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Il cioccolatino che uccise due volte

Un cioccolatino può uccidere. E a volte lo fa due volte, a distanza di cinquant’anni. Nel 1937, a Genova, una bambina di 12 anni muore dopo aver mangiato un cioccolatino alla stricnina. Quel dolce non era destinato a lei, ma a sua madre, Maria Maddalena Berruti. Due giovani, in cerca di denaro, avevano progettato di avvelenare la donna. Lei non lo mangia. Lo porta a casa. E lo offre alla figlia. La bambina muore tra convulsioni violente, soffocata dal veleno. Cinquant’anni dopo, nel 1987, la storia si riapre. Maria Maddalena Berruti ha 82 anni. Vive sola. Viene trovata morta nel suo appartamento. Nessuna effrazione. Nessun furto. Solo un cordino stretto attorno al collo. Un omicidio inspiegabile. L’assassino entra senza forzare la porta. Usa un oggetto trovato in casa. Sposta il corpo. E lascia dietro di sé qualcosa di ancora più enigmatico: macchie di vernice verde sui muri, sui mobili, persino su un mazzo di chiavi. Una firma? Un messaggio? Le piste non portano a nulla. Non è una rapina. Non è un gesto impulsivo. È un delitto che sembra nascere da lontano. Nel 2013, Don Gallo racconta di aver raccolto la confessione dell’assassino. Ma il nome resta coperto dal segreto confessionale. Due omicidi. Una madre e una figlia. Lo stesso filo oscuro che attraversa mezzo secolo. È adesso online l’analisi investigativa del docente dell’Università degli Studi di Milano e dell’Insubria Alessandro Politi.

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