In Asia si arriva sempre primi

In Italia di fatto non esiste, ma nel mondo l’Asian handicap è una delle opzioni preferite dai bookmaker. Si tratta di una scommessa secondo cui una squadra, la più debole delle due, riceve un punteggio iniziale teorico con cui conduce il gioco con mezzo gol, un quarto, tre quarti, un gol intero, eccetera. Senza ammorbarvi con mille sottocasi comprensibili solo con la pratica, possiamo dire che la ragione d’essere dell’Asian handicap è rendere più fluidi gli aggiustamenti di mercato: con due sole opzioni invece di tre le quote si adeguano molto più velocemente al mutare dei volumi. In definitiva possono vincere solo la squadra in casa o quella in trasferta: nel caso da manuale più semplice, quello con handicap zero, in caso di pareggio sul campo la scommessa va considerata nulla. Nel caso delle mezze unità non esiste questa possibilità, ma evitando il ginepraio dei quarti e delle combinazioni possiamo dire che l’Asian handicap dal punto di vista statistico non offre alcun vantaggio concreto al giocatore. È però interessante osservare l’evoluzione delle sue quote presso i principali operatori, perché a causa dei volumi in Asia quasi sempre (diciamo pure sempre) si anticipano di qualche minuto i movimenti delle quote per così dire «italiane». Conclusione: stando attenti è possibile capire se la quota che stiamo giocando adesso fra un’ora sarà considerata profittevole dal mercato e agire di conseguenza. Complicato? No, se lo si prende come un lavoro.
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