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Arte e Storia

Due secoli e mezzo di Accademia. A Brera le opere dei maestri artisti

Nella Sala Stirling di Palazzo Citterio sono esposti 30 lavori dei docenti che sono stati in cattedra, da Carrà a Fumi, da Wildt a Martini. Unica eccezione: Fontana che non ha mai insegnato

Mostra Brera
Dimensioni: 34,6 x 33,5 x 24,5 cm. Photo: Daniele De Lonti

La Grande Brera celebra i duecentocinquant’anni della fondazione dell’Accademia di Belle Arti e lo fa ospitando fino al 10 gennaio negli spazi suggestivi della Sala Stirling (che si trova al centro del cortile di Palazzo Citterio, scendendo le scale) la mostra «I maestri di Brera. Insegnare l’arte», un progetto espositivo ben curato da Marina Gargiulo e Giovanni Iovane.

Si presentano al pubblico una trentina di opere firmate da artisti che, nel corso dei decenni, sono stati anche docenti di Brera, animando le aule e i laboratori dell’istituzione milanese. Non si tratta di un semplice omaggio, ha detto l’attuale direttore dell’Accademia, Franco Marrocco: «Celebrare due secoli e mezzo di storia non significa cedere a un monumento autoreferenziale, bensì riaprire le questioni fondative dell’insegnamento artistico. Mostrare le opere dei maestri vuol dire riannodare i fili di una comunità in cui l’eredità del passato agisce come fermento per le generazioni a venire, confermando Brera quale presidio insostituibile di ricerca visiva e futuro possibile».

Il percorso espositivo, arricchito dall’allestimento progettato da Francesco Librizzi Studio che ben si adatta alla particolarità dello spazio, si articola in sezioni cronologiche e tematiche: si comincia con «Le Radici della Modernità», ovvero il periodo che va dagli anni Venti ai Quaranta, dove incontriamo i docenti-artisti che hanno guidato il passaggio dalla tradizione ottocentesca alle prime istanze moderne. Ampio spazio è dedicato alla scultura: le firme sono quelle di Adolfo Wildt, Carlo Carrà, Arturo Martini e Achille Funi, tutti particolarmente sensibili nel ritrarre volti e corpi femminili. Si prosegue con una sezione intitolata «Dalla Tradizione all’Innovazione Radicale», che copre i decenni compresi tra gli anni Quaranta e gli anni Settanta: qui vediamo come protagonisti artisti come Marino Marini e Gastone Novelli, punti di riferimento per le avanguardie del Dopoguerra. Spunta anche il grande Lucio Fontana, che è una felice eccezione della mostra: è infatti l’unico artista esposto a non aver mai insegnato a Brera, sebbene abbia frequentato da studente l’Accademia (era l’allievo prediletto di Adolfo Wildt). In Sala Stirling è ricostruita la storia dei «buoni maestri di Brera»: non si poteva non approdare a «Brera Contemporanea e i Nuovi Linguaggi», che dagli anni Settanta arriva fino ad oggi. I paradigmi cambiano, l’arte diventa sempre più multidisciplinare: i nuovi maestri (e maestre) si chiamano Alik Cavaliere, Luciano Fabro, Rodolfo Aricò, Grazia Varisco e Renata Boero. In tempi ancor più recenti, ecco i lavori di «prof artisti» come Alberto Garutti, Fausta Squatriti, Giuseppe Maraniello e Ugo La Pietra, che hanno formato, con la generosità che solo certi creativi hanno, le ultime generazioni di allievi dell’Accademia di Belle Arti, che oggi conta quattromila e cinquecento iscritti.

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