Immaginate di essere condotti all'interno di uno sterminato ospizio diviso in padiglioni occupati dalle varie specie di artisti, letterati, intellettuali. Ogni pensionante conserva, in una teca di plexiglas, una foto che lo raffigura al culmine della sua carriera; il che implica che per lui una carriera, ormai, non vi sia più, che abbia fallito e che solo la pubblica carità gli permetta di sopravvivere. Immaginate che ad un certo punto della visita vi si mostri, come accadde a Dante nell'Inferno, un posto vacante, un buco di colombario che attende ancora il suo ospite. L'ospite siete voi...
È quel che succede alla gola profonda al centro dell'ultima follia di Francesco Permunian, Anime farfuglianti nella notte (Palingenia, pagg. 279, euro 29). Romolo Maria Podrecca è un aspirante romanziere che, per scalare il Parnaso negli anni ruggenti in cui "Mondadori Rizzoli e Feltrinelli spedivano i loro direttori a fare la spesa in casa dei piccoli editori di Roma saccheggiando i loro cataloghi", aveva creduto opportuno farsi assumere a Segrate come correttore di bozze. Anni dopo, constatata la sua mancanza di talento come pure l'irreversibile estinzione dei gattopardi editoriali e la loro sostituzione con le iene, si ritrova in un mondo in cui gli scrittori, per farsi pubblicare, danno appuntamento agli editor a mezzanotte, al bar della stazione: "Appena ci ho messo piede ho ricevuto un pugno in faccia: Adesso hai capito con chi hai a che fare? Hai capito sì o no che l'editoria non è un educandato per signorine di buona famiglia?".
Lasciato il palazzo di Segrate, Podrecca viene assunto in una nuova casa editrice, Las Bellas Letras, che ha sedi in tutta Europa e gli uffici della direzione a Lugano. Nata da una rivista sudamericana, probabilmente finanziata dalla Cia, Las Bellas Letras è guidata da Mariana Quintero Hoffman, un'immigrata venezuelana che per accomodarsi sulla poltrona più comoda ha sedotto il proprietario gay della casa editrice travestendosi da uomo e sbrigando la faccenda in piedi; uno sgabello in legno massello ha permesso di superare l'ostacolo costituito dal fatto che lui è "uno gnomo della finanza elvetica", e non in senso metaforico.
Mariana è interessata alle ambizioni di un giornalista di Caracas in pensione, Agostino Cetulio Vargas, che a sessant'anni suonati decide di scrivere un capolavoro, Almas balbuceantes en la noche. Il suo appartamento si affaccia sul Cemeterio General del Sur, per cui gli basta aprire la finestra per captare le richieste di migliaia di cessati spiriti venezuelani ivi sepolti che desiderano solo una cosa: che si raccontino le loro vite e che si facciano parlare le loro anime, farfuglianti o no che siano. L'opera, chiuso il cantiere, dovrebbe aggirarsi sulle tremila pagine; se tutto va bene, a confronto il Finnegans Wake di Joyce sembrerà una novella tirata per i capelli. Per il momento, Agostino ha scritto solo due pagine del prologo; il che non gli impedisce di far squillare un telefono italiano alle tre di notte, perché qualcuno gli ha passato il numero di Mariana.
Del romanzo (quello di Permunian, non quello di Agostino Cetulio Vargas) fanno parte anche Liborio Godofredo Buendia, marito tradito di cui Mariana vorrebbe pubblicare le intercettazioni ambientali ("Riporti ogni cosa per filo e per segno, come ha saputo fare Parise in L'odore del sangue!"); Rosaura Pompilia Ordones, "gran sacerdotessa del femminismo pariolino" e paladina di una società basata sul matriarcato; Assuntina Maria Capodistria, vedova e insegnante di lettere in pensione che "oltre a sfornare versi improntati a un raffinato lirismo vedovile" presiede i lavori di un Gruppo di Lettura & Scrittura di cui è segretario verbalizzante Vilfredo Vanelli: l'uomo è impegnato a convincere i membri del gruppo a pubblicare a loro spese con Bellas Letras e viene pagato in base al numero di polli che riesce a spennare. "Come arrangiarsi per non perire? So di altri che hanno aperto l'ennesima scuola di scrittura, io mi limito a imbarcare su un vecchio pulmino il maggior numero di iscritti a quei gruppi di Lettura & Scrittura che frequento per accompagnarli al Salone del libro di Torino...".
Permunian nega che il sottotitolo del romanzo ("Mezza centuria di microstorie sul fallimento come opera d'arte") alluda alla celebre Centuria di Giorgio Manganelli; in ogni caso, se l'onomastica sudamericana ammicca al Gadda della Cognizione del dolore e il complottismo settario ma accademico a Bolaño, l'impianto di Anime farfuglianti nella notte è puro Permunian. Le incursioni nella goliardia più dotta e sfrenata si sprecano, si fanno nomi e cognomi di figure note del panorama letterario italiano, da Calvino e Pavese fino a Gian Arturo Ferrari; in una pagina compare anche il nostro Luigi Mascheroni, autore di un volume dedicato all'arte del plagio. La tentazione di descrivere il panorama letterario italiano come un baraccone è troppo forte per resistervi.
Le auto-pubblicazioni, gli scrittori che si trasformano in pagliacci sui palchi di festival e sagre o quelli che aprono l'ennesima agenzia letteraria non sono forse legione? Guidato dall'inevitabile esortazione di Samuel Beckett ("Fallisci meglio!"), Permunian lascia intendere che, lungi dal costituire una condanna al silenzio, il fallimento ha una sua durata, una sua loquacità, un suo respiro. La felicità provocata dal successo, ha osservato Adriano Panatta, dura due secondi, ma si può fallire per mesi, anni. Al limite, con un pizzico di fortuna, si può vivere dignitosamente solo di fallimenti.