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Storia d’Assalto

La bomba atomica portatile delle forze speciale: un piano segreto per colpire dietro le linee sovietiche

Berretti Verdi, Navy SEAL e ricognitori della Forze speciali americane furono preparati a trasportare e piazzare piccoli ordigni nucleari contro obiettivi strategici sovietici. Uno dei piani più estremi concepiti durante la Guerra Fredda

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Nelle scorse settimane mi sono imbattuto in una fotografia curiosa: un operatore delle forze speciali in tenuta da lancio ad alta altitudine con un voluminoso zaino assicurato a una gamba. La didascalia riportava: “Berretti Verdi che eseguono un lancio HALO con una bomba nucleare fissata al corpo”. Era un membro dei cosiddetti “Green Light Teams” ai tempi della Guerra Fredda. Unità d’élite con un compito decisamente gravoso: colpire il nemico dietro le linee con l’arma più potente che l’uomo avesse mai usato.

Dal 1962 al 1989, distaccamenti di Forze Speciali che inquadravano Navy SEAL, unità di ricognizione dei Marines e genieri dell’Esercito, vennero addestrati per impiegare la SADM, o Special Atomic Demolition Munition, un’arma nucleare che poteva essere trasportata da un singolo operatore. Lunga circa 45 centimetri con un peso compreso tra i 25 e i 32 chilogrammi nelle diverse versioni prodotte, questa bomba da demolizione, designata anche come B54, era stata progettata per essere trasportata, piazzata e fatta esplodere da un team di quattro operatori, ma anche da un solo uomo, se provvisto di entrambe le parti del codice di detonazione, nelle profondità del territorio sovietico se e quando un’escalation armata e il precipitare degli eventi lo avessero reso necessario. Il tutto incrociando le dita affinché la deterrenza, scavalcata, non conducesse a una ritorsione nucleare a livello tattico, di fatto un Second Strike, portando i due blocchi verso lo scontro totale.

Sebbene a lungo sia stata ritenuta una “leggenda”, l’alto comando degli Stati Uniti aveva preso in seria considerazione la possibilità di inviare forze speciali dietro le linee nemiche con queste armi nucleari portatili per ritardare un’invasione dell’Europa occidentale da parte del Patto di Varsavia, infiltrandosi in territorio nemico e distruggendo infrastrutture critiche come ponti, tunnel, dighe e obiettivi militari, impiegando un ordigno nucleare che poteva entrare in uno zaino. Un piano folle come tanti ne furono pensati nel periodo della Guerra Fredda.

Le squadre addette a questo arduo quanto temerario e impegnativo compito si addestravano quindi a trasportare queste “armi nucleari” in miniatura in ogni modo immaginabile: con lancio a fune di vincolo o a caduta libera (HALO), durante il quale l’ordigno era legato a una fune come i sacchi da gamba impiegati dai paracadutisti, o per trasporto in un sottomarino che avrebbe rilasciato in prossimità dell’obiettivo un piccolo battello pneumatico. Data la dimensione, il peso relativamente ridotto e la compattezza dell’arma, la SADM poteva essere facilmente trasportata a bordo di ogni tipo di veicolo o anche a piedi. Tuttavia, non si poteva trascurare un dettaglio importante per la missione: il tempo. Gli istruttori delle unità come i Green Light Teams spiegavano che, una volta armato l’ordigno, gli operatori avrebbero avuto solo 30 minuti per allontanarsi dal raggio dell’esplosione dell’arma, che aveva una potenza distruttiva fino a 1 chilotone. Questo aspetto collocava l’impiego dell’arma nel novero delle missioni “senza ritorno”.

Il concetto era piuttosto semplice: si poteva dare un SADM, sigillato in un involucro impermeabile, a una squadra di incursori dei Navy SEAL e a una squadra di Berretti Verdi dell’Esercito che, trasportati da un aereo da trasporto strategico o da un sottomarino, avrebbero nuotato o si sarebbero lanciati nelle vicinanze di una base navale sovietica o di un tunnel o un ponte essenziale per il transito di divisioni corazzate o treni blindati, avrebbero posizionato l’ordigno nucleare in un luogo poco visibile, inserito i codici e abbandonato l’area in gran fretta per non essere investiti dalla detonazione. Nel caso in cui fossero rimasti illesi e fossero sfuggiti alla cattura, avrebbero atteso, secondo piani adeguati alla missione, l’esfiltrazione.

Con il tempo e lo sviluppo di nuovi sistemi d’arma, nessuna opzione che contemplasse l’invio di una coppia di incursori dotati di un’arma atomica portatile apparve decisiva, utile o auspicabile, spingendo il Pentagono a concentrarsi su vettori convenzionali.

Nel caso di una guerra con l’Unione Sovietica, la NATO si sarebbe limitata a colpire l’Unione Sovietica con un numero indeterminato di missili balistici intercontinentali lanciati dai sottomarini e da postazioni terrestri come silos e sistemi mobili, e con missili da crociera aviolanciati dai bombardieri strategici. Un piano, comunque non auspicabile, che avrebbe condotto il mondo verso l’apocalisse.

Si dice che il generale Menetrey, all’epoca comandante delle truppe statunitensi stanziate lungo il confine con la Corea del Nord, definì la presenza di questo tipo di bomba nei pressi della Zona demilitarizzata che corre lungo il 38° parallelo “un’idea piuttosto stupida”, mentre, una volta declassificato il programma, il maggior generale Burns spiegò che il Pentagono aveva abbandonato il programma SADM dopo aver preso “piena coscienza” di cosa potesse provocare l’uso preventivo di un’arma atomica contro un avversario dotato di un arsenale nucleare. Si racconta anche che un certo comandante Flavin, che aveva fatto parte dei team di operatori preposti all’uso dell’arma, avesse una volta letteralmente portato a sciare con sé una SADM sulle Alpi bavaresi per vedere se fosse possibile affidare l’ordigno alle unità addestrate per affrontare aree montuose con climi rigidi. Il peso della bomba, tuttavia, si dimostrò abbastanza gravoso da farlo desistere. Tra il 1964 e il 1966 trecento SADM vennero prodotte e altrettanti operatori addestrati nel quadro di un programma che rimase top secret fino al 1984 e fu definitivamente chiuso con la caduta del Muro di Berlino nel 1989. Nessuna di queste armi è mai stata impiegata in azione. La dottrina della deterrenza e la distruzione mutua assicurata rimangono le principali modalità di prevenzione in caso di guerra nucleare, relegando quest’arma assurda ai thriller fanta-politici alla Tom Clancy. Per fortuna.

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