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Attualità

Dentro il Castello 5 nuovi gattini. Vittorio ed Enoe padroni di casa

Sono gli ultimi della colonia perché sterilizzati. Il nome, un omaggio a Feltri e a sua moglie

Gattini

Al Castello Sforzesco di Milano c’è una corte che non ha bisogno di stemmi, perché da anni ha già i suoi nobili: sono i gatti. Camminano tra le pietre del Castello con l’aria di chi possiede tutto, e forse, a giudicare dalla sicurezza con cui occupano i loro angoli, è proprio così. Sono i felini del Castello, una piccola aristocrazia randagia, abituata ai turisti, alle macchine fotografiche e alle attenzioni dei milanesi. Hanno imparato che l’uomo passa, mentre il gatto resta. E soprattutto che, prima o poi, qualcuno arriva con una ciotola. La colonia ha conosciuto anni più affollati e anni più difficili. Ma adesso c’è una notizia che restituisce un po’ di allegria alla corte. Sono arrivati cinque nuovi nati. E saranno gli ultimi, perché tutti gli esemplari sono stati sterilizzati. Cinque minuscoli inquilini che, per quanto riguarda il diritto di cittadinanza, non hanno ancora documenti, ma hanno già un nome. Vittorio: in omaggio al nostro direttore editoriale, Vittorio Feltri, che ha difeso pubblicamente la colonia. Enoe: in memoria di Enoe Bonfanti, moglie di Vittorio Feltri scomparsa di recente. Bertocchio: dedicato a un caro amico e sostenitore dei volontari, Alberto. Sebastiano: in omaggio a Sebastiano Cossia Castiglioni, che ha donato alla colonia le nuove mangiatoie. Nadira: la gattina più piccola, chiamata così in ricordo di un’altra gatta storica della colonia deceduta lo stesso giorno della nascita della cucciolata. Vittorio ed Enoe, si diceva. Un battesimo con quel gusto milanese per i nomi importanti messi addosso a creature improbabili. Del resto, se un gatto deve entrare nella storia, tanto vale cominciare bene. Vittorio, a quanto pare, ha già l’aria di uno che non ama essere contraddetto. Enoe, invece, osserva il mondo con quella prudenza eleganza che nei gatti non è timidezza, ma semplice superiorità.

Insieme sono la nuova generazione della colonia. Piccoli, ancora da crescere, ma già perfettamente consapevoli del loro territorio. Il Castello li circonda con la sua storia, ma loro sembrano avere un’idea molto più semplice della vita: mangiare, dormire, giocare, sparire per qualche ora e poi ricomparire. Una filosofia che, vista da qui, non sembra affatto male. Milano corre, costruisce, inaugura, discute. I gatti invece aspettano. Guardano passare tutti e non si agitano per nessuno. Forse è questo il loro segreto: sono gli unici milanesi che non hanno bisogno di arrivare da qualche parte. E così, mentre il Castello continua a raccontare secoli di potere, nei suoi cortili si scrive una storia molto più piccola e molto più tenera. Quella di Vittorio, di Enoe e degli altri gatti della colonia. Due nuovi nomi, quattro zampe ciascuno, e una città intera da conquistare. Con calma, naturalmente. Come fanno i gatti.

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