Anche Marine Le Pen stronca Fini: "Le malattie prima o poi finiscono..."

La leader del <em>Front National</em>: &quot;Dietro il cambio di rotta di Fini c’è stata una ricompensa...&quot;. Sull'immigrazione: &quot;Serve una diga per arginare l'invasione dall'Africa&quot;<br />

Roma - Gianfranco Fini? «È sta­to ricompensato». L’eurode­putata e candidata all’Eliseo, Marine Le Pen, che da genna­io ha preso il posto del padre Jean Marie alla guida del Front National, non ha rim­pianti del vecchio compagno di viaggio. Ieri a Roma ha fatto il punto assieme al leghista Mario Borghezio e al «sarkozo­logo » Fabio Torriero sulla re­cente visita a Lampedusa. Il Giornale l’ha intervistata.

Presidente Le Pen, che co­sa ha visto a Lampedusa?
«Ho visto l’inizio di un’on­da. O l’Europa riesce a costitu­ire una diga oppure la bomba demografica dei Paesi norda­fricani le esploderà in faccia».

In alcuni casi si tratta di persone che fuggono da conflitti. «La maggior parte è costitui­ta da coloro che io chiamo “ ri­fugiato economici”, ossia per­sone che cercano di fuggire a condizioni di vita molto diffici­li. La maggioranza delle perso­ne che arrivano a Lampedusa sono tunisini, il regime di Ben Ali è caduto e quindi rifugiati politici possono essere soltan­to i parenti di Ben Ali».

Che cosa significa la ripro­posizione del concetto di «Europa delle Nazioni»?
«Vuol dire affrontare seria­mente il problema. Significa mettere in campo una volon­tà veritiera di fermare i flussi migratori. Se l’Italia dovesse ospitare tutti i rifugiati econo­mici che si presentano ai suoi confini, dovrebbe ospitare metà della popolazione mon­diale. L’organizzazione euro­pea che si occupa della mate­ria, Frontex, ha sede in Polo­nia e per polacchi, lituani e let­toni la questione di Lampedu­sa non è una priorità».

Che cosa si dovrebbe fare?
«Gli accordi bilaterali Italia-Francia, Francia-Spagna e Ita­lia- Spagna per i respingimen­ti sarebbero molto più efficaci per combattere l’immigrazio­ne clandestina, fermo restan­do il diritto d’asilo che va veri­ficato sulle barche al largo. Tutto ciò consentirebbe di af­frontare il problema molto meglio di quanto faccia il pre­sidente della Commissione Ue, Barroso».

La accuseranno, come in passato, di xenofobia.
«È un errore. La xenofobia è odio verso gli altri. Il patriotti­smo amore verso se stessi».

Andare a Lampedusa assie­me a Borghezio ha fatto storcere il naso ai benpen­santi anche in Italia.
«Con la Lega Nord e con il Partito della Libertà olandese condividiamo l’analisi del problema, le inquietudine e, pur tra le differenze, si può co­st­ruire un percorso verso le so­luzioni per costruire l’Europa delle Nazioni».

La sua proposta politica prevede l’uscita della Fran­cia­e degli altri Paesi Ue dal­l’euro. Può spiegarla?
«L’euro ha finito col rende­re più deboli Paesi in difficol­tà come Grecia e Irlanda che, pur accettando le condizioni poste dal Fondo Monetario In­ternazionale, hanno visto i tas­si di interesse aumentare e di conseguenza il costo del pro­prio debito. Gli altri Paesi han­no dovuto rinunciare alla so­vranità sulla moneta e sulle politiche economiche, salaria­li e pensionistiche. Conveni­va pagare questo prezzo?».

Tra i maggiori detentori di titoli pubblici italiani e francesi ci sono Paesi emer­genti come la Cina. Un’usci­ta dall’euro non creerebbe problemi?
«Più i popoli europei perdo­no la loro sovranità più Stati come la Cina diventano po­tenti e in grado di condiziona­re le nostre economie».

Non vede rischi, quindi?
«Quel che ci interessa è usci­re da un’Unione Europea che assomiglia sempre più al­l’Unione Sovietica. I popoli stanno meglio se possono di­fendere la loro sovranità».

Alcuni analisti hanno indi­viduato molte somiglianze tra la sua linea politica e quella di una certa sinistra. Secondo lei, esistono anco­ra destra e sinistra?
«Tra destra e sinistra vi sono differenze di gradazione non di natura. Per questo motivo preferisco parlare di naziona­­listi e mondialisti. Intenden­do con quest’ultimo termine coloro che affermano la supre­mazia del libero scambio e la repressione delle identità».

I sondaggi la danno in van­taggio di due punti su Nico­las Sarkozy alle presiden­ziali 2012. In che cosa ha fal­lito il suo avversario?
«Bastano due parole: ha tra­dito e ha mentito. Gli ultimi sondaggi ci infondono molta fiducia. È un risultato spetta­colare».

Che cosa pensa del presi­dente della Camera, Gian­franco Fini, e del suo cam­biamento di rotta?
«È stato ben ricompensato per le sue attuali posizioni po­litiche. Ma come si dice in Francia: “Tutte le malattie fini­scono”».

E del presidente del Consi­glio Berlusconi?
«Non condivido le sue posi­zioni europeiste e la vicinan­za a Sarkozy. Apprezzo l’avvi­cinamento alla Russia per ac­quisire indipendenza energe­tica e credo che questo gli ab­bia causato alcuni problemi».

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