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Arte e Storia

Frida Kahlo icona per caso? Una mostra ne analizza il mito

Morì sconosciuta e poi raggiunse la popolarità, il percorso a MyOwnGallery esplora le ragioni

Fino all'11 gennaio In bianco e nero «Frida Kahlo» di Imogen Cunnigham, 1951; a colori di Giselle Freund: «Frida painting her father's portrait in her studio in Casa Azul, Mexico City», 1948

Quando morì Frida Kahlo, nel 1954, il New York Times scrisse: «È morta Frida Kahlo, artista, moglie di Diego Rivera». Come si fa con i personaggi poco conosciuti. Eppure oggi il volto della pittrice messicana è paragonato a un’icona. Come l’Urlo di Munch, il David di Michelangelo, o La notte stellata di van Gogh. La sua faccia con lo sguardo intenso e le immancabili sopracciglia folte lo troviamo sulle tazze da caffè, sulle magliette e sulle cartoline. Cosa è successo? Come ha fatto l’artista a diventare un’icona? Non una sua opera particolare, ma lei stessa. Prova a rispondere la mostra «Attraverso i miei occhi: Frida Kahlo e la costruzione del mito» in corso a MyOwnGallery Superstudio Più (via Tortona 27) fino all’11 gennaio. Curata da Vittoria Mainoldi, l’esposizione analizza i fattori che hanno contribuito a questo processo, qualcuno, pare, fosse stato consapevolmente orchestrato dalla stessa pittrice. Come l’indossare abiti tradizionali messicani in netta controtendenza rispetto alla moda del tempo, oppure il fatto di cambiare elementi della propria biografia per allinearsi idealmente alla causa rivoluzionaria dichiarando di essere nata nel 1910, anno d’inizio della rivoluzione messicana, o attribuendosi origini ebraiche.

È dunque verosimile affermare che Frida Kahlo costruì con straordinaria lucidità la propria immagine, dando vita a una forma di autorappresentazione anticipando con sorprendente modernità dinamiche oggi diffuse nell’era dei social media e dell’identità visuale. Di particolare interesse è anche il rapporto dell’artista con la fotografia. La Kahlo si prestava con naturalezza allo sguardo dei tanti fotografi, generando una documentazione visiva tanto ampia quanto rara nel panorama delle arti visive del Novecento. Lo sguardo dell’amante, quello del gallerista, delle amiche più intime, dei fotografi più celebri, dei reporter, dei connazionali ispano-americani: Frida Kahlo è stata ritratta in innumerevoli fotografie, sin dalla tenera età, quando il padre Guillermo Kahlo fotografo di professione la scelse come soggetto privilegiato. C’è il volto pubblico ma c’è anche un corpo segnato dalla sofferenza. Tutto concorre a formare un corpus fotografico che rappresenta la chiave di lettura per comprendere non solo la figura pubblica dell’artista, ma anche il modo in cui lei stessa desiderava essere vista.