Se con gli Stati Uniti parla, o finge di farlo, di mediazione, con l’Europa prosegue nella strategia dello scontro frontale. Anche se assicura che non ha nessun piano per attaccare nessun Paese dell’Unione europea, Mosca continua nello scontro con il Vecchio Continente. Mentre la polemica con la Germania prosegue, scoppia un nuovo fronte con l’Ungheria proprio nel momento in cui Bruxelles stanzia nuove risorse per Kiev destinate all’acquisto di missili Patriot, Londra fa lo stesso e Berlino annuncia l’invio di nuovi missili intercettori.
Caduto Viktor Orbán, considerato a tutti gli effetti quinta colonna in Ungheria, Budapest ha cambiato totalmente registro nei confronti di Mosca. Prima ha tolto il veto allo stanziamento del prestito europeo da 90 miliardi per Kiev e ora alza il tiro. Sono stati infatti espulsi 10 diplomatici russi che secondo Budapest svolgevano «attività inaccettabili» ai sensi della Convenzione di Vienna. Lo ha annunciato la ministra degli Esteri ungherese Anita Orbán, soltanto omonima dell’ex premier. «Questa decisione tutela la sicurezza e la sovranità dell’Ungheria. L’Ungheria intende proseguire il necessario dialogo, basato sul rispetto reciproco e sul rispetto delle regole». La ministra non ha fornito elementi su quali siano le «attività inaccettabili» dei diplomatici russi ma tutti gli indizi portano ad attività di spionaggio e a tentativi di interferenze nelle politiche interne ungheresi. «Questo non implica l’interruzione delle relazioni diplomatiche con la Russia», aggiunge la Orbán ma da Mosca arrivano parole durissime da parte della solita scomposta portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova che abbaia contro Budapest dicendo che «la risposta alla lobby russofobica di Budapest sarà decisa e dolorosa». Mentre Bruxelles parla di decisione legittima dovuta ai continui attacchi ibridi russi sull’Europa.
Un nuovo fronte, che si aggiunge a quello con la Germania dopo il caso droni di Lipsia e che non si ferma qui, anzi. «Abbiamo deciso di fornire all’Ucraina i missili intercettori PAC-2, di cui c’è urgente bisogno, attingendo dalle scorte della Bundeswehr», ha detto il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius che in vista dell’arrivo di un inverno che si preannuncia essere ancora di guerra, punta a garantire maggiori difese aeree a Kiev. «Preparare l’Ucraina è una priorità assoluta e ci impone di agire con determinazione e senza indugio. Mi appello a tutti i membri del gruppo affinché verifichino le proprie scorte ed effettuino forniture di Patriot. L’Ucraina sta per ordinare diverse migliaia di missili guidati IRIS-T aggiuntivi, che saranno finanziati dal prestito Ue destinato alla difesa dell’Ucraina», ha aggiunto. E Bruxelles ha subito risposto. «Accordo raggiunto dagli Stati membri sulla deroga concessa all’Ucraina per l’acquisto di prodotti essenziali per i sistemi di difesa aerea Patriot. La prossima erogazione di 3,2 miliardi di euro consentirà all’Ucraina di proteggere meglio i propri cieli dagli attacchi indiscriminati della Russia», ha detto la presidente della Commissione Ursula von der Leyen annunciando l’intesa tra i 27 anche per l’acquisto di Patriot di fabbricazione americana. Nel contempo, Londra ha stanziato 100 milioni di sterline per rafforzare le difese aeree ucraine con un pacchetto che comprende missili Patriot, intercettori, munizioni di artiglieria di grosso calibro e droni. L’Europa, quindi, si schiera senza se e senza ma al fianco di Kiev nel tentativo di mettere Mosca ulteriormente all’angolo. E magari, finalmente, anche a trattare per davvero.
