A 70 anni si ammala di gelosia e uccide la moglie e i vicini

GenovaUna gelosia ossessiva che da tempo lo stava rodendo: questo il movente della strage di Molassana, quartiere nella parte est della città di Genova. Una strage che ha come protagonista Carlo Trabona, muratore in pensione di origine siciliane ed emigrato a Genova negli anni 80 con la moglie Antonina Scinta, la donna di 68 anni causa scatenante delle gelosie dell'uomo.
Era suggestionato dall'idea che lei lo tradisse con il vicino di pianerottolo, Loreto Cavarretta, 69 anni e originario di Vallelunga Pratameno in provincia di Caltanissetta, lo stesso paese di Trabona (74). Così ieri mattina, in un raptus di follia, ha deciso di affrontare il vicino di casa e presunto rivale in amore seguendolo in un bar di via Piacenza: lì i due hanno cominciato un’accesa discussione fino a quando l’ex muratore ha estratto una pistola e cominciato a sparare colpi verso Cavarretta che era accompagnato dal fratello Angelo. Il primo è stato colpito alla testa, il secondo, approfittando del fatto che la pistola si era inceppata, ha provato a scappare rifugiandosi in un supermercato della zona, ma l’anziano lo ha seguito ferendolo all’addome. I due fratelli, trasportati agli ospedali Galliera e San Martino, sono morti subito dopo il ricovero.
Ma dopo aver freddato i due, Trabona ha fatto ritorno nella sua abitazione al civico 91 di via Piacenza e ha ucciso la moglie sparandole un colpo all’orecchio destro sulla porta di casa. A quel punto ha bussato alla casa del vicino avvertendo il figlio che aveva ammazzato Loreto Cavarretta dicendogli: «Ho ucciso tuo padre perché se la faceva con mia moglie». Il familiare di Cavarretta, affacciandosi sul piano, avrebbe anche visto il corpo della donna steso per terra.
Poi l’omicida, dopo aver tentato di entrare nell’appartamento di un altro vicino al quale ha confidato di volersi suicidare, si è asserragliato in casa chiedendo di poter parlare con un poliziotto. Appena gli uomini delle forze dell’ordine lo hanno raggiunto il pensionato si è tolto la vita con un colpo alla tempia.
Carlo Trabona e Antonina Scinta erano genitori di due donne, Maria Pina e Caterina, una delle quali è stata anche chiamata al telefono dal padre durante la sua follia: «Mi ha detto che aveva ucciso mamma». ha raccontato alla squadra mobile di Genova. Si sta indagando anche su presunti problemi psichici dell’uomo, ma la responsabile della squadra omicidi della Questura genovese Alessandra Bucci ha smentito che l’uomo fosse in cura psichiatrica: «Le figlie hanno raccontato che evidenziava qualche problema legato alla ossessiva gelosia per la moglie, ma non seguiva alcuna terapia». Tra l’altro, dal racconto delle due figlie agli inquirenti, la relazione passionale per la quale il padre avrebbe perso la testa sarebbe stata del tutto inesistente ma nonostante questo la donna sarebbe stata picchiata in passato per gelosia.
Altri due sono i particolari sui quali lavora il pubblico ministero Vittorio Ranieri Miniati: l’arma del delitto e i precedenti dell’omicida-suicida. La sparatoria è avvenuta con un arma detenuta illegalmente dall’assassino: si tratta di un revolver Smith Wesson calibro 38 provento di un furto risalente al 1979. Trabona aveva anche un precedente per omicidio volontario risalente al 1962 a Caltanissetta e un precedente per associazione a delinquere sempre risalente a quegli anni.
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