti, mostravano «un evidente stato di disagio». Le perquisizioni si sono estese all’asilo, alla ricerca di ulteriori elementi. Le quattro donne indagate sono state rintracciate nelle province di Monza e Brianza, ma anche di Bergamo e di Parma.

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