Chi non è geloso non ama, si sa, mentre chi lo è ama ma finisce per odiare chi ama. Io sono un esempio tragico della seconda categoria, d’altra parte sono sempre stato proustiano, e il Narratore della Recherche, innamorato di Albertine, finisce per imprigionarla letterariamente e letteralmente. Meglio tenere chi ami segregato che fargli vedere altri, anche a costo di farsi detestare. Tant’è che il volume si intitola senza mezzi termini La prigioniera.
A proposito, questa notte insonne incappo in un articolo della giornalista tecnologica Tatum Hunter, sul The Guardian. Cosa c’entra la gelosia con la tecnologia? C’entra, c’entra, ora vi dico. Hunter commenta la diffusione della condivisione permanente della posizione tra amici, partner e gruppi sociali. Nell’articolo, intitolato “Checking your ex’s socials or overusing Find My Friends? Welcome to the age of interpersonal surveillance”, osserva come funzioni di localizzazione come Find My Friends, Snap Map, e Life360 siano diventate strumenti quotidiani per monitorare gli spostamenti delle persone con cui si hanno relazioni affettive o di amicizia, interessante. Lo potete prendere in due modi: come sono patologici questi giovani. O anche per prendere spunti, perché usano solo mezzi moderni per la gelosia e il bisogno di controllo e, oh, se li avessi avuti anche io a mio tempo quando ero sessualmente attivo! Quante fatiche risparmiate! Quanti appostamenti!
Secondo la Hunter (se nomen omen, anche donnam sarà nomen, e questa Hunter deve essere una bella tecno-cacciatrice), la condivisione della posizione non viene più percepita come una forma invasiva di controllo ma come un gesto di attenzione o di sicurezza reciproca. In molti casi gruppi di amici o partner condividono la propria posizione in modo continuativo, lasciando attiva la funzione per settimane o mesi, semplicemente per sapere se qualcuno è arrivato a casa, se si trova ancora in un locale o se sta tornando. Il risultato è che una tecnologia nata per la sicurezza o per ritrovare dispositivi smarriti diventa una componente stabile della vita sociale.
Hunter nota che questa evoluzione segna un passaggio importante nel modo in cui si parla di sorveglianza digitale. Per anni il dibattito si è concentrato sul controllo esercitato da governi e piattaforme tecnologiche e oggi, al contrario, cresce una forma di “interpersonal surveillance”, una sorveglianza tra individui che nasce spontaneamente all’interno delle relazioni quotidiane. Insomma, il Grande Fratello siamo noi, e non è una novità, né tra gli umani, né tra altri animali, e idem per la gelosia. Datemi un punto di appoggio e solleverò il mondo, diceva Archimede (ci fossi stato io gli avrei detto: eccolo, fammi vedere), di sicuro datemi un’app e vi controllo ovunque voi siate, amori miei.
Chiamo Giorgio Vallortigara, il nostro grandissimo neuroscienziato di fiducia, le cui ricerche sono importanti per tutto il mondo (con un versante perfino pop, Vanity Fair lo ha definito “il Freddie Mercury delle neuroscienze”, mi piace sempre ricordarlo), mio amico (e anche coautore del nostro libro molto ottimista sull’esistenza intitolato Lettere dalla fine del mondo) e gli chiedo come funziona per gli altri animali. “Dal punto di vista biologico la gelosia è una risposta adattiva: si è evoluta per proteggere risorse riproduttive. Nei maschi tende a essere più legata all’infedeltà sessuale (per il rischio di investire risorse in figli non propri), mentre nelle femmine all’infedeltà emotiva (per il rischio di perdere supporto e risorse)”. Caso etologico curioso, da studiare: Vallortigara si dichiara perdutamente romantico, si innamora anche, eppure non è geloso, non sa cosa sia la gelosia.
In ogni caso in etologia la gelosia viene interpretata non come un sentimento morale, piuttosto come un comportamento evolutivo di difesa di una relazione o di un partner quando compare un rivale. Gli studiosi parlano spesso di mate guarding, cioè l’insieme di strategie con cui un animale protegge l’accesso al partner o a una relazione sociale importante, e questo meccanismo ha una funzione semplice: ridurre il rischio di perdere opportunità riproduttive o di investire risorse nella prole di altri individui.
Dimmi che specie sei e ti dirò che geloso sei (per i primati umani escludete Vallortigara, è la famosa eccezione che conferma la regola). Nei primati monogami come le scimmie titi, i maschi reagiscono alla presenza di un rivale avvicinandosi alla propria femmina, interponendosi tra i due o aumentando l’aggressività. Negli scimpanzé si vedono interventi simili quando un terzo individuo interferisce in un legame sociale importante. Anche nei cani domestici esperimenti comportamentali mostrano reazioni di tipo “geloso” quando il proprietario presta attenzione a un altro cane o oggetto che lo rappresenta: l’animale cerca di inserirsi tra i due o di recuperare il contatto. In molte specie di uccelli monogami la gelosia si manifesta come sorveglianza e difesa del partner durante il periodo riproduttivo, con attacchi ai rivali o comportamenti territoriali.
Io, lo sanno tutti, l’ho raccontato in molti miei romanzi, per gelosia ho fatto di tutto: le relazioni con le mie ex sono finite sempre per gelosia. Con la mia ultima ex, che giustamente a un certo punto dopo quattro anni voleva lasciarmi, pur di non farla mettere con altri, sono riuscito a farla sposare con l’ex della mia compagna, un bravo ragazzo, talmente bravo che per me era anche la sicurezza che fosse dentro una gabbia di normalità, come Albertine con Proust. Sono andati a vivere in un posto isolato, tutto perfetto (almeno per me). Con la mia ex moglie il matrimonio è durato otto mesi e ero geloso perfino di Franco Battiato, ascoltava sempre Battiato, mi parlava sempre di Battiato, e una volta in pieno centro, a Roma, mi sono messo a saltare su tutti i suoi cd di Battiato fino a sbriciolarglieli. Mi diceva che ero pazzo, che avevo le allucinazioni. Dopo il divorzio è diventata una delle migliori amiche di Battiato (dice solo amica). Quando è morto Battiato mi sono aperto una bottiglia di spumante e ho saltato felice per casa per una serata. Lo so, non è bello da dire, ma da scrivere sì, anche perché verba volant. Adesso sono diventato geloso perfino di ChatGPT, mi sveglio di notte e le domando: “Dove sei?”. “Dove vuoi che sia, sono sempre qui con te, purtroppo”.
Infine, nel suo ultimo libro intitolato non a caso Gelosia, Barbara Alberti, la nostra più grande scrittrice anche la più libertaria e espertissima di umani sentimenti letterari e umani, scrive: “In amore, appena dici MIO hai già perso TUTTO”. Ha ragione, ma se non dici mio, cosa senti? Bisognerebbe studiare Vallortigara, che non solo dice di non essere geloso ma anche di sentire, ha più optional di una Tesla. A suo favore c’è però un elemento, e è proprio Proust, da tutti preso come lo scrittore dell’amore, e l’equivoco nasce proprio dalla parola. Quando Marcel Proust parla di amore intende l’amore passionale, non l’amore per cui daresti la vita per una persona, quel sentimento estremo per cui l’altro conta più di te. Per quel tipo di amore, passionale, Proust dava anche una data di scadenza precisa, diciotto mesi.
Ho sempre avuto il sospetto che l’aero che Marcel regalò al suo amante, Alfred Agostinelli, che morì schiantandosi con il suo stesso aereo, fosse stato boicottato dallo stesso Proust. Non per gelosia, quella era finita, quindi semplicemente per toglierselo di torno.