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Arte e Storia

Le figurine come “frammenti dell’assurdo”

Video, installazioni e opere digitali dialogano con una selezione delle figurine storiche che le hanno ispirate, pescate nell’archivio del Museo della Figurina, che nel 2026 compie vent’anni

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Frutta e verdura con sembianze umane, animali e oggetti trasformati nei protagonisti di una curiosa commedia: più di un secolo fa le figurine che oggi ricolleghiamo soprattutto a terzini tatuati e a centrocampisti dai piedi buoni - raccontavano anche mondi alla rovescia, abbastanza assurdi da sembrare, oggi, sorprendentemente contemporanei. Da quelle immagini sono partiti undici allievi della Scuola di Nuove Tecnologie dell’Arte dell’Accademia di Brera per costruire nuovi scenari, tra futuri possibili, desiderabili o decisamente inquietanti. Il risultato è la mostra Come frammenti nell’assurdo. Sguardi contemporanei sul Museo della Figurina, tra caos e nuovi mondi, in corso fino al 18 ottobre a Palazzo Santa Margherita di Modena in occasione del Festivalfilosofia. Video, installazioni e opere digitali dialogano con una selezione delle figurine storiche che le hanno ispirate, pescate nell’archivio del Museo della Figurina, che nel 2026 compie vent’anni.

Gli studenti di Brera, accompagnati dagli operatori di Fondazione Ago e guidati dall’artista e docente Matteo Cremonesi, hanno lavorato durante l’estate sulle collezioni del museo, reinterpretandone materiali e suggestioni con gli strumenti dell’arte contemporanea. È il caso del video La Melagrana di Jiale (Edo) Wu scelto anche come immagine della mostra. L’opera utilizza le dinamiche di un videogioco per rappresentare un mondo digitale sospeso in uno stato di euforia continua. Il punto di partenza sono i Frutti animati, figurine realizzate nel 1907 da M. Hallé per i grandi magazzini Au Bon Marché di Parigi. A oltre cent’anni di distanza quei frutti personificati diventano lo spunto per raccontare una società immersa nel flusso incessante di immagini, social media e crisi, nella quale ciascuno è sollecitato a mostrarsi, amplificare le proprie emozioni e partecipare alla frenesia collettiva. Le altre opere portano le firme di Emilia Ballarin, Massimo Barbero, Martina Borgese, Sara Caushaj, Agnese Cuomo, Giuseppe Romano Luzzi, Caterina Manzocchi, Mariana Oliboni, Miriam Pilia e Ginevra Sacchi. Alla base del progetto c’è una domanda piuttosto semplice: quanto siamo ancora capaci di immaginare un mondo diverso da quello nel quale viviamo? «L’atto di sforzarci a immaginare e produrre nuove visioni diventa sovversivo, permettendo di immaginare potenziali nuovi ordini o ulteriori disordini», spiegano gli organizzatori.

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