«Ai bamboccioni 500 euro al mese»

Anche questa domenica il piccolo grande uomo ci ha regalato un titolo. E mentre c’è chi se ne va al parco a divertirsi, Renato Brunetta sembra stia lì a lavorare con una squadra di autori a pensare la battuta da piazzare sui giornali. Non era ancora uscita la notizia della sua candidatura a sindaco e già annunciava un piano per portare a Venezia nuovi immigrati e un piano da 40 milioni di euro per il turismo. Non era ancora finita la polemica sui bamboccioni e lui aveva già pronta un’altra trovata: un sussidio di 500 euro per aiutarli a uscire fuori di casa. Ancora si discuteva della sua legge antifannulloni e lui proponeva i tornelli per costringerli a timbrare il cartellino.
Insomma, Renato Brunetta è da due anni il leader più capace di provocare e far discutere di cui il centrodestra disponga. Per esempio chi altro poteva conquistare apertura di pagina proponendo di mettere in coda ai sottotitoli dei programmi Rai i compensi dei conduttori? Di chiunque altro si sarebbe pensato che fosse soltanto una boutade: se lo dice Brunetta, invece, tra pareri pro e contro, se ne discute per un mese. Ecco, rispetto a tanti altri politici che alimentano la giostra delle agenzie il ministro della Funzione pubblica ha questa dote in più, il peso specifico, la capacità di immaginare la provocazione che buca. Gioca a zona, copre tutte le aree del campo ma sa anche andare in contropiede. Ricordate quando cominciarono ad apparire le prime vignette in rete contro di lui? Qualcuno gli dava del nano, centomila scherzavano sulla sua altezza. Lui, invece, istituì una commissione presieduta da un satirico di sinistra, come Stefano Disegni, e tramutò una campagna di aggressione in un concorso a premio. E che dire del corpo a corpo da cui è uscita a pezzi Daria Bignardi? La conduttrice dell’Era glaciale prova a prendere in giro Brunetta partendo da un ricordo consegnato al suo libro Rivoluzione in corso. Da giovane ricercatore il futuro ministro dormiva nel divano letto della fondazione Brodolini. Nella voce della Bignardi c’è del sarcasmo, ma Brunetta intuisce che la conduttrice non ha nemmeno letto le pagine che cita e la controinterroga, la prende in giro, la irride: «Lei non l’ha neanche aperto?». La Bignardi sulla difensiva: «Lei è molto scortese». Il ministro: «Anche lei». La Bignardi: «Io non mi sto divertendo...». Brunetta: «Neanche io». La conduttrice: «Vorrei che la finissimo qui». Brunetta, beffardo: «Anch’io».
Malgrado questa verve cattivista, malgrado l’uso del politicamente scorretto, malgrado gli insulti alla «sinistra per male che dovrebbe andare a morire ammazzata», Brunetta continua a essere in testa a tutti gli indici della popolarità. Brunetta non fa solo politica, usa le sue dichiarazioni domenicali per colmare i vuoti della politica, per cancellare i momenti di noia del bipolarismo imperfetto. Una volta propone la gentilezza per legge, un’altra attacca Tremonti: troppi veti, non sarà mai vicepremier. In tempi di inciuci dice no a D’Alema ministro della Ue e non esita ad attaccare le élite parassitarie della società che stanno tentando un golpe contro il governo. E se gli danno del fantuttone, risponde divertito: «Vorrà dire che lavoro molto, è una definizione che mi piace». In una stagione che smania per una politica di valori medi, di toni patinati di mezzibusti telegenici, l’uomo più snervante del Pdl è un folletto sarcastico e inventivo che non guarda in faccia a nessuno.
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