La sentenza del tribunale di Roma, accogliendo l’azione legale condotta dal Movimento consumatori, ha stabilito l’illegittimità degli aumenti determinati da Netflix sui suoi piani tariffari a causa di un’evidente violazione del Codice del consumo vigente nel nostro Paese: dopo la storica decisione, ovviamente, gli abbonati ai servizi del colosso dello streaming stanno ora cercando di capire a quanto potrebbe ammontare il rimborso in loro favore e in che modo e con quali tempistiche procedere per ottenerlo.
Il tribunale ha dichiarato vessatorie, e di conseguenza nulle, le clausole contrattuali che consentivano a Netflix di aumentare il prezzo in modo unilaterale, il cosiddetto “ius variandi”, senza un giustificato motivo: questi incrementi non erano basati, secondo i giudici, su una reale necessità o un cambiamento chiaro delle condizioni di servizio, bensì venivano imposti in modo arbitrario. Consentendo all’azienda di modificare a suo piacimento i piani tariffari senza la dovuta trasparenza né valide giustificazioni, le condizioni economiche imposte ai clienti non sono state ritenute legittime, ragion per cui gli “adeguamenti” dei prezzi applicati nel 2017, 2019, 2021 e 2024 sono stati dichiarati inapplicabili per i contratti attivi prima di gennaio 2024. Ciò considerato, Netflix sarà quindi obbligata non solo a ripristinare le tariffe precedenti, ma anche a rimborsare agli utenti le somme ingiustamente versate nel tempo.
A quanto ammonta il risarcimento? Stando a quanto riferito a Fanpage da uno dei legali che hanno operato al fianco del Movimento consumatori, l’avvocato Corrado Pina, si parla di 8 euro al mese per chi ha sottoscritto il “Piano Premium” e di 4 mensili per gli abbonati al “Piano Standard”: facendo un rapido calcolo, coloro i quali risultano abbonati al “premium” fin dal 2017, anno del primo aumento dichiarato illegittimo, potrebbero vedersi riaccreditare fino a 500 euro, circa la metà per i clienti “standard”. Ad aver diritto al rimborso, tuttavia, sono anche quei consumatori che negli anni hanno deciso di recedere dal contratto: “Anche chi ha sottoscritto il servizio solo per alcuni mesi, o ha disdetto e riattivato il contratto più volte, può richiedere la restituzione limitatamente ai periodi di effettiva fruizione", ha spiegato Pinna.
Clienti o ex abbonati della piattaforma dovrebbero essere contattati direttamente da Netflix ed edotti circa le tempistiche e le procedure da seguire per ottenere il rimborso: il primo suggerimento è quello di raccogliere tutta la documentazione nelle proprie disponibilità per essere pronti a comprovare le cifre spettanti. Nel caso in cui il colosso dello streaming venga meno ai suoi obblighi, l’associazione ha deciso di muoversi in anticipo ponendo le fondamenta per far partire eventualmente una class action: i clienti e gli ex abbonati possono già aderire, nella speranza che non sia necessario procedere, compilando il form caricato sul portale ufficiale del Movimento Consumatori.
"Oltre a raccogliere informazioni per la tutela dei consumatori”, ci ha tenuto a sottolineare l’avvocato Pinna, “la class action ha inoltre lo scopo fondamentale di interrompere la prescrizione, garantendo il diritto al rimborso anche per il futuro nel caso in cui la questione si protragga nel tempo”.
“Grazie alle procedure più snelle, potremmo ottenere il riconoscimento dell'ammissibilità e della richiesta risarcitoria in circa un anno e mezzo. Non parliamo di pochi mesi, ma sono tempi decisamente più contenuti rispetto al passato", ha concluso il legale.