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Arte e Storia

Piccoli, preziosi attimi di follia artistica. Morta Yayoi Kusama

Viveva volontariamente in un ospedale psichiatrico, dal quale ha conquistato il mondo. Famosi suoi quadri a pois, le stanze “infinite” di specchi e le performance

FILE - Japanese avant-garde artist Yayoi Kusama speaks during an interview at her studio, filled with wall-sized paintings throbbing with her repetitive dots, in Tokyo on Aug. 1, 2012. (AP Photo/Itsuo Inouye, File) Associated Press / LaPresse Only italy and spain

Yayoi Kusama, leggendaria artista giapponese, sacerdotessa del pois, demiurga di zucche gialle e stanze dagli specchi infiniti che aveva scelto di vivere in un ospedale psichiatrico di Tokyo, è morta il 14 agosto a 97 anni. La notizia è stata diffusa ieri dal museo della capitale nipponica che porta il suo nome e dalla società che ne gestisce i corposi diritti. La mostra Kusama’s Pop procede «come da programma» nel suo museo, nel quartiere di Shinjuku, a Tokyo, mentre l’11 settembre lo Stedelijk di Amsterdam inaugurerà la più importante retrospettiva a lei dedicata, ripercorrendone oltre settant’anni di visionaria ricerca artistica.

Concepita con il suo studio – una sorta di addio?, chissà – l’esposizione era tra le più attese d’autunno: «Kusama ci spinge a vedere il mondo attraverso una lente diversa», ha detto Rein Wolfs, direttore dello Stadelijk Museum.

Presente nelle collezioni dei più importanti musei del mondo, amatissima in Europa, dove le sono state dedicate mostre di successo (nel 2023 al Guggenheim di Bilbao, lo scorso autunno alla Fondation Beyeler di Basilea), in Italia, nei mesi a cavallo tra il 2023 e il 2024, Kusama ha messo tutti in coda a Palazzo della Ragione di Bergamo, dove era stata allestita Fireflies on the Water, una delle sue Infinity Mirror Room più celebri. Se i puntini sono la firma di Yayoi Kusama, le Infinty Mirror Room sono le opere più amate dal pubblico, catturato da questi spazi ristretti, specchiati su tutti i lati, in cui si entra uno alla volta, per potersi riflettere all’infinito e assaporare «un piccolo momento di facile follia», come ha scritto il New York Times. La prima di queste «stanze infinite» è stata installata da Kusama in una galleria di New York a metà degli anni Sessanta: negli ultimi trent’anni, con il crescere della sua immagine di outsider («è l’unica paziente psichiatrica a pagare le proprie spese mediche con il reddito derivante dal lavoro svolto in residenza», ha scritto il Times), queste installazioni sono diventate centrali nella sua produzione, complice la viralità su Instagram. Dal 31 ottobre al 28 febbraio una sarà allestita anche alle Ogr di Torino: The Eternally Infinite Light of The Universe Illuminating the Quest for Truth inviterà il pubblico a confrontarsi con i temi della percezione dello spazio e della dissoluzione dei confini.

Caschetto rosso acceso, malattia mentale, ossessione per alcuni temi: la bio di Kusama non dovrebbe sovrastarne il purissimo talento e la radicale avanguardia delle creazioni. Nata nel 1929 a Matsumoto, ultima di quattro fratelli in una benestanze ma disfunzionale famiglia, impara presto a punteggiare il mondo, anziché a disegnarlo con calma, perché la madre le strappava i fogli di mano. Scappa a New York e nonostante i pregiudizi (donna, orientale) si distingue sulla scena dominata dalla Factory di Andy Warhol. I pois («una via verso l’Infinito») piacciono, le performance (provocatorie, nei nudi) fanno discutere, le «stanze infinite» anticipano il concetto di «mostra immersiva»: il suo mondo psichedelico conquista il mercato, nonostante le sue prese di posizioni (contro la guerra in Vietnam, le discriminazioni). Kusama è ostinata: torna in Giappone, vuole il successo «a casa», ma i tempi non sono maturi. Incompresa, cade in depressione e sceglie il ricovero volontario al Seiwa Hospital di Tokyo.

Solo negli anni Novanta torna, prepotente, sulla scena: rappresenta il suo Paese alla Biennale di Venezia del ’93 e negli ultimi decenni diventa trendy grazie a sodalizi (a volte giudicati eccessivi dai puristi) con la moda, in particolare con Louis Vuitton. Da radicale sperimentatrice ad artista pop, Kusama è diventata lei stessa un pois che si diffonde all’infinito. L’outsider più insider di tutti.

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