La scuola è finita per tutti, tranne per chi nelle prossime settimane dovrà sostenere gli esami di fine ciclo. Anche i ragazzi di Crans-Montana hanno finito la scuola, anche se per loro gli ultimi sei mesi sono stati decisamente diversi rispetto a tutti gli altri compagni. Per la maggior parte li hanno trascorsi in ospedale, facendo i conti con gravissime ferite e conseguenze psicologiche derivanti dall’incendio de Le Constellation la notte di Capodanno. Qualcuno di loro, per altro, sta proseguendo nel ricovero ospedaliero, come Francesca, che ha festeggiato i suoi 17 anni nel reparto grandi ustionati del Niguarda mentre fuori amici e conoscenti le facevano coraggio. Tutti loro, nonostante tutto, sono stati promossi alla classe successiva.
Nessuna scuola ha bocciato questi ragazzi, alcuni dei quali sono anche riusciti a tornare a scuola nelle ultime settimane o a studiare da casa per provare a riprendere un po’ di normalità strappata. La maggior parte di loro è al terzo o quarto anno di liceo, nessuno deve sostenere la maturità quest’anno e anche per questo motivo i docenti hanno deciso di farli andare avanti, considerando che a settembre quasi tutti torneranno in classe per riprendere il programma. Nella loro decisione i docenti hanno tenuto conto del fatto che la prima parte dell’anno è stata seguita correttamente dagli studenti, che fino alla pausa natalizia hanno partecipato alle lezioni come i compagni e, soprattutto, del fatto che nessuno degli altri studenti avrebbe percepito questa decisione come un’ingiustizia nei loro confronti. Anzi, probabilmente ci sarebbe stato malumore nel caso in cui qualcuno dei feriti fosse rimasto indietro.
La stessa logica non è stata applicata dagli svizzeri, che hanno bocciato tutti gli studenti rimasti feriti quella notte, perché non hanno terminato regolarmente l’anno scolastico. A rivelarlo sono stati gli stessi genitori dei ragazzi italiani, che insieme ai genitori francesi e svizzeri hanno una chat comune per tenersi aggiornati sulle sorti dei loro figli. “Le scuole dicevano che non si poteva equiparare chi ha frequentato tutti i mesi e non solo pochi.
Io la trovo una mancanza di umanità incredibile”, ha dichiarato al Corriere della sera uno dei papà dei ragazzi italiani. L’approccio svizzero a questa immane tragedia è stato quasi diametralmente opposto rispetto a quello italiano nella gestione dei feriti che, è importante ricordarlo, sono per lo più adolescenti, al pari dei 41 morti di quella notte.