Se vuoi diventare un grande maratoneta non puoi prescindere dal domare la più celebre del mondo: quella di New York. Yeman Crippa ha chiuso 2° in 2h6′14″ (sesta prestazione italiana di sempre), battuto soltanto dallo svedese Almgren (2h6′01), campione europeo dei 10.000, al debutto nella prova di 42.195 metri della Grande Mela, e con il quale ha ingaggiato un confronto avvincente rimanendo coperto nel cuore della corsa. Lo scandinavo nell’ultimo chilometro si è lasciato dietro il poliziotto, salito sul podio con Mofolo del Lesotho, il quale non poteva festeggiare in modo migliore il 21° compleanno. È andata come l’aveva immaginata il trentenne trentino anche se sperava di vincerla: «Si deciderà nel finale» prevedeva Yeman, che per preparare la mitica prova ha corso 200 km al giorno. Ha migliorato di quasi 3 minuti il tempo del futuro olimpionico Stefano Baldini, quinto nel 2002 in 2h09′12.
Di certo ha riannodato il filo con la grande tradizione italiana della maratona che festeggiava mezzo secolo attraverso i 5 distretti della città. Proprio nel 1976 la corsa passò per la prima volta a Staten Island, Brooklyn, Queens, Bronx e Manhattan. L’ultimo italiano a salire sul podio era stato Faniel, terzo nel 2021. Yeman regala all’Italia il miglior piazzamento dalla vittoria di Giacomo Leone nel 1996: Crippa è anche il settimo italiano sul podio dell’epica maratona. Il primo podio risale a Laura Fogli, terza nel 1983. Ma fu il doppio trionfo di Orlando Pizzolato, ferrarese come la Foglia, nel 1984 e nel 1985 («Pizzo what?» si chiese la Nbc) a stregare anche gli italiani. Che nel 1986 esultarono per la terza impresa realizzata dal bresciano Gianni Poli. Nel 1998, si esaltò invece la romana Franca Fiacconi. New York è una delle 5 maratone major con Tokyo, Boston, Londra, Sydney, Berlino e Chicago. Per Crippa è un’altra prova che rafforza la scelta di puntare sulla maratona anche in chiave olimpica: ad aprile a Parigi aveva vinto con il personale di 2h05′18. «A New York non si va per fare il personale, sogno di vincere o di arrivare tra i primi 3». E’ stato di parola.
