I sardi sembra che abbiano ancora nella propria genetica la «cacciata» dello straniero che proviene dal mare, come racconta la storia di quest’isola, i cui abitanti sconfissero, tra gli altri, i pirati Saraceni. È un richiamo lontano che torna attuale davanti alla notizia dei sardi che, aiutati dai turisti, hanno messo in fuga un barchino di migranti che stava per sbarcare nella spiaggia di Santa Margherita, a Pula. Lo riferiscono le cronache locali, che hanno raccolto le testimonianze di chi si trovava in spiaggia e che, in quei minuti, ha temuto potesse ripetersi l’incidente gravissimo di alcune settimane fa, quando una barca carica di stranieri ha falciato una turista 18enne che stava facendo il bagno, ferendola gravemente. «Stava per succedere un altro incidente come quello di Tuerredda», lamenta un bagnante che ha assistito alla scena surreale.
Tutto è accaduto attorno alle 15 di sabato pomeriggio, quando la spiaggia di Santa Margherita era nel pieno della sua affluenza, grazie al bel tempo e alle temperature ancora elevate sull’isola. I presenti raccontano di aver visto il barchino con una decina di stranieri avvicinarsi a tutta velocità alla riva e prima che i migranti potessero mettere piede a terra li hanno respinti, intimando loro di allontanarsi da lì. Lo scafista, a quel punto, ha virato e ha ripreso il largo, allontanandosi dalla spiaggia. Ma non è noto se si sia spostato di qualche miglio, verso un’altra parte di costa, magari più appartata, per scaricare i migranti. «Ormai è tutto fuori controllo: si è rischiata l’ennesima tragedia sulle coste di Santa Margherita, siamo sconcertati che le imbarcazioni a motore riescano ad arrivare fino a riva con il motore acceso», dice Massimo Vargiu, segretario provinciale del sindacato di polizia Siulp, chiedendo maggiore sicurezza.
Ad avvicinarsi alle coste sarde sono i barchini che partono dall’Algeria, distante meno di 150 miglia dalla Sardegna. Un viaggio poco faticoso, rispetto a quelli dalla Libia, che però si svolge senza la presenza delle navi delle Ong, che non operano nel Canale di Sardegna. In questa rotta, che sembra prendere sempre più vigore anche se i numeri restano, fortunatamente, bassi rispetto al Mediterraneo centrale, la tecnica utilizzata è quella della nave madre. Solitamente i barchini non effettuano tutta la traversata ma vengono portati a traino dai grandi pescherecci che popolano lo specchio di mare condiviso tra Italia e Algeria. Una volta giunti in prossimità delle 12 miglia, o poco prima, i migranti salgono sul barchino e terminano la corsa sulle spiagge sarde. Nella giornata di sabato, mentre a Santa Margherita un barchino veniva respinto, un altro ne ha sbarcati altri 10 a Tuerredda, in mezzo ai bagnanti. I presenti raccontano che dopo aver puntato la prua contro gli scogli, i migranti sono scesi e hanno provato a far perdere le proprie tracce disperdendosi nella macchia mediterranea. Le cronache locali riferiscono anche di un barchino che è riuscito ad arrivare a Su Siccu, porto turistico nel cuore di Cagliari.
Tutti i migranti che arrivano sulle coste della Sardegna, e che sono per lo più di nazionalità algerina, vengono condotti nel centro di accoglienza straordinaria di Monastir, alle porte di Cagliari, che ha una capienza commisurata ai flussi migratori ridotti che si sono sempre registrati sull’isola. Sono numerose le segnalazioni di soggetti problematici alloggiati in quel centro, uno di questi è stato rimpatriato di recente per aver palpeggiato una 13enne.
