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Alessandro Politi

Un possibile contagio da HIV. Un forte risentimento. Una confessione in radio che, secondo alcuni, avrebbe potuto mettere in difficoltà più di una persona. Poi, pochi giorni dopo, una mattanza: 38 coltellate contro Gianni Coli e 20 contro sua madre Bruna Boldi. Firenze, dicembre 2010. Madre e figlio vengono trovati senza vita nella loro abitazione. Nessun segno di effrazione. Nessuna rapina evidente. Un’esplosione di violenza che ancora oggi lascia aperti interrogativi inquietanti. Chi entrò in quella casa? Perché tanta ferocia? Che cosa sapeva davvero Gianni Coli? E il cellulare scomparso custodiva forse una parte della verità? A oltre quindici anni dal delitto, il duplice omicidio resta senza un colpevole. Ma le domande sono ancora molte. Nell’analisi investigativa vengono ricostruiti i principali elementi dell’inchiesta, le anomalie della scena del crimine, le tracce biologiche mai risolutive, le ultime ore di vita delle vittime e i possibili collegamenti emersi nel corso degli anni, compreso il successivo confronto con il caso Ezio Taddei.

Alessandro Politi
58 coltellate senza nome

Genova, quartiere Marassi. Febbraio 2010. Sebastiana Melis, infermiera in pensione di 69 anni, viene trovata morta nel suo appartamento. Colpita più volte alla testa con una violenza feroce. Sangue ovunque. Eppure la casa è incredibilmente in ordine. Quasi immobile. Quasi sospesa nel tempo. Nessuna porta forzata. Nessun furto apparente. Nessuna impronta utile. Nessuna traccia decisiva. Gli investigatori parleranno apertamente di un omicidio “quasi perfetto”. Chi è entrato in quella casa conosceva Sebastiana Melis? È stato fatto entrare senza paura? Oppure chi ha ucciso sapeva esattamente dove colpire, cosa toccare e soprattutto cosa non lasciare dietro di sé? Tra sospetti familiari, debiti, soldi nascosti in casa, testimo…

Alessandro Politi
Il delitto perfetto esiste davvero?

Qualcuno sapeva che era morta… prima ancora che il suo corpo venisse trovato. Firenze, 1984. Gabriella Caltabellotta ha 18 anni. Esce dal corso, cambia strada senza dire nulla a nessuno… e scompare. Il giorno dopo, una telefonata. Non alla polizia. Alla proprietaria di un uliveto. “C’è un cadavere.” E chi chiama indica anche il punto preciso. Il corpo è devastato. Strangolamento, colpi, coltellate. Una violenza che non è casuale. È personale. Ma la verità si rompe subito: il luogo del ritrovamento non è quello dell’omicidio. La scena principale non verrà mai trovata. E poi quel nome cancellato da un’agenda. Proprio il suo. L’unico. Un sospettato c’è. Tracce compatibili anche. Ma niente DNA, siamo negli anni ’80. Viene assolto. E restano solo domande. Gabriella stava andando da qualcuno… o qualcuno la stava già aspettando?

Alessandro Politi
18enne scende dall’autobus e sparisce: delitto irrisolto

Un cioccolatino può uccidere. E a volte lo fa due volte, a distanza di cinquant’anni. Nel 1937, a Genova, una bambina di 12 anni muore dopo aver mangiato un cioccolatino alla stricnina. Quel dolce non era destinato a lei, ma a sua madre, Maria Maddalena Berruti. Due giovani, in cerca di denaro, avevano progettato di avvelenare la donna. Lei non lo mangia. Lo porta a casa. E lo offre alla figlia. La bambina muore tra convulsioni violente, soffocata dal veleno. Cinquant’anni dopo, nel 1987, la storia si riapre. Maria Maddalena Berruti ha 82 anni. Vive sola. Viene trovata morta nel suo appartamento. Nessuna effrazione. Nessun furto. Solo un cordino stretto attorno al collo. Un omicidio inspiegabile. L’assassino entra senza forzare la porta. Usa un oggetto trovato in casa. Sposta il corpo. E lascia dietro di sé qualcosa di ancora più enigmatico: macchie di vernice verde sui muri, sui mobili, persino su un mazzo di chiavi. Una firma? Un messaggio? Le piste non portano a nulla. Non è una rapina. Non è un gesto impulsivo. È un delitto che sembra nascere da lontano. Nel 2013, Don Gallo racconta di aver raccolto la confessione dell’assassino. Ma il nome resta coperto dal segreto confessionale. Due omicidi. Una madre e una figlia. Lo stesso filo oscuro che attraversa mezzo secolo. È adesso online l’analisi investigativa del docente dell’Università degli Studi di Milano e dell’Insubria Alessandro Politi.

