Anziani intossicati Atti Asl in Procura

L’assessore chiede un rapporto sull’epidemia alimentare. «Non è stata salmonella ma il cibo era mal conservato»

Anziani intossicati 
Atti Asl in Procura

Ora è il momento dei controlli. Il caso dell’intossicazione alimentare alla clinica per anziani Palazzolo ha messo in moto anche politici e tecnici. Per verificare le dinamiche e le eventuali responsabilità. In ballo ci sono 262 pazienti intossicati e le indagini serviranno anche a capire se la morte di tre anziani, deceduti proprio in quelle ore, è da attribuire al cibo servito in tavola o meno.
La Regione Lombardia ha chiesto chiarimenti alla direzione della clinica Palazzolo, controllata dalla fondazione Don Gnocchi. «Quando riceveremo il rapporto, trarremo le nostre conclusioni. Aspettiamo la relazione nei prossimi giorni, dopo di che valuteremo il da farsi» si limita a commentare l’assessore lombardo alla Sanità, Luciano Bresciani. Ovviamente non si parla di far saltare l’accerditamento della clinica, non ci sono ancora gli elementi per decidere.
Intanto gli igienisti del dipartimento prevenzione dell’Asl hanno effettuato tutti i controlli del caso, nelle cucine e nelle mense. Risultato: la colpa dell’intossicazione collettiva è da attribuire al vitello tonnato, mal conservato in frigorifero, a temperature non adeguate.
Si esclude comunque l’ipotesi salmonellosi, come già precisato ieri dal direttore dell’istituto. «Abbiamo analizzato il cibo servito agli anziani - spiega Edgardo Valerio, responsabile del dipartimento di prevenzione dell’Asl - e non è stato riscontrato il batterio della salmonella. Siamo quasi certi che si tratti di una tossina molto meno nociva. Si chiama clostridium perfrigens ed è una spora che può svilupparsi negli alimenti. Provoca diarrea, dolori e disturbi intestinali, ma non febbre, al contrario della salmonella». Gli stessi sintomi che hanno avuto agli anziani colpiti dal batterio. Malori accusati in maniera più forte dai più debilitati.
Per evitare lo sviluppo della tossina incriminata, gli alimenti, dopo la cottura, dovrebbero essere conservati a temperature inferiori ai 10 gradi, oppure superiori ai 70. Altrimenti è facile che la spora trovi terreno fertile per crescere. Evidentemente, nelle cucine della clinica non sono stati rispettati tutti i protocolli d’igiene. «Non abbiamo riscontrato sporcizia - spiegano gli ispettori dell’Asl - ma vanno riviste le procedure di preparazione e di conservazione degli alimenti». Per ora, come precauzione, è stato buttato tutto ciò che era all’interno dei frigoriferi per scongiurare il rischio di un’intossicazione bis.
«In base ai primi accertamenti - precisa Edgardo Valerio - sembra azzardato collegare la morte dei tre anziani all’intossicazione. Probabilmente sarebbero deceduti indipendentemente da quanto accaduto nelle cucine». Saranno comunque le autopsie ad escludere o meno un collegamento. L’Asl, una volta conclusa la relazione sulla clinica, ne invierà una copia sia alla Regione Lombardia sia alla procura. La collaborazione con il direttore della clinica, Maurizio Ripamonti, è totale. L’obbiettivo è fare chiarezza e creare le condizioni per cui non si ripetano episodi del genere.

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