Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 15:32
In evidenzaAggiornato alle ore 15:32
Tropea

Muore a 18 mesi all’asilo nido: il “batterio killer” sul fasciatoio. Altri 10 bimbi infettati

Un bambino originario di Zungri (Vibo Valentia) è morto dopo il ricovero all’ospedale di Catanzaro. Altri quattro piccoli che frequentano lo stesso asilo sono stati ricoverati con sintomi gastrointestinali, mentre oltre dieci bambini hanno accusato malori. La Procura ha disposto l’autopsia e indaga per chiarire le cause del decesso

Bimbo di 18 mesi soffoca al nido durante la merenda: gravissimi danni cerebrali

La morte di Alessio Pio, un bambino di appena 18 mesi e il ricovero di altri quattro piccoli che frequentano lo stesso asilo nido hanno fatto scattare un’inchiesta della Procura di Vibo Valentia. La vicenda, avvenuta a Tropea, ha suscitato forte preoccupazione tra le famiglie, soprattutto perché oltre dieci bambini hanno manifestato sintomi gastrointestinali nel giro di pochi giorni. Le cause del decesso non sono ancora state accertate e bisognerà attendere gli esiti degli accertamenti disposti dalla magistratura. Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori e delle autorità sanitarie c’è quella di una possibile contaminazione da Clostridium difficile, un batterio che può provocare gravi infezioni intestinali, ma al momento non esistono conferme ufficiali sul legame tra il batterio e la morte del piccolo.

Il dramma del piccolo Alessio Pio

Il piccolo era stato ricoverato il 17 luglio all’ospedale Jazzolino di Vibo Valentia dopo aver accusato un grave quadro clinico. Le sue condizioni sono però peggiorate rapidamente e il 21 luglio è stato trasferito all’ospedale di Catanzaro, dove è morto nella serata di mercoledì 22 luglio. Nello stesso periodo altri quattro bambini, che frequentavano tutti lo stesso asilo di Tropea, sono stati ricoverati con sintomi analoghi. Tre di loro sono già stati dimessi, mentre uno resta ancora ricoverato. Complessivamente sarebbero una decina i piccoli che hanno accusato disturbi gastrointestinali, in particolare diarrea, vomito, dolori addominali e febbre, circostanza che ha fatto scattare immediatamente le verifiche sanitarie.

Sequestrata la piccola salma e la cartella clinica

Per fare piena luce sull’accaduto, la Procura di Vibo Valentia ha aperto un fascicolo d’indagine. I genitori del bambino hanno presentato denuncia in Questura e gli inquirenti hanno disposto il sequestro della cartella clinica del piccolo, oltre a quello della salma. Nelle prossime ore sarà eseguita l‘autopsia, un passaggio ritenuto fondamentale per stabilire le cause del decesso e verificare se esista un collegamento tra la morte del bambino e i malori che hanno colpito gli altri piccoli frequentanti lo stesso asilo. Parallelamente proseguono gli accertamenti epidemiologici da parte delle autorità sanitarie per individuare l’eventuale origine dell’infezione e le modalità con cui si sarebbe diffusa.

Attività sospese in via precauzionale

Di fronte ai numerosi casi di malessere, la direzione della Family Baby School ha deciso di sospendere temporaneamente le attività educative e scolastiche e ha informato tempestivamente le famiglie con una comunicazione ufficiale. Nella lettera inviata ai genitori, la scuola esprime innanzitutto vicinanza alle famiglie coinvolte. “Il nostro pensiero è rivolto in modo particolare ai bambini che stanno affrontando condizioni di salute più delicate, ai quali auguriamo una pronta e completa guarigione. La Direzione resta a disposizione delle rispettive famiglie, nel pieno rispetto della loro riservatezza, per offrire tutta la collaborazione e il sostegno possibili”. Successivamente la struttura spiega le ragioni della chiusura temporanea. “Preso atto della presenza di diversi episodi di natura gastrointestinale e della particolare gravità assunta da alcuni casi, la Direzione ha disposto, in via esclusivamente precauzionale e a tutela della salute dei bambini, delle famiglie e del personale, la temporanea sospensione delle attività educative e scolastiche”. La scuola precisa inoltre che, allo stato attuale, non è stata accertata alcuna origine comune dei malori né alcun collegamento con gli ambienti dell’asilo o con il servizio mensa, sottolineando di aver immediatamente informato l’Azienda sanitaria provinciale e di essere pronta a fornire tutta la documentazione richiesta dagli organi competenti.

L’ipotesi della scuola: “Il batterio potrebbe aver contaminato i fasciatoi”

Tra le ipotesi emerse nelle prime fasi dell’indagine c’è quella illustrata dalla dirigente della Family Baby School, Serena Miceli. Secondo quanto riferito dalla responsabile dell’asilo, un dirigente dell’Azienda sanitaria provinciale (Asp) avrebbe prospettato la possibilità di una contaminazione da Clostridium difficile. L’ipotesi è che il batterio possa essere stato introdotto nella struttura da uno dei bambini che, nei giorni precedenti, era stato ricoverato in ospedale. “Dalle informazioni in nostro possesso alla base di tutto ci sarebbe un batterio, il Clostridium difficile, che probabilmente ha infettato uno dei bambini durante una visita in ospedale antecedente agli episodi. Poi, una volta tornato a scuola, i fasciatoi dove cambiamo il pannolino ai più piccoli potrebbero essere stati contaminati”. Miceli ha spiegato che, nei giorni successivi, circa 10-12 bambini hanno manifestato problemi gastrointestinali e che la scuola ha immediatamente informato l’Azienda sanitaria provinciale (Asp), chiedendo indicazioni sul protocollo da seguire. La dirigente ha inoltre precisato che, a differenza dei comuni prodotti a base di cloro utilizzati per la pulizia quotidiana delle scuole, per eliminare le spore del Clostridium difficile sono necessari prodotti a base di acqua ossigenata. Per questo motivo la struttura ha disposto una sanificazione straordinaria di tutti gli ambienti.

Che cos’è il Clostridium difficile e come si trasmette

Il Clostridium difficile (o anche Clostridioides difficile) è un batterio che può provocare infezioni dell’intestino, causando soprattutto diarrea, dolori addominali, febbre e, nei casi più gravi, una forte infiammazione del colon. Si trasmette per via oro-fecale, cioè attraverso il contatto con mani, superfici o oggetti contaminati dalle sue spore, che possono sopravvivere nell’ambiente anche per lungo tempo. L’infezione è più frequente negli ospedali e nelle strutture sanitarie, dove il batterio può diffondersi più facilmente, soprattutto tra persone fragili o sottoposte a terapie antibiotiche. Nel caso di Tropea, però, non è ancora stato accertato che il Clostridium difficile sia la causa dei malori e del decesso del bambino: si tratta di un’ipotesi al vaglio degli investigatori e delle autorità sanitarie. Saranno gli esiti dell’autopsia e degli accertamenti epidemiologici a chiarire se vi sia un collegamento tra il batterio e quanto accaduto.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.