Arbore: «Il pittoresco ci ha rovinato Tolleranza zero come a New York»

Il musicista e show man propone per la sua città d’adozione un sindaco come Rudolph Giuliani: «Con le vie di mezzo non si va da nessuna parte. Qui bisogna ripulire tutto»

Gianluigi Nuzzi

«Il Toro va preso per le corna».
Arbore di quale toro parliamo?
«Bisogna togliere Napoli da quelli che fottono i Rolex per strada, da questo consumismo accattone con il coltello sotto la gola. La gente ha paura. Quartieri persino centrali che sfuggono ai controlli. Non so se il sistema Tolleranza Zero di Rudolph Giuliani per New York possa funzionare. Non me ne intendo di eserciti e carrarmati. Ma le strade sono solo due: o le buone o le cattive. Con le vie di mezzo non si va da nessuna parte».
Ma Napoli ha sempre avuto un’immagine così, della delinquenza da strada, i quartieri spagnoli...
«Guardi che riattacco. La vera retorica è proprio questa, buttarla sul pittoresco, sul colore, dimenticandosi così le bellezze naturali, la cartolina del Golfo, Castel dell’Ovo e il Maschio Angioino...»
Pare un depliant...
«Macché, io sono furibondo. Napoli, la mia città d’adozione è ridotta così perchè la parte sana della città scuote la testa, i miei ex compagni di università oggi fanno spallucce, dicono sì ma che ci vuoi fare? E la situazione si cronicizza, i turisti scappano terrorizzati, i giapponesi devo infilarsi al polso l’orologio di plastica perchè quello buono te lo fregano al primo incrocio. È infamante, no? Aggressione dopo aggressione, i morti lasciati per strada, Napoli diventa Rio».
Arbore, che dovremo fare?
«Mi rivolgo alla Napoli per bene. Deve esserci una frattura definitiva con certi ambienti. Bisogna emarginare i delinquenti che sfigurano i ricordi, sbiadiscono le bellezze naturali, culturali. Invece, la gente non parla».
Avrà paura.
«La Napoli per bene non è presente, ignora i problemi, vive senza parlarne. Fa finta di non assistere a questo saccheggio. Di cultura ed emozioni, di gesta e chiacchiere, dell’anima popolare che vivi camminando per San Domenico Maggiore, Forcella, ancora Spaccanapoli. Un tempo c’era il furtarello dello scugnizzo, non la micro criminalità».
La truffa della bottiglia di whiskey con acqua colorata...
«Altri tempi che rimpiango ogni volta che vado in città, che attraverso con paura piazza del Gesù. Oggi devi fare sempre attenzione. Se sbagli strada, vicolo, orario meglio che raccomandi l’anima a Dio. Paura, nient’altro».
Ma se non cambia la mentalità, le forze di polizia servono fino a un certo punto.
«Rischiamo di perdere i panorami più belli al mondo. Se la Napoli per bene reagisce, discute, immediatamente isola. Se lo Stato fa sentire la sua presenza, aumenta i presidi, recupera strada dopo strada i quartieri abbandonati, la gente si sentirà meno sola. Ripulire l’immagine della città, è questo il compito che ci attende. Che spetta a chi tiene Napoli nel cuore».
Oppure Tolleranza Zero....
«Oppure rassegniamoci a una città che verrà non tradita ma abbandonata dal turismo. Con americani, russi e giapponesi che faranno la fila da Capodichino diretti a Sorrento. Una volta ero un grande frequentatore della Napoli popolare. Mi infilavo nella Napoli etnica, delle grida della gente, nella città dei mercati, del passeggio, della città che fa vibrare. Poi però hanno perfino cercato di assimilare la Napoli popolare alla Napoli periferica. Due identità diverse e incompatibili. La Napoli popolare corre su fotografie in bianco e nero. Commuove nella vita dei vicoli. Tocca, la dignità che incontri in un vecchio che ti squadra dalla sedia impagliata. La periferia oggi è invece un altro mondo. Non ci puoi andare. È in mano alla violenza spiccia dell’invidia. A chi ruba non per soddisfare una necessità ma un desiderio superfluo. A chi comanda per il piacere di imporre una violenza, un ordine suo nel disordine, regole scritte sul terrore e silenzio. Ma quando parlo così i miei amici napoletani d’infanzia nicchiano. Perchè subentra l’assuefazione, i problemi vanno in metastasi. E loro si sentono ancora più inermi di quanto lo sono. Pensano in cuor loro che la partita è persa. E abbandonano il campo a metà del secondo tempo. Sognano quando il Napoli vincerà lo scudetto e per qualche tempo tutti torneranno ad essere più buoni. Ma così uccidono Napoli e, ancora peggio, la napoletanità».
gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it

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