Alluvione in Romagna, ci sono parole solo per lei

Acqua, non si può che chiamare disastro, climatologi da salotto, mani, i sorrisi della Romagna e le parole del Don Camillo di Guareschi

Alluvione in Romagna, ci sono parole solo per lei
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Questa settimana scrivo in mezzo all'alluvione che sta flagellando la Romagna, isolato in una Ravenna circondata dalle acque, le uniche parole che posso proporre escono dall'acqua di questa tragedia.

Acqua

Acqua scende dal cielo, più acqua di quanta la terra romagnola possa accogliere, acqua si insinua nei fiumi, più acqua di quanta i fiumi possano accogliere, fuoriesce l'acqua mangiando montagne, campi e città, tutto divora quest'acqua materna e mortale nella sua corsa disperata verso il mare e si fa lava, carica di terra, detriti e lacrime, il mare accoglie come può questo flusso doloroso di lava, di distruzione e di morte.

Non si può che chiamare disastro

Città intere si inginocchiano all'acqua, Faenza, Forlì, Ravenna, Lugo e tutte le altre, impotenti costrutti umani si arrendono alla potenza degli elementi e guardandone la forza si capiscono gli antichi che li veneravano come dei, vite strappate dalla corsa dei fiumi, case sicure divengono in un istante giacigli di fango e certezze scorrono via verso il mare lontano, insieme ai sacrifici, alle speranze e ai ricordi.

Climatologi da salotto

E intanto sui social dagli asciutti salotti ideologi digitano il pensiero unico capitalista “è colpa nostra, riscaldiamo la terra!”, peccato che le alluvioni siano sempre avvenute come eventi tragici che ci ricordano quanto siamo precari, ma il mondo è pieno di gente che vorrebbe risolvere un'emergenza come questa mangiando vegano e intanto i fiumi sono stati lasciati nell'incuria, gli alberi ci crescevano dentro e ora che svagliano la colpa è delle tane di nutrie, nutrie espiatorie, e di chi non mangia vegano, dal fango arriva solo disprezzo al solito metodo ideologico, lascino le tastiere e vengano ad aiutarci a spalare.

Mani

Però ci sono mani, tante mani tese e pronte, mani che traggono in salvo anziani chiusi in seminterrati – non tutti purtroppo – mani che abbracciano bambini scappati di casa, mani che portano animali fuori dalla morsa dell'acqua, mani che accarezzano esistenze ferite, sono andato al centro degli sfollati a vedere se c'era bisogno, non ce n'era, troppi volontari erano già all'azione e questo ci dice che la vita sa essere bellissima anche nella tragedia quando le persone lasciano battere il cuore.

I sorrisi della Romagna

Ma noi romagnoli non abbiamo paura di niente, la Romagna non molla, non ha mai mollato e non mollerà mai, devono proprio ammazzarci tutti per farci mollare, e invece si rialzerà, anzi si asciugherà e con i capelli ancora bagnati dirà “tutto qui?”, mandateci pur giù tutta l’acqua che volete, fate delle strade fiumi e noi viaggeremo in canoa, inondateci le case e noi trasformeremo Rimini in Venezia, i romagnoli non hanno paura di niente e di sicuro non basterà neanche un'alluvione per strapparci via il sorriso.

Le parole del Don Camillo di Guareschi

Risuonano allora molto attuali le parole di don Camillo che celebra Messa dalla chiesa allagata: "Non è la prima volta che il fiume invade le nostre case.

Un giorno però le acque si ritireranno ed il sole ritornerà a splendere, allora ci ricordiamo che in queste ore e con la tenacia che Dio ci ha dato ricominceremo a lottare perché il sole sia più splendente perché i fiori siano più belli è perché la miseria sparisca dalle nostre città e dai nostri villaggi dimenticheremo le discordie e quando avremo voglia di morte cercheremo di sorridere così tutto sarà più facile e il nostro paese diventerà un piccolo paradiso".

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