A parte la piccola comunità di amanti del football americano, pochi in Italia hanno segnato sul calendario la data di domenica 8 febbraio ma dall’altra parte dell’Atlantico tutti, in un modo o nell’altro, si faranno coinvolgere dalla febbre del Super Bowl. La finalissima che chiude la massacrante stagione della National Football League è l’evento annuale più seguito al mondo, con numeri in termini di ascolti globali secondi solo alla Coppa del Mondo di calcio. Se gli amanti del football sperano in una partita spettacolare tra le due squadre che si sono dimostrate le migliori durante la stagione, il resto degli spettatori sarà più interessato allo spettacolo musicale e alle tante curiosità che circondano questa partita. Vediamo cosa aspettarci dall’edizione 60 della finalissima della Nfl, che sarà disponibile in chiaro anche in Italia.
Patriots-Seahawks, 11 anni dopo
Le squadre che si sono conquistate il biglietto per la partita che può fare una carriera e consegnare l’agognato anello di campione del mondo sono i Seattle Seahawks, che hanno piegato i Los Angeles Rams nella finale della Nfc ed i New England Patriots, che sono sopravvissuti alla tormenta infernale di Denver, battendo di misura i Broncos nella finale della Afc. Queste due franchise si sono già affrontate in passato nella finalissima, 11 anni fa nel cavernoso impianto di Phoenix nel Super Bowl XLIX: allora i Patriots erano guidati dalla leggenda Tom Brady e, nonostante avessero chiuso il primo tempo sotto di 10 punti, riuscirono a ribaltare il risultato. Il finale, però, fu da brividi: Seattle era ad una sola yard dal touchdown a pochi secondi dalla fine della partita, una situazione nella quale si tenta quasi sempre una corsa. La scelta di Seattle fu di lanciare l’ovale ma il difensore Malcolm Butler capì tutto ed intercettò il pallone, consegnando la vittoria ai Patriots. Le squadre che si presenteranno domenica notte al Levi’s Stadium di Santa Clara sono molto diverse da quelle che si affrontarono allora ma continuano ad essere fedeli alla propria filosofia. I Patriots sono metodici, precisi, sbagliano poco o niente e rimangono calmi anche nelle situazioni più disperate. I Seahawks, invece, rimangono una squadra che punta sulla fisicità, sul controllare il ritmo della gara e, soprattutto, una difesa asfissiante che costringa gli avversari a sbagliare. Vendicare la sconfitta di allora nello stadio dei San Francisco 49ers, odiatissimi rivali di conference, sarebbe la ciliegina sulla torta di una stagione memorabile.
Drake Maye, l’erede di Tom Brady
Nel 2015 a guidare New England e Seattle erano due dei quarterback più iconici di queste franchises: Tom Brady, considerato da molti il più grande di tutti i tempi e Russell Wilson, unico Qb ad aver consegnato un Lombardi Trophy ai Seahawks. Entrambe le squadre tornano al Super Bowl dopo una stagione estremamente positiva e la conclusione di un faticoso processo di ricostruzione dei rispettivi roster. A conquistarsi le prime pagine saranno, come al solito, i due quarterback che arrivano alla partita della vita dopo percorsi molto diversi. Dopo la fine della dynasty con l’addio di Tom Brady e di coach Bill Belichick, i Patriots hanno vissuto stagioni molto complicate, tanto da finire ultimi nella propria divisione. Approdare per la dodicesima volta al Super Bowl non era affatto scontato all’inizio della stagione. In caso di vittoria, New England supererebbe San Francisco per numero di titoli e vittorie nella post-season complessive. Il protagonista di questa rinascita è sicuramente Drake Maye, che potrebbe diventare il quarterback più giovane di sempre a vincere un Super Bowl, battendo il record di Ben Roethlisberger. Maye aveva impressionato ad Alabama ma la sua prima stagione era stata estremamente complicata, tanto da far parlare di un trasferimento forzato. Quest’anno, invece, Maye sembra trasformato dal ritorno di Josh McDaniels, storico offensive coordinator ai tempi di Brady: trionfare alla seconda stagione nella Nfl lo farebbe entrare in un circolo estremamente esclusivo a soli 23 anni.
Sam Darnold, l’occasione della vita
I Seahawks sono sempre stati una squadra ai margini della Nfl, fino a quando la combinazione tra coach Pete Carroll e il quarterback Russell Wilson li vide finalmente portare a casa un titolo. La vera forza risiedeva in una difesa talmente ruvida da guadagnarsi un soprannome memorabile, la Legion of Boom, una delle secondarie più toste della storia del football. La dolorosa sconfitta contro New England fu l’inizio della fine per i Seahawks che da allora hanno faticato tantissimo a tornare ai vertici. Dopo anni di tribolazioni, la scommessa di affidarsi al defensive coordinator dei Baltimore Ravens Mike Macdonald è stata vincente. Più del classe 1987 nato a Boston ad attirare l’attenzione dei media è la storia del quarterback che ha portato Seattle al Super Bowl. Sam Darnold è alla sua prima stagione coi Seahawks ma il suo cammino è stato talmente complicato da far gridare al miracolo. Darnold ha cambiato cinque squadre in otto anni, venendo considerato da molti un fallimento totale. La terza scelta del draft del 2018 approdò in una delle franchises più disfunzionali della lega, i New York Jets, dove fu il più giovane a debuttare nella Nfl. La sua permanenza fu talmente disastrosa da rendere memorabile la sua dichiarazione dopo aver lanciato quattro intercetti contro i Patriots: “ho visto i fantasmi a bordocampo”. Sam non si perse d’animo neanche dopo un altro fallimento con i Carolina Panthers e due altre stagioni con tanti infortuni e poche buone prove. Darnold imparò molto nell’anno passato a San Francisco come secondo prima di giocarsi il tutto per tutto quando i Minnesota Vikings lo ingaggiarono per un anno. Una stagione memorabile che vide Darnold diventare uno dei migliori della lega lo ha portato al passaggio ai Seahawks dove non ha sbagliato praticamente niente e pareggiato il record di Tom Brady, l’unico a vincere 14 partite per due stagioni consecutive. Tra Darnold e l’apoteosi ci sono proprio i Patriots, quella squadra che l’aveva fatto diventare lo zimbello della Nfl. Una storia hollywoodiana che aspetta solo il lieto fine.
