Dopo quattro anni di lavoro sulla valorizzazione della sommellerie italiana, Wine List Italia aggiunge un nuovo capitolo al proprio percorso e sceglie Roma dopo Milano. Il 4 maggio 2026 il format Wine List on Tour approda a Palazzo Ripetta, cinque stelle con ambizioni da hub enologico, e lo fa con un impianto ormai rodato che punta meno sull’effetto vetrina e più sulla costruzione di una rete.
Nato dentro Milano Wine Week, il progetto mantiene l’identità originaria ma allarga il raggio d’azione. L’obiettivo resta quello dichiarato da Federico Gordini, ideatore e presidente della manifestazione milanese: creare connessioni tra professionisti, favorire il confronto e, soprattutto, rimettere al centro il ruolo della sala in una ristorazione che negli ultimi anni ha spesso spostato il focus altrove. “Arrivare a Roma – spiega – significa entrare nel cuore simbolico dell’ospitalità italiana”, con l’ambizione, neanche troppo nascosta, di trasformare il progetto in un movimento strutturato.
Il cuore operativo resta affidato ai sommelier. Per la tappa romana saranno cinquanta, selezionati lungo una dorsale geografica che comprende Lazio, Toscana, Emilia-Romagna, Marche, Umbria, Abruzzo, Molise e Sardegna. Ognuno porterà sei etichette, per un totale di 300 vini, seguendo un format che tiene insieme appartenenza e libertà: tre vini legati al territorio, una scoperta personale, una proposta di bollicine e un’etichetta pensata per il servizio al calice. Ne esce una mappa liquida costruita non per denominazioni ma per sguardi, dove il racconto passa direttamente da chi il vino lo maneggia ogni giorno davanti al cliente.
La giornata del 4 maggio si divide in due tempi. Al mattino, dalle 11, il convegno “Il presente e il futuro della sommellerie e del servizio di sala” prova a mettere ordine in un settore che fatica a trovare ricambio e riconoscimento. È anche l’occasione per presentare la guida “Wine List on Tour | Roma”, pubblicazione ibrida – carta e digitale – che raccoglie i profili dei protagonisti e le loro selezioni. Nel pomeriggio, dalle 15 alle 21, il Grand Tasting: cinquanta postazioni presidiate dai sommelier, degustazioni e dialogo diretto con operatori, stampa e appassionati. Un format semplice, quasi didascalico, che ha il merito di rendere visibile un lavoro spesso confinato dietro le quinte.
A ribadire il punto è Marco Reitano, curatore dell’edizione romana e volto storico de La Pergola: “Il sommelier è un interprete silenzioso, sta nel mezzo tra la terra e le persone”. Tradotto: senza narrazione, anche la bottiglia migliore rischia di restare muta.
Il giorno successivo, il 5 maggio, si sposta al Senato della Repubblica per la prima edizione del Premio Eccellenza della Sala Italiana, promosso insieme a Milano Wine Week. Trenta i professionisti premiati, in un tentativo esplicito di costruire un sistema di riconoscimento per una categoria che vive di reputazione ma raramente di riflettori.
Roma diventa così un passaggio strategico in vista del prossimo snodo: il ritorno a Milano, il 18 ottobre, durante la nona edizione della Milano Wine Week.
Nel frattempo, Wine List Italia continua a muoversi su un crinale preciso: meno celebrazione, più struttura. Con l’idea, non nuova ma ancora incompiuta, che la qualità della ristorazione passi anche – e forse soprattutto – da ciò che accade in sala.