Come si fa a imputare l'omicidio volontario a un poliziotto con 20 anni di esperienza che di notte in un posto infame e pericoloso, pieno di spacciatori, si vede puntare una pistola addosso?
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Come si fa a imputare l'omicidio volontario a un poliziotto con 20 anni di esperienza che di notte in un posto infame e pericoloso, pieno di spacciatori, si vede puntare una pistola addosso?
YouPol è l’app ufficiale della Polizia di Stato che consente di segnalare situazioni di pericolo in modo rapido e discreto. Attraverso pochi semplici passaggi è possibile inviare messaggi, foto, video o audio direttamente alle centrali operative, anche in forma anonima. L’app utilizza la geolocalizzazione per individuare con precisione il luogo della segnalazione ed è attiva anche durante i viaggi in treno. YouPol permette di segnalare casi di violenza domestica, bullismo, spaccio di droga o altre situazioni sospette. Non sostituisce il numero di emergenza 112, ma rappresenta uno strumento aggiuntivo per chiedere aiuto quando non è possibile telefonare. (Video Polizia di Stato)
“Siamo con chi spara ai sionisti”: l’ultima puntata dell’odio pro Pal. Dura contestazione a Bergamo contro l’europarlamentare del Pd Giorgio Gori, che stava partecipando a un incontro in una sede universitaria
Giancarlo Giammetti, ex compagno e socio del grande stilista appena scomparso, parla ai giornalisti fuori dalla sede di Pm23 in Piazza Miganelli a Roma: "Ha insegnato al mondo come vivere una vita importante ma allo stesso tempo non ridicola. I vestiti si devono riconoscere per quello che danno a una donna e non per quello che il design vuole raccontare. La sua frase "amo la bellezza, non e' colpa mia" (Immagini di Vincenzo Livieri)
Con il passare dei minuti i ragazzi assiepati fuori dell'Istituto Domenico Chiodo della Spezia, dove venerdì scorso è stato accoltellato a morte il diciottenne Abanoud Youssef, sono diventati centinaia. Non solo dell'Ipsia, ma anche del liceo Mazzini, del Fossati, e degli altri istituti superiori della città. Un gruppo si è piazzato di fronte all'ingresso. Non hanno zaini, ma cartelloni che accusano direttamente la scuola: "I prof sono complici" si legge su uno di questi. Poco dopo le 8 una ragazza è salita in spalla di un compagno e ha attaccato un foglio con la scritta "Vogliamo giustizia" sull'ingresso, poi ha chiuso le porte. Dall'altra parte un collaboratore scolastico le ha spalancate nuovamente: "È un luogo pubblico e le porte devono rimanere aperte". Interviene la Digos a placare gli animi, alcuni ragazzi si allontanano visibilmente agitati. Altri si accalcano all'ingresso e sollevano altri manifesti, mentre le forze dell'ordine hanno già placcato gli animi. Nessuno è entrato.
Per loro quella di Israele e Usa è una "strategia terrorista". La colpa di tutto? È dello Shah e delle sanzioni
La Polizia ha eseguito 8 misure cautelari nei confronti di alcuni giovani, cinque dei quali accusati di essere tra i principali responsabili dei gravi disordini avvenuti il 3 ottobre 2025 a Torino, durante la manifestazione 'Blocchiamo tutto' pubblicizzata sui social media dal 'Coordinamento Torino per Gaza' in solidarietà al popolo palestinese. L’operazione denominata 'Riot' è il risultato di una complessa attività d’indagine condotta dalla DIGOS di Torino con il supporto della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, sotto la direzione della Procura della Repubblica ordinaria e dei minorenni di Torino. All'evento a cui hanno partecipato oltre 20.000 persone hanno dato vita a un violento attacco contro le forze dell'ordine con inseguimenti di gruppo contro gli agenti e hanno lanciato pietre e bottiglie di vetro contro i reparti schierati a protezione dello scalo ferroviario “Torino Porta Susa”, danneggiando alcune auto parcheggiate nei posti riservati alla Questura. Infine, per oltre due ore, hanno attaccato le forze di polizia schierate in piazza Castello a difesa della Prefettura.
Emozione, lacrime, abbracci: ecco il momento dell'arrivo a Ciampino dell'aereo che ha riportato in Italia Alberto Trentini e Mario Burlò
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani sono arrivati a Ciampino per accogliere Alberto Trentini e Mario Burlò, cooperante veneziano e l'imprenditore torinese rilasciati dal Venezuela dopo oltre un anno di detenzione
Un giudice esce di casa per andare in tribunale e non torna mai più. Nessuna fuga, nessuna rivendicazione, solo un silenzio lungo trent’anni e un nome che pesa come un macigno: Paolo Adinolfi. Magistrato integerrimo, sezione fallimentare, dossier scomodi, interessi enormi, criminalità organizzata, servizi segreti, appuntamenti mai avvenuti, chiavi recapitate misteriosamente, un uomo visto per l’ultima volta e poi inghiottito dal nulla. Oggi, mentre sotto la Casa del Jazz si torna a scavare nei luoghi già legati alla Banda della Magliana, quella scomparsa torna a interrogare il Paese. È ora online la videoanalisi investigativa di Alessandro Politi sul caso Paolo Adinolfi, una storia che non è solo un mistero giudiziario, ma una domanda inquietante sul prezzo della verità.