L’escalation folle dei prezzi
Il football è da anni il dominatore assoluto del panorama sportivo a stelle e strisce, eclissando sia la pallacanestro che il baseball, il che spiega perché i posti a disposizione per partecipare alla finalissima siano i più richiesti ogni anno. Se è estremamente complicato ottenere uno dei biglietti, il prezzo per assistere dal vivo al Super Bowl a San Francisco è ormai fuori controllo. Secondo un rapporto pubblicato da Vivid Seats, chiunque voglia assicurarsi un biglietto per la partita di domenica notte dovrà prepararsi a spendere migliaia e migliaia di dollari. Il 3 febbraio il biglietto più economico per la partita tra Seahawks e Patriots costa ben 4.552 dollari: se vi sembra eccessivo, stiamo parlando dei posti peggiori, dai quali è spesso difficile capire cosa stia succedendo. Il prezzo medio al Levi’s Stadium è ben più alto, 7.497 dollari: la situazione è migliorata rispetto alla settimana scorsa, quando il prezzo medio per il Super Bowl LX sfiorava i diecimila dollari. Se l’aumento dei prezzi è un problema annoso, la situazione è peggiorata molto rispetto alla partita dell’anno scorso, quando si era toccato il minimo dal 2019. Per rendersi conto dell’escalation negli ultimi anni basta guardare a quanto vi sarebbe costato assistere all’incrocio tra Seattle e New England nel 2015: il prezzo medio per un biglietto per il Super Bowl a Phoenix era di 2.623 dollari, quasi quattro volte meno rispetto alla media dei biglietti venduti finora. A spingere in alto i prezzi è sicuramente stata la vicinanza di San Francisco a Seattle, con il 61% degli spettatori presenti domenica che tiferanno per i Seahawks. Una volta entrati allo stadio non aspettatevi che il salasso sia finito: un bicchiere da mezzo litro di birra al Levi’s Stadium costa normalmente 14 dollari ma i prezzi saliranno di parecchio per il Super Bowl. La cosa non preoccupa i super-ricchi e le celebrità, che spenderanno molto di più per accedere alle aree più esclusive dello stadio: il biglietto più caro per la sezione Vip sulle 50 yard è in vendita per la bellezza di 69.030 dollari. Sempre che ne troviate uno.
Halftime show, ICE e Trump
Considerato il clima arroventato negli Stati Uniti, era forse ottimistico pensare che lo show durante l’intervallo della partita più attesa dell’anno sfuggisse alle polemiche. Pochi, però, si aspettavano che la scelta del cantante trap portoricano Bad Bunny si trasformasse in una tempesta mediatico-politica. La scelta della Nfl di assoldare un artista che canta solo in spagnolo era già stata criticata pesantemente dopo l’annuncio ma le dichiarazioni durante i Grammy Awards di domenica scorsa hanno alzato ulteriormente la temperatura. Nel mirino, ovviamente, la famigerata Immigration and Customs Enforcement, diventata il nemico pubblico numero uno della sinistra mondiale. Trump aveva già definito la scelta del cantante reggaeton “terribile” mentre il senatore dell’Alabama Tuberville ha definito la finale di quest’anno il “Woke Bowl”. Non è certo il primo anno che l’Halftime Show, uno dei pochi eventi culturali seguito in maniera religiosa da tutto il paese, viene criticato pesantemente dalla destra americana, tanto da spingere qualche giocatore di football ad invitare alla fine della politicizzazione dello sport. Se il commissioner della Nfl Roger Goodell ha definito Bad Bunny “uno dei più grandi artisti al mondo”, il 31enne portoricano sta attizzando il fuoco delle polemiche, causando parecchi grattacapi ai proprietari delle squadre di football. L’invito al pubblico americano di “imparare lo spagnolo se non capite che cosa ho detto” è stato ripreso ovunque, tanto da spingere Turning Point Usa, l’organizzazione fondata da Charlie Kirk, ad organizzare uno show alternativo guidato da Kid Rock, che non ha mai nascosto le sue simpatie per Trump. La Nfl non sembra preoccuparsene più di tanto: il suo scopo è aumentare la penetrazione in Sudamerica, come dimostrato dalla prima partita ufficiale tenuta qualche mese fa a San Paolo, un altro passo dopo le gare organizzate allo Stadio Azteca di Città del Messico. Come se non ci fossero abbastanza polemiche, il Dipartimento della Sicurezza Nazionale non ha escluso che agenti dell’Ice e di altre agenzie saranno presenti allo stadio per controllare se non ci siano illegali tra il pubblico. La petizione organizzata dal gruppo di sinistra MoveOn al grido di “niente Ice al Super Bowl” ha già superato le centomila firme.
Con la tensione talmente alta, si spiega perché, al contrario di quanto successo l’anno scorso, Donald Trump abbia deciso di dare forfait. Una scelta che, però, difficilmente attenuerà le polemiche: neanche lo sport più amato riesce più a distrarre l’America dai suoi problemi.