C’è una nuova barca Ong che è stata fermata dalle autorità italiane, ovviamente tedesca: la Trotamar III della CompassCollective si trova ora in blocco a Lampedusa dopo un intervento in mare di recupero migranti e, ovviamente, non ha mancato di fare polemica. “Non conosciamo ancora i dettagli del fermo. Quanto durerà? A quanto ammonta la multa che dobbiamo pagare? Una cosa è certa: presenteremo ricorso. I nostri avvocati si stanno già occupando del caso e il nostro team sta lavorando per richiamare l'attenzione su questa ingiustizia a Lampedusa”, si lamentano in una nota.
L’ingiustizia di cui parlano risiede nel fatto che il fermo è stato deciso dalle autorità perché l'imbarcazione, un grande veliero, nel corso dell’intervento non si è coordinato con le autorità tunisine, essendo la missione svolta nelle acque Sar d’incrocio tra Tunisia e Malta. “Ci accusano di non aver comunicato con la Guardia costiera tunisina. L'Italia sta tentando di punirci per aver rispettato il diritto internazionale”, accusano dalla Ong. Ma in realtà il coordinamento tra la barca e la Tunisia è dovuto in quel tratto di mare: con ogni probabilità il Paese Nordafricano avrebbe gestito l’operazione e assegnato un porto, che non sarebbe stato italiano. “Siamo obbligati sia a informare un centro di coordinamento competente per il soccorso marittimo - cosa che abbiamo fatto (Roma e Malta) - e a condurre le persone in un porto sicuro. La Tunisia non può essere considerata una destinazione sicura per le persone in fuga dalle proprie case per molteplici ragioni. Collaborare con la Guardia costiera o la Marina tunisina significherebbe organizzare un respingimento e violare il principio di non respingimento”, ha accusato la Ong.
Ma questa narrazione non regge più: la Tunisia è nell’elenco dei Paesi sicuri stilato dall’Unione europea per i rimpatri ed è anche un Paese terzo sicuro. Ha un riconoscimento legale diverso rispetto alla Libia, che non è inserito in quell’elenco. Pertanto la Ong avrebbe dovuto coordinarsi con la Tunisia per farsi assegnare il porto. I migranti non avrebbero raggiunto l’Europa, ma non è compito della Ong condurli in Europa: il suo dovere è portarli in un luogo sicuro e la Tunisia, secondo l’Europa, lo è. Raggiungere l’Europa non è e non può essere un diritto, tanto meno le Ong hanno il dovere di farsi carico di far concludere il viaggio ai migranti che lo hanno iniziato.
Se durante la traversata un barchino va in difficoltà e interviene una Ong, il suo dovere è portarlo nel porto sicuro più vicino, non in Europa solo perché la destinazione finale sarebbe stata quella. E considerando che la Tunisia è un Paese sicuro, ora si attende la decisione del tribunale su questo nodo, visto che la Ong ha annunciato il ricorso.