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L'immigrazione non è un dogma

Oggi viviamo in Stati sovrani, dotati di frontiere, di ordinamenti giuridici, di forze dell’ordine e di strumenti legali per decidere chi entra, chi resta e chi deve uscire

Immagine di repertorio
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Buongiorno,
la mia domanda è piuttosto semplice.
L'Italia, destinata a causa della sua collocazione geografica ad essere invasa da tutti i popoli circostanti, da nord a sud, da ovest ad est e dal mare, è stata nei secoli conquistata, saccheggiata, offesa. Si è poi liberata ed è rinata. A che punto siamo? Come giudicare la situazione attuale?
Grazie.

Gianangelo Porro

Caro Gianangelo, la tua domanda non è affatto ingenua, ma è figlia di una narrazione tossica che da anni ci viene propinata come una verità naturale: l’Italia sarebbe “destinata” a essere invasa, violata, attraversata e saccheggiata perché così è sempre stato nella Storia. Una sciocchezza colossale.

È vero, nei secoli passati la penisola italiana è stata teatro di invasioni, conquiste, razzie. Ma c’è un dettaglio che i professionisti della rassegnazione fingono di dimenticare: all’epoca non esisteva lo Stato di diritto. Non esistevano confini giuridicamente riconosciuti, non esisteva il principio di sovranità nazionale, non esistevano leggi internazionali, né controlli, né trattati.

Vigeva la legge del più forte. Oggi no. Oggi viviamo in Stati sovrani, dotati di frontiere, di ordinamenti giuridici, di forze dell’ordine e di strumenti legali per decidere chi entra, chi resta e chi deve uscire. Accettare l’idea che l’immigrazione irregolare di massa sia un destino inevitabile non è realismo storico: è una resa ideologica, costruita e raccontata dalla sinistra per giustificare la propria incapacità di governare i fenomeni. L’immigrazione non è un dogma religioso né una calamità naturale. È un fenomeno umano che, come tutti gli altri, va regolato. Regolato significa: controllato, limitato, selezionato. E quando necessario, contrastato. Espellere chi entra illegalmente non è razzismo: è applicazione della legge. Rimpatriare chi non ha diritto a restare non è crudeltà: è esercizio di sovranità. Si è volutamente confuso il diritto d’asilo, sacrosanto, previsto per chi fugge davvero da guerre e persecuzioni individuali, con l’ingresso indiscriminato di masse di clandestini provenienti da Paesi sicuri.

Questa non è protezione umanitaria, bensì una distorsione giuridica usata come grimaldello ideologico. Non esiste nessuna norma del diritto internazionale che obblighi uno Stato ad accogliere flussi illegali e incontrollati. Nessuna. L’accoglienza non è un dovere assoluto, è una scelta politica. E uno Stato serio sceglie in base all’interesse nazionale, alla sicurezza, alla coesione sociale.

Dunque, a che punto siamo?

Siamo al punto in cui dobbiamo smettere di raccontarci favole. L’Italia non è condannata a subire. Può decidere. Può difendersi. Può dire dei no. E, se non lo fa, non è per fatalità storica, ma per vigliaccheria politica.

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