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Arte e Storia

Lo sguardo di Matisse cambiato dai suoi viaggi

“Il mondo in una stanza” presenta più di 100 opere provenienti dai prestigiosi musei

Matisse mostra Mudec

Matisse approda al Mudec, il Museo delle Culture di via Tortona, con l’unica mostra «giusta» per questi spazi. Matisse. Il mondo in una stanza, un progetto espositivo prodotto da 24 ORE Cultura in collaborazione con il Musée Matisse di Nizza e curato con meticolosa dedizione da Ellen McBreen e Chiara Gatti, propone fino al 21 febbraio un’inedita rilettura dell’opera del grande artista francese ponendo al centro un interrogativo a lungo trascurato: in che modo l’incontro con l’arte africana, islamica, russa, cinese e dell’Oceania ha cambiato la sua tavolozza e il suo sguardo?

Il percorso riunisce circa cento opere provenienti da prestigiosi musei, tra cui il MoMA, il Philadelphia Museum of Art, la National Gallery di Praga e il Musée Picasso di Parigi: tra i pezzi migliori ci sono celebri nudi e ritratti di donna come «Nudo seduto di schiena», «La Femme au voile, Joacquina» e l’ultimo dipinto eseguito dal maestro, «Femme à la gandoura bleue». A queste tele si affiancano, in un allestimento riuscito, anche una selezione di oggetti e tessuti raccolti da Henri Matisse (18691954) nel corso delle sue esplorazioni e dei suoi studi. Tappeti, maschere africane, pannelli laccati cinesi e stoffe dell’Oceania non erano semplici curiosità d’arredo per i suoi atelier di Parigi e Nizza, ma feconda fonte di ispirazione per un uomo che fu artista prolifico e gran viaggiatore.

Scandita in otto sezioni, la mostra analizza l’evoluzione stilistica di Matisse attraverso l’assimilazione di stimoli visivi di mondi lontani: si comincia dallo studio delle sculture africane, la cui essenzialità anatomica rivoluzionò la rappresentazione del corpo umano, per passare alla solennità delle icone russe e dell’arte bizantina scoperte da Matisse durante il suo soggiorno a Mosca, nel 1911. L’impatto dei viaggi in Marocco e in Spagna si traduce nella scoperta delle fascinose geometrie decorative dell’arte islamica. Particolarmente riuscita è la sezione dedicata alle modelle internazionali che posarono negli atelier di Matisse: sono state muse ispiratrici di un nuovo linguaggio pittorico, slegato dai canoni della tradizione occidentale. Il viaggio a Tahiti nel 1930 e la fortunata stagione dei papiers découpés segnano il culmine di questa ricerca visiva fuori dall’ordinario e ancora oggi così seducente. La «stanza di Matisse» non è mai stata un luogo d’isolamento ma, come suggerisce l’ultima sala della mostra, una finestra spalancata sul mondo.