Alessandro Politi
Il cioccolatino che uccise due volte

È lei che apre la porta al suo assassino. E gli prepara anche un caffè. Torino, 9 febbraio 1988. Giorgia Padoan ha 21 anni, studia lingue, sogna di viaggiare. Quella mattina qualcuno suona al citofono. È Giorgia ad aprire. Lo fa entrare. Si fida. Poche ore dopo, la madre la trova morta sul divano. Strangolata con una piccola catena metallica. Nessun segno di effrazione. Nessuna vera colluttazione. Due caffè preparati. Una tazzina rovesciata. Un’impronta di scarpa nel caffè. La casa a soqquadro, gas aperto, acqua che scorre. Qualcuno resta lì dopo il delitto. Qualcuno pulisce, sposta, costruisce una scena. E poi quella telefonata: “Non volevo ucciderla”. Più di mille persone ascoltate. Piste ovunque. Nessuna verità. E allora la domanda è ancora la stessa, dopo quasi quarant’anni: chi ha ucciso Giorgia Padoan, e perché? È adesso online l’analisi investigativa del professor Alessandro Politi.

Alessandro Politi
Caffè con l'assassino

Una ragazza di 25 anni mangia una minestrina in casa. Poco dopo muore. L’autopsia dice una cosa sola: cianuro. Roma, San Lorenzo, 22 febbraio 2000. Francesca Moretti lavora con i bambini dei campi rom. Vive con due coinquiline. Da giorni sta male per una lombosciatalgia, poi improvvisamente crolla, viene portata in ospedale e muore. L’esame autoptico è netto: la vittima ha ingerito del cianuro. Le indagini prendono molte direzioni. Prima l’attenzione sull’ambiente rom e su una relazione sentimentale complicata. Poi i sospetti si spostano dentro l’appartamento condiviso, su una minestrina preparata da una coinquilina e su un possibile movente di gelosia. Ma tra ritardi investigativi, perizie contrastanti e assenza di prove dirette, il processo finisce con un’assoluzione. Nessun colpevole. Eppure Francesca Moretti è morta avvelenata. Chi ha messo il cianuro nel suo cibo?

Alessandro Politi
Cianuro nella minestra a Roma

A Roma viene trovato uno scheletro. Accanto, i documenti di un uomo scomparso da anni. Caso chiuso? No. Quelle ossa non sono di una sola persona. Sono di cinque individui diversi, assemblati come un puzzle umano e lasciati lungo il Tevere. Un’identità accanto a un corpo che non è suo. Un montaggio anatomico costruito nel tempo. Un dettaglio genetico che riporta alla famiglia dello scomparso. E una domanda che da oltre vent’anni non ha risposta: depistaggio, macabro collezionismo o messaggio preciso? È adesso online l’analisi investigativa sul caso di Alessandro Politi.

Alessandro Politi
Cinque corpi, un solo nome: il collezionista di ossa

Freddato con un colpo alla nuca sul binario, alle cinque del pomeriggio, davanti a tutti.Roma, stazione Ostiense. Aspetta il treno per Formia. Duilio Saggia Civitelli timbra il biglietto alle 16:56. Il convoglio parte alle 17:26. Lui resta a terra. Per minuti parlano di malore. Poi l’autopsia svela la verità: esecuzione a distanza ravvicinata.Patrimonio da quasi due miliardi di lire, piste economiche, ombre sulle frequentazioni, revolver 38 special, fuga possibile su un treno. Dieci punti che non tornano. Nessun colpevole da oltre trent’anni.

Alessandro Politi
Delitto alla stazione di Roma

Al Festival di Sanremo un concorrente viene trovato morto poche ore dopo la sua esibizione. E da allora l’Italia non ha mai smesso di interrogarsi. È la notte tra il 26 e il 27 gennaio 1967. Luigi Tenco ha 28 anni. Ha appena cantato “Ciao amore ciao” in coppia con Dalidà, con cui vive una relazione importante. Il brano viene eliminato dalla finale. Lui è teso, lascia il ristorante dove si trovano produttori e staff, sale in auto e riparte di scatto. Poche ore dopo viene trovato senza vita nella stanza 219 dell’Hotel Savoy. Un colpo di pistola alla testa. La versione ufficiale parla di suicidio. Archiviata allora. Confermata anche dopo la riesumazione del 2006. Eppure i dubbi non si sono mai spenti. Cosa è accaduto davvero in quella stanza? È online su Il Giornale l’analisi investigativa di Alessandro Politi.

Alessandro Politi
Festival di Sanremo: il cantante trovato senza vita

Sangue blu sul parquet di Firenze. Dieci colpi alla testa. Un mistero lungo quasi trent’anni.Il 16 gennaio 1997 il conte Alvise di Robilant viene trovato massacrato in casa. Nessun segno di scasso. Ha aperto lui la porta. Era in vestaglia, nudo sotto. Poco prima un incontro intimo. Due bicchieri senza impronte, una bottiglia portata dall’ospite.Oggetti sparsi ma valori intatti. Un dipinto sfregiato. Un computer distrutto. Un’arma mai trovata. E una coperta sul volto, gesto che parla di rabbia e conoscenza.Non una rapina. Qualcosa di personale. E un personal trainer mai rintracciato.Chi sa davvero cosa è successo quella sera?

Alessandro Politi
L'enigma del conte fiorentino
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