Gli angeli dei soccorsi: "Siamo ancora in lotta. Record di donazioni"

Era un anno fa e Nembro era l'inferno. Una cittadina di 11.500 abitanti flagellata da un morbo che, in poche settimane, si portò via 188 abitanti.

Nembro (Bergamo). Era un anno fa e Nembro era l'inferno. Una cittadina di 11.500 abitanti flagellata da un morbo che, in poche settimane, si portò via 188 abitanti. Morte e paura erano ovunque. Nelle strade deserte, dietro portoni e finestre sprangate, nelle vetrine coperte dai lugubri avvisi in cui si ricordava che il proprietario non sarebbe mai tornato. E poi c'erano i malati. Centocinquanta appestati con in testa il sindaco Claudio Cancelli costretti all'isolamento e circondati dal terrore. Ma c'era anche chi resisteva. Erano l'assessore ai lavori pubblici Matteo Morbi e i 100 angeli di Nembro, un manipolo di coraggiosi che vestita la divisa della protezione civile guidava la resistenza al virus.

Oggi solo a ricordare quei giorni Matteo, 44 anni, sente un brivido corrergli lungo la schiena. «Non so come ho fatto a non ammalarmi, a giugno quando ho fatto il sierologico avevo 130 di anticorpi. In pratica sono già vaccinato». Il perché è facile da capire. Chi scrive in quei giorni vide Matteo caricarsi in auto i malati di Covid e portarli all'ospedale o assisterli portando cibo e medicine a domicilio. Di quell'incubo nulla è svanito. «Vivessi cent'anni non dimenticherò mai le sirene delle ambulanze nel silenzio di un paese diventato cimitero. Ma di quella lezione abbiamo fatto tesoro. Qui nessuno cantava sui balconi. Non ne avevamo certo voglia. L'aver vissuto quell'orrore ci ha insegnato, però, ad essere previdenti, solidali e consapevoli della necessità di gestire al meglio gli aiuti. Qui non servono i vigili per far indossare le mascherine o evitare gli assembramenti. Ci viene naturale come ai reduci di guerra. E la solidarietà non si è mai spenta. Molti dei volontari di quei giorni sono entrati nella Protezione Civile. E poi ci sono le donazioni. A marzo la nostra Casa per Anziani perse 47 ospiti su 87. E poi arrivò la crisi. Senza metà delle rette la casa sembrava destinata a chiudere. Ad agosto abbiamo lanciato una raccolta di fondi e a novembre avevamo in cassa oltre 400mila euro di donazioni».

Ma il capitolo di cui Matteo è più orgoglioso è la gestione degli aiuti. «Stato e Regione non ci hanno abbandonato. In pochi mesi ci sono arrivati 500mila euro per le opere pubbliche e 700mila per l'assistenza alle famiglie. Noi, anche per rispetto dei morti, abbiamo cercato di utilizzarli al meglio. Abbiamo sbloccato i cantieri utilizzando le agevolazioni sugli appalti garantiti dalle norme anti-Covid e abbiamo fatto assumere i membri delle famiglie più colpite dalla pandemia. Con quei soldi abbiamo rifatto il centro del paese e concluso le opere pubbliche bloccatesi a inizio del contagio spendendo tutti i fondi assegnati. Dove non siamo arrivati con il lavoro abbiamo impiegato i buoni pasto tra gli 80 e i 400 euro mensili. Insomma siamo risaliti dall'inferno, ma non possiamo ancora cantare vittoria. Qui in paese abbiamo 780 ultraottantenni. Solo quando avremo i vaccini per loro e per il resto della popolazione Nembro potrà dire di aver vinto la sua battaglia».

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