L’inchiesta della Procura di Ravenna sui presunti certificati falsi effettuati in ospedale per liberare i migranti dai Cpr sta assumendo contorni sempre più vasti, soprattutto per il lungo periodo che viene preso in considerazione dall’indagine. L’estrazione dei dati, infatti, va da maggio 2024 a gennaio 2026.
Non si è, quindi, davanti a casi isolati, bensì a un ipotetico sistema che avrebbe reiterato il reato in modo consapevole e soprattutto coordinato.
Il tutto nasce da un’indagine dello Sco (Servizio Centrale Operativo, un ufficio di alto livello della Polizia italiana, inserito nell'ambito della Direzione Centrale Anticrimine) e della Squadra Mobile: dopo che hanno redatto l’informativa si è quindi deciso di vergare la perquisizione informatica, che mira proprio allo studio del contenuto delle chat tra i vari indagati (che sarebbero più di sei) per capire il funzionamento del meccanismo, il metodo tramite ci avrebbero agito e in quanti casi, anche se sarebbero certamente già decine e decine i casi in cui sarebbero stati formulati certificati falsi per far sì che venissero attestate patologie incompatibili con la vita comunitaria.
E l’oggetto di interesse si può dedurre anche dall’attività di estrazione e di analisi dei dati che verrà fatta attraverso determinate parole chiave come «extracomunitario», «cpr», «detenzione», «trattenimento», ma anche «ong» e una sigla che spicca in particolare.
Si tratta di «Simm», che potrebbe proprio corrispondere alla Società italiana di medicina delle migrazioni, il cui presidente è Marco Mazzetti, che nasce come pediatra e poi si occupa di psichiatria.
Lo stesso che in un’intervista ha espresso una teoria piuttosto sui generis, secondo cui i migranti «partono sani e sani arrivano da noi; questo è vero sia per quanto riguarda la salute fisica che quella mentale. Si ammalano poi nel nostro Paese a causa delle condizioni di vita che trovano».
Beh, difficile dire che la struttura socio sanitaria in Italia sia più precaria di certe realtà da cui provengono i cittadini extracomunitari.
A decidere di presentare un’interrogazione parlamentare al ministro della Salute Orazio Schillaci è la Lega con la senatrice Elena Murelli: «Per la Lega è un fatto gravissimo e surreale.
Faremo un’interrogazione al ministro della Salute per fare luce sulla vicenda e valutare l’invio di ispettori. Se è vero che ci sono stati medici che hanno rilasciato certificazioni false aggirando le decisioni dell’autorità giudiziaria, impedendo così l’allontanamento di soggetti pericolosi, saranno necessari opportuni provvedimenti.
Mettere a rischio la sicurezza della nazione, favorendo l’immigrazione clandestina, non è compatibile con i principi dell’etica e della professione medica: se qualcuno ha sbagliato dovrà essere radiato». Questo anche in virtù del fatto che diversi immigrati poi rimessi in libertà avrebbero commesso diversi reati contro la persona.
E, mentre il il presidente della Regione Michele De Pascale esprime vicinanza ai medici piuttosto che alla Procura, la rete antagonista è già pronta a mobilitarsi e, infatti, lunedì ci sarà un flashmob fuori dall’ospedale per cui le forze dell’ordine sarebbero già allertate vista l’adesione anche di elementi appartenenti alla rete anarchica, che nei propri canali si sono già espressi giudicando l’inchiesta come una forma di «accanimento di Stato. Non è sicurezza.
Siamo pronti a compattarci e formare un fronte unico», scrivono. Mentre la rete dei «no cpr» ha lanciato un «appello urente» e una petizione a supporto dei presunti delinquenti animati dal solo scopo di opporsi alle politiche del governo.