L’Annunciazione di Artemisia Gentileschi ha viaggiato blindata per due giorni e dal Museo e Real Bosco di Capodimonte a Napoli è arrivata in tutta la sua maestosa potenza al Museo Diocesano: fino al 31 gennaio, è protagonista del consolidato appuntamento d’Avvento «Un Capolavoro per Milano». Alta due metri e mezzo, larga 179 cm, firmata e datata 1630, è considerata la prima opera realizzata dalla celeberrima artista a Napoli.
Artemisia Gentileschi (1593-1654) è all’apice della sua maturità artistica: tutti i committenti, comprese le sfarzose corti europee, si contendono i suoi dipinti. È la prima donna a conquistare una posizione così apicale nella storia dell’arte. Non ha avuto una vita facile, Artemisia: avviata al disegno dal padre Orazio, anche lui pittore, talentuosissima, subisce uno stupro dal suo maestro, Agostino Tassi. Seguiranno il processo, la condanna dell’uomo e il matrimonio (di interesse) con il docile Pierantonio Stiattesi.
«La vicenda personale di Artemisia è nota e imprescindibile, ma ridurla a un mero simbolo di riscatto femminista sarebbe limitante dice al Giornale Nadia Righi, direttrice del Diocesano e curatrice della mostra con Mario Epifani -. Artemisia fu anzitutto una grande artista, consapevole dei propri mezzi e dotata di straordinario piglio imprenditoriale. In un’epoca in cui gli artisti, specie a Napoli, erano fermi all’imitazione dei chiaroscuri di Caravaggio, lei cercò nuove strade: arricchì la tavolozza con una gamma cromatica brillante, fatta di «gelaterie policrome», come scrisse il grande critico Roberto Longhi». Proprio con la citazione di Longhi si apre la mostra, che si concentra su come Artemisia affronti il tema dell’Annunciazione. Diversamente da altre rappresentazioni tradizionali, la «pittora» (così si definiva) sceglie di fissare sulla tela un istante sospeso, quello prima del «sì» di Maria.
Nel testo del Vangelo di Luca, il dialogo tra la donna e l’Arcangelo è mirabilmente scandito, tra sorpresa, indecisione e scelta finale: «Artemisia traduce questa complessa dinamica interiore raffigurando Maria con la mano alzata in segno di ascolto e l’altra al petto. L’Angelo è posizionato quasi di schiena: il quadro è tutto incentrato sulla libertà della Vergine spiega Righi - Artemisia, con sensibilità rara, rappresenta la decisione consapevole di Maria di fronte a una vocazione che le stravolgerà la vita». Per valorizzare questo aspetto, l’allestimento propone un gioco di luci e teli scenografici su cui sono trascritti i passi del Vangelo: è un accompagnamento efficace alla visione del dipinto.
Notevole anche la sala dedicata alle indagini diagnostiche non invasive condotte sull’opera, promosse da Fondazione Bracco che è main sponsor della mostra: di fatto, viene dimostrata l’intuizione di Longhi. Artemisia ha una tavolozza ricca e variegata: la sua pittura, cupa solo in apparenza, è figlia di un gran lavoro. Per il 25° anniversario del Museo Diocesano, giovedì 5 novembre, la mostra e la visita alle collezioni del museo saranno gratuite.
