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Mariastella Gelmini: “Ai nuovi nati lo Stato dice: io credo in te, ti do un capitale”

L’ex ministro: “Evitiamo la fuga dei giovani. A Milano si può vincere”

Patto tra Gelmini e Salvini: «Così riprenderemo Milano»

Senatrice Gelmini, che giudizio dà della manovra da 26 miliardi?

«Mentre la sinistra parla di reddito di cittadinanza e di patrimoniale, questa manovra dimostra di tagliare le tasse e di investire su giovani, famiglie e imprese.Tiene conto della coperta corta, ma ha il coraggio scegliere. È la direzione giusta».

Quanto c’è di Noi Moderati?

«Come ha sottolineato Maurizio Lupi, c’è molto di noi. L’avversario da battere è la denatalità. Con il salvadanaio previdenziale, una proposta a cui ha lavorato Renata Polverini dialogando con il sindacato, lo Stato versa 100 euro a ogni nuovo nato fino a 18 anni: non un sussidio ma un capitale non pignorabile. È come se dicesse: io credo in te. Poi i congedi all’80% fino al sesto mese con il terzo figlio e un voucher da 500 euro al mese per tre mesi ai genitori autonomi, che non sono di serie B».

E per i giovani?

«Per troppo tempo la politica ha detto loro di studiare e aspettare. Abbiamo reso conveniente aumentargli lo stipendio, detassando all’1% fino a 2.500 euroe affittargli casa, con la cedolare secca sul canone concordato al 5% e all’1% per gli under 35.Così li facciamo restare in Italia».Finito il Pnrr, i Comuni sono chiamati a uno sforzo in più.«Con Bruxelles l’Italia ha avuto la meglio, ora la battaglia è con il cantiere. Il governo Meloni ha reso strutturali le procedure del Pnrr, ma i tempi spesso cozzano con l’ambientalismo del no, le sovrintendenze e la certezza del diritto».

Proporrete correttivi?

«Ci batteremo per scuole paritarie e terzo settore, senza usare gli emendamenti per aumentare la spesa pubblica. Ci convince l’attenzione alle Pmi: la manovra non tratta l’imprenditore come un evasore da spremere e cerca di dargli una mano. E porta il fondo sanitario a 146 miliardi, il più alto nella storia della Repubblica».

A che punto è il cantiere civico?

«Lo abbiamo aperto due anni fa coinvolgendo sindaci senza tessera di partito e con cultura di governo. Vogliamo meno palazzo e più campanile. Di fronte a un astensionismo così forte il centrodestra non deve aver paura di allargarsi. A fine novembre la nostra assemblea sarà un momento di ascolto».

E Milano?

«Dopo devastazioni e saccheggi Milano vuole un cambio di passo, il governo Sala è stato fallimentare. Il centrodestra deve scegliere il candidato più forte senza guardare ai tornaconti di partito. A Milano si può vincere».